Presentato questa mattina a Roma, Acciaio (tratto dall’omonimo romanzo di Silvia Avallone) racconta il mondo in miniatura di Piombino, piccola cittadina nella provincia di Livorno, che sembra vivere in funzione dell’acciaieria, che ne scandisce il tempo, la vita e la morte. Presenti alla conferenza, Silvia Avallone  e il regista, Stefano Mordini, parlano di Piombino come di un microcosmo, dove anche i giovani sono sospesi a metà tra sogno e rassegnazione, disincantati nelle loro quasi inesistenti prospettive di un futuro migliore, piccoli, ma già schiavi della Fabbrica.

Il regista e la scrittrice, di comune accordo, hanno deciso di raccontare la vicenda attraverso gli occhi delle due giovanissime protagoniste, interpretate  da Matilde Giannini e Anna Bellezza, per la prima volta sullo schermo, entrambe di Piombino. Un dato di fatto casuale, dice Mordini, il fatto che le ragazze scelte tra circa novecento ragazze siano a Piombino, ma che ha dato sicuramente quel qualcosa in più alla loro straordinaria interpretazione.

Presenti alla conferenza, le due giovani attrici hanno dichiarato di sentirsi molto vicine ai personaggi che interpretano, perfettamente consapevoli di dover cercare di realizzare i propri sogni al di fuori di Piombino.

Regista e scrittrice, che appaiono subito molto in sintonia, oltre alla vita delle due ragazze hanno riservato, naturalmente, un ruolo di primo piano alla fabbrica, perimetro in cui le storie si sviluppano.

La fabbrica è, nelle parole di Mordini, un ingranaggio instancabile, di cui gli operai fanno attivamente parte, inseriti in un meccanismo di creazione che li rende sì schiavi, ma anche fieri di partecipare a qualcosa di più grande.

Nei panni di Alessio, l’operaio della fabbrica di cui seguiamo da vicino le vicende, Michele Riondino parla dell’impatto con la fabbrica e di come si abbia subito la sensazione di trovarsi in un meccanismo in continuo movimento, in cui chi si ferma è perduto, e di vivere secondo i suoi ritmi, quasi scandisse ogni battito del cuore, ogni respiro.

Altro vero e proprio personaggio della storia diventa poi l’Elba, ed è un personaggio anche piuttosto ingombrante. A chi chiede del suo significato la Avallone risponde che vuole essere una metafora de l mondo al di fuori di Piombino. Nativa anche lei di Piombino, la scrittrice descrive l’Elba come un paradiso vicinissimo, ma allo stesso tempo difficile da raggiungere anche per i ragazzi della cittadina, molti dei quali nella loro terra e nella fabbrica vedono comunque una certezza, che poche volte sono disposti ad abbandonare.