
F.H.P: Amaro Amore è un progetto cui lavoravo da diversi anni e avevo il desiderio di ambientarlo a Salina perchè sono molto legato a quell’isola che considero materna, accogliente. Ho cercato di fare un film puro che potesse parlare di vita e di amore e far riflettere lo spettatore, smuovendolo nel profondo.
Quali difficoltà produttive hai incontrato?
F.H.P: Ho avuto una grande fortuna perchè ho conosciuto Sauro e Anna Falchi che mi hanno sostenuto in questo progetto. Ma non è stato assolutamente facile anche perchè io non provengo da una famiglia di cineasti e quindi devi cavartela da solo […] Anche la sceneggiatura è stata molto complicata, l’abbiamo rivista più volte e, trattandosi di un tema particolare come quello dell’amore, avere a disposizione due punti di vista femminili, quello di Debora Alessi e Ilaria Iovine, è stato fondamentale perchè il film ha guadagnato in sensibilità.
Perchè la scelta della pellicola e non del digitale?
F.H.P: Io amo il 35 mm e comunque per un film del genere, in cui il paesaggio è importantissimo, si imponeva la necessità della profondità e la pellicola era più adatta.
A questo punto la domanda dal pubblico sul perché dell’incesto in un film che poteva farne a meno ha visibilmente mandato in crisi il giovane regista che, con grande difficoltà e suscitando ovvie perplessità, ha collegato la sua scelta alla necessità di rappresentare un amore che fosse pienamente libero, anche oltre i legami di sangue. Bypassato il momento di disagio con l’aiuto della moderatrice, l’attenzione si è spostata sulle attrici: la protagonista Aylin Prandi, nei panni di Camille, e Lavinia Longhi in quelli di Linda, pittrice dell’isola e amante di un uomo molto più grande di lei.
A.P: Ho cercato di portare il personaggio verso di me e non il contrario; di fare in modo che si costruisse su delle scelte coerenti anche nel momento più difficile, quando la complicità con il fratello si spezza.
L.L: L’idea della pittrice mi ha conquistato molto perchè ho fatto delle scuole d’arte e quindi questo era un aspetto non lontano dalla mia personalità. Il difficile invece è stato rendere credibile l’amore per un personaggio molto più grande e, da questo punto di vista, l’essenzialità dei dialoghi, della sceneggiatura, mi è stata d’aiuto.
