Dopo la calorosa accoglienza ricevuta al Festival di Cannes, il regista Quentin Tarantino sbarca a Roma per presentare il suo nuovo lungometraggio, intitolato C’era una volta a… Hollywood. Al suo seguito, due dei protagonisti principali, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie. Il film, ambientato in tre differenti giorni del 1969, segue le vicende di Rick Dalton, attore in declino, e della sua controfigura Cliff Booth, interpretato da Brad Pitt. Mentre i due cercheranno di farsi un nome in una Hollywood a loro sempre più estranea, sullo sfondo si staglia la figura di Sharon Tate, vicina di casa proprio di Rick Dalton.

Ad aprire la conferenza stampa è proprio DiCaprio, che racconta la sfida di raccontare la storia di un attore nel tramonto della sua carriera. “Nel film si parla di un’industria che cambia, e la difficoltà di sopravvivere a questo cambiamento. La sceneggiatura di Quentin mi ha attratto sin da subito. Ci siamo chiesi come ritrarre l’anima di un personaggio come quello di Rick in così pochi giorni di vita. Abbiamo ricercato gli elementi che potessero dare alla luce la vera natura di quest’uomo angosciato dal fatto che il mondo e la cultura vadano avanti anche senza di lui.”

“Quentin è una delle persone più cinefile che abbia mai conosciuto. – prosegue DiCaprio – Mi ha permesso di addentrarmi in un’epoca che ha formato la storia del cinema e della televisione. Ci ha condotto tutti all’interno di ciò con grande passione, rispetto, facendo scoprire o riscoprire film, registi, attori che hanno rivoluzionato l’industria e che oggi sono quasi dimenticati. Così ho cominciato a documentarmi riguardo il 1969, un momento di grande cambiamento per gli Stati Uniti e per il cinema. Rileggere tutto ciò all’interno di un film così ricco d’amore e nostalgia è stato davvero affascinante.”

“Rivedere oggi i film della fine degli anni sessanta – continua l’attrice Margot Robbie  – ha aiutato tutti noi non solo a calarci meglio in quell’epoca ma anche a comprendere i reali cambiamenti che si stavano apportando all’industria. Quentin ha ricostruito tutto con grande cura, era davvero come ritrovarsi nel 1969. Non si è mai ricorsi all’utilizzo dell’abusata CGI.”

C'era una volta a... Hollywood

Proprio parlando delle nuove tecniche cinematografiche, il regista Quentin Tarantino riporta le sue idee a riguardo. “Ciò che è particolarmente cambiato nel cinema è che un tempo tutto veniva costruito concretamente. Quello che vedevi sullo schermo era anche quello che naturalmente si trovava sul set. C’era un grande impegno per ricostruire luoghi e oggetti di altre epoche o mondi. Non c’era il digitale, mentre oggi tutto avviene diversamente. Anche le grandi produzioni, che potrebbero permettersi questo tipo di artigianato, oggi non vi ricorrono più. Si è davvero perso il senso della manualità del cinema. Certo, il digitale porta con sé tante soluzioni, ma preferirò sempre le persone, perché sanno creare anche con il cuore e questo avrà sempre più valore.”

Con la parola a Tarantino, impossibile non parlare di una delle principali fonti d’ispirazione del lungometraggio: i film di genere italiani. “Amo i film di genere. – annuncia Tarantino – Sono da sempre un grande appassionato dei cosiddetti B-Movie. Ho sempre adorato il modo in cui gli italiani hanno saputo sviluppare il tema del western, della commedia sexy o dei polizieschi. In un certo senso hanno ripreso i canoni dettati dagli americani e sono stati capaci di reinventarli. Credo che nel fare un’operazione di questo tipo ci sia davvero tanta passione. E infatti i miei registi preferiti di questo genere erano prima di tutto degli appassionati, e per questi valori trovo i loro film estremamente appetibili.”

Per concludere la conferenza stampa, la parola torna a Leonardo DiCaprio, che viene chiamato a fare il punto sulla sua carriera cinematografica e a portare una sua riflessione sul successo in questo settore. “Sono cresciuto guardando film, senza pensare di poter realmente fare ciò che facevano i miei eroi, ed ogni giorno mi ripeto che essere arrivato fin qui è un privilegio. Consiglio sempre di guardare più film possibile, di trovare i propri eroi e di crescere sulle spalle di questi. Mi sono formato con tante storie diverse, e cerco di riportare il mio vissuto nei film che faccio. Per questo cerco sempre di trovare registi che sento possano mettermi davvero alla prova, facendo uscire tutto ciò che porto dentro di me.”

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