Oggi alla Sala Anica di Roma è stato presentato alla stampa Iron Sky, secondo lungometraggio del regista finlandese Timo Vuorensola, presente in sala. Il film, distribuito in Italia dalla Moviemax Media Group, sarà nei nostri cinema dall’11 ottobre in 70 copie.

D: Quali erano le idee iniziali alla base di Iron Sky?

TIMO VUORENSOLA R: L’idea originale prevedeva che sul lato oscuro della luna si clonassero dei nuovi Hitler, e che uno di loro usciva fuori con una disfunzione cerebrale: quindi, anziché essere un grande leader, diventa un grande artista che viene mandato per sbaglio sulla Terra. Ma noi volevamo realizzare qualcosa in scala più grande, con più effetti speciali ecc. L’altra idea era quella di una ragazza hippy che s’innamora di questo Hitler-robot con una testa a forma di televisore…

D: Com’è nato questo progetto?

R: È nato dove nascono tutte le buone idee finlandesi, ossia in una sauna: eravamo io e un paio di amici mentre bevevamo insieme un paio di birre. Pensavamo all’inizio che era un’idea folle, e poi invece capimmo che questo accostamento (tra i nazisti e la Luna, ndr), si poteva fare. Il problema era che non avevamo abbastanza fondi, e quindi abbiamo pensato di rivolgerci alla community di Internet – ci stavano seguendo in 100mila. Tramite donazioni e investimenti abbiamo raccolto circa 1,2 milioni di euro. Anche grazie a loro, ai nostri fan, abbiamo fatto un film che altrimenti non saremmo riusciti a realizzare. Inoltre così si è venuta a creare una forma di comunicazione diversa, a doppio senso: un dialogo bi-direzionale. Il “crowd-funding” consente un approccio molto più efficace e funzionale rispetto alle tradizionali strategie di marketing.

D: Che ci può dire riguardo al tono epico usato nel suo film, che è, in fondo, anche una satira?

R: Quello che volevo fare era prendere l’idea più folle che esistesse e trasformarla in un film vero, non solo una satira o uno scherzo. Volevo alla fine lasciare lo spettatore con un senso di malinconia, elemento che a noi finlandesi sta molto a cuore. Volevo farlo diversamente rispetto ad un film americano – loro avrebbero fatto di Washington l’eroe della storia, colui che prende a calci i nazisti cattivi, e questo secondo me sarebbe stato noioso. Volevo riportare sullo schermo la vera fantascienza, senza alieni, xenofobismo esasperato e co.

D: E per quanto riguarda il personaggio del Presidente degli Stati Uniti?

R: Lei è una sorta di cartoon, la versione peggiore del Presidente degli Usa, una combinazione dei peggiori candidati alla Casa Bianca – c’è un po’ di tutto in lei, Bush, Reagan ecc.

D: Ci parli dell’uso delle musiche nel film.

R: La musica svolge un ruolo molto importante, un ruolo a se stante. L’idea era quella di collaborare con il gruppo LAIBACH, una banda slovena anni 80, dai toni industriali. Volevo ricreare qualcosa di simile a ciò che Vangelis aveva fatto per Blade Runner. Ho usato molto Wagner, data la vicinanza che i nazisti avevano con la sua musica: ogni tema nel film è basato su una melodia di Wagner.

D: Lei ha colto perfettamente il lato dark dei nazisti, ma forse non ha messo correttamente in luce quello americano. Che ne pensa?

R: Per quanto riguarda la critica alla parte americana, purtroppo posso solo dire che mi spiace, ma le cose stanno così. Comunque non era un attacco agli americani o alla loro cultura in particolare, ma una presa di posizione contro la politica mondiale: gli Usa sono solo i portatori della torcia, i rappresentanti di un tipo di politica che c’è anche in Europa. Bisogna stare attenti, rendersi conto di quello che i nostri leader stanno facendo.

D: Che distribuzione sta avendo il film e in quali Paesi?

R: Economicamente è stato un gran successo, sia nei Festival che nei vari cinema: è stato proiettato prima al Festival di Berlino, poi in Germania e Finlandia. Ora arriverà qui in Italia, per poi essere distribuito in Spagna e altri Paesi. È stato distribuito anche in America, e ora è la comedy più venduta sul sito Amazon.

D: Che ci può dire del fatto che nel suo film c’è una forte presenza femminile?

R: Sì, effettivamente la donna gioca un ruolo importante: il Presidente americano è donna, la sua assistente Vivian anche, e Renate (la protagonista) è una donna. Del resto, la stessa sceneggiatura è stata scritta da una donna. La sci-fi presenta sempre una tipologia di donna molto stereotipata, senza sfaccettature: la donna forte o la damigella in pericolo, non c’è mai una via di mezzo. Io invece volevo fare un film che puntasse anche ad un pubblico femminile, un pubblico che secondo me va recuperato.

D: Nella sua mente c’è l’idea di una trilogia?

R: Mentirei se dicessi di no. Sì, nella buona fantascienza c’è sempre una trilogia.

Articolo precedenteIl peggior Natale della mia vita: poster e sinossi ufficiale
Articolo successivoIron Sky – Saranno nazi vostri: recensione del film
Laureata alla specialistica Dams di RomaTre in "Studi storici, critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi", ho frequentato il Master di giornalismo della Fondazione Internazionale Lelio Basso. Successivamente, ho svolto uno stage presso la redazione del quotidiano "Il Riformista" (con il quale collaboro saltuariamente), nel settore cultura e spettacolo. Scrivere è la mia passione, oltre al cinema, mi interesso soprattutto di letteratura, teatro e musica, di cui scrivo anche attraverso il mio blog:  www.proveculturali.wordpress.com. Alcuni dei miei film preferiti: "Hollywood party", "Schindler's list", "Non ci resta che piangere", "Il Postino", "Cyrano de Bergerac", "Amadeus"...ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora per molto!