Confusi e FeliciConfusi e Felici film del regista romano Massimiliano Bruno (celebre come attore comico per aver partecipato alla serie televisiva Boris nel ruolo di Nando Martellone), è stato proiettato in anteprima oggi a Roma presso il cinema Adriano, nella suggestiva Piazza Cavour.

 

Massimiliano Bruno si è formato come attore calcando le scene dei teatri off fin dai primi anni novanta. Contemporaneamente ha portato avanti l’attività di autore teatrale, televisivo e regista. Nessuno mi può giudicare (2011) con Paola Cortellesi come protagonista, è stato un successo sia per il pubblico che per la critica aggiudicandosi il nastro d’argento come miglior commedia.

Alla conferenza stampa Bruno è accompagnato dal formidabile cast di attori che lo hanno seguito in questa sua nuova avventura cinematografica: Claudio Bisio, Anna Foglietta, Marco Giallini, Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti, Paola Minaccioni e lo stesso Massimiliano Bruno che ricopre in questo film anche la veste di attore.

Per il ruolo del mammone Pasquale avevo pensato a Pasquale Petrolo, meglio conosciuto come Lillo. Purtroppo alla fine Lillo non ha avuto possibilità di partecipare al film ed ho deciso di sostituirlo io. Contemporaneamente il ruolo che dovevo interpretare io all’inizio, ovvero quello di Enrico, è slittato a Pietro Sermonti.

E’ per questo che sono dovuto ingrassare ed ho dovuto perdere un po’ di capelli! Interviene Pietro Sermonti.

La prima domanda per Massimiliano Bruno riguarda la genesi dell’idea attorno alla quale ruota Confusi e Felici : la psicoanalisi, gli analisti ed i loro pazienti.

Conosco alcune persone con problemi di salute, Spiega Bruno, e mi faceva ridere il pensiero che a volte potrebbero essere gli stessi pazienti a curare lo psicoanalista. Anch’io sono stato in analisi quindici anni e conosco bene le dinamiche che si vengono ad instaurare tra terapeuta e paziente. Inoltre, in questi quindici anni ho avuto modo di conoscere altri pazienti ai quali mi sono in parte ispirato per scrivere i personaggi del film.

Confusi e FeliciSegue subito una domanda per il cast: come hanno vissuto l’esperienza del set in un film di Massimiliano Bruno.

Prende subito la parola Claudio Bisio, protagonista nel ruolo dello psicologo Marcello.

Non serve cercare sempre l’originalità e la stranezza per fare una buona commedia. Massimiliano ha scritto una sceneggiatura semplice ma molto ben congegnata e non mi capita spesso di riceverne di così ben fatte. Quindi ho deciso di lavorare con lui e con questi attori con cui non avevo mai lavorato prima a parte Anna Foglietta con cui, però, non avevo mai avuto delle scene insieme nel lavoro precedente.

Anche Anna Foglietta nel suo intervento elogia la solidità della sceneggiatura di Bruno.

Non è un soggetto del tutto originale ma ha un cuore, un’anima. Anche il finale del film non è poi così importante. In Confusi e felici è più importante il processo che ha portato al punto conclusivo. Lo potrei definire, per questo motivo, un film sul viaggio.

Si inserisce nel dibattito Marco Giallini.

Volevo anch’io lavorare con Massimiliano (si dice sempre così, no?). Scherzi a parte io e Massimiliano ci conosciamo da tempo ed eravamo già amici ma durante la lavorazione del film lo siamo diventati sempre più. Il mio personaggio, Nazareno, è un banditello ma è tanto tenero e carino (al contrario di me!). Me ne sono quasi innamorato!

Segue una domanda su come il cast considera la psicoanalisi, se qualcuno di loro ha fatto un percorso psicanalitico o ha intenzione di iniziarlo, magari proprio in seguito a questo film.

Prende subito la parola Marco Giallini che con fare ironico afferma di non aver avuto mai bisogno della psicoanalisi.

Ho altri metodi: vado in moto, vado a pescare con un amico, nel senso che guardo lui pescare (mi rilassa molto)! Però forse ci andrò. Come vedete ne ho molto bisogno. Mi sono ricreduto! Bisio, lascio a te la parola!

Claudio Bisio raccoglie subito l’invito del collega.

Anch’io non ho mai frequentato un analista perché facendo questo lavoro è un po’ come se fossi sempre in analisi.

Questo film parla anche del superamento della psicoanalisi intesa in senso freudiano. Commenta il regista. Il personaggio di Claudio Bisio rappresenta questo vecchio approccio che tende ad assistere il paziente e non a farlo guarire postulando la guarigione come impossibile. Invece il personaggio di Gioele Dix, rappresenta la nuova scuola che tende ad ottenere la guarigione del paziente mediante il cambiamento dei propri punti di vista. Quest’ultimo tipo di medici, però, sono pochi e bisogna cercare bene prima di trovarne uno.