Gael Garcia Bernal

Arriva il 31 ottobre in sala Museo – Folle Rapina a Città del Messico, la rocambolesca commedia basata su un fatto di cronanca avvenuto nel 1985 nella capitale del Messico. Diretto da Alonso Ruizpalacios e interpretato da Gael García Bernal, Leonardo Ortizgris e Alfredo Castro, Museo racconta di Juan e Benjamín, due terni studenti che pianificano un colpo grosso. Vorrebbero entrare al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico e rubare alcune preziose opere maya, mixteche e zapoteche, in particolare la maschera funeraria del re Palal. Così, mentre le loro famiglie festeggiano il Natale i due ragazzi si mettono al lavoro, come una coppia di ladri professionisti. La missione va a buon fine e con le borse piene di tesori, i due riescono a tornare a casa dove la famiglia è riunita davanti al telegiornale che riporta del furto come un attacco all’intera nazione. Solo allora Juan e Benjamín si rendono conto della gravità della loro azione. Mentre le autorità annunciano di offrire un’abbondante ricompensa a chi ritrova le opere d’arte, i due fuggono per salvare il bottino e la propria pelle. Ma il viaggio li porterà fuori controllo.

In occasione della promozione del film, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Gael Garcia Bernal, star internazionale e protagonista della pellicola.

Il film è basato su una storia vera, mi chiedevo se conoscessi la storia prima di cominciare a lavorare al film?

“Credo di essere nato qualche anno prima che si verificassero i fatti, e la mia memoria può rievocare questi avvenimanti. È davvero buffo, perché le persone che sono nate cinque mesi prima di me lo ricordano molto bene. Io invece ricordo molti fatti di quando ero bambino, vicende storiche, ma questo proprio no, mentre quelli appena appena più grandi di me, hanno un ricordo molto preciso della rapina al Museo di Antropologia. Sono venuto a sapere della storia adesso, nei dettagli.”

C’è differenza, da attore, nell’interpretare personaggi di finzione e personaggi reali?

“Si tratta sempre di una “fictionalizzazione” del personaggio, perché ci sarà sempre una interpretazione del personaggio, anche se è reale. Quindi è diverso, ma allo stesso tempo è lo stesso processo perché fai riferimento agli stessi elementi per dare spazio a una storia e a un personaggio. Nel caso di personaggi realmente esistiti devi fare un lavoro preciso, il tono di voce, la postura, ma sono cose che studi anche per dare vita a un personaggio inventato.”

C’è un episodio divertente che è capitato durante le riprese?

“Beh, tutto il film è stato divertente da realizzare. Sono successe tante cose e in tantissime location, quindi sì, tutto il film è stato una divertente avventura.”

Hai lavorato in tantissimi film in spagnolo e in inglese. Quale lingua preferisci per esprimere la tua arte?

“Se devo scegliere, preferisco le produzioni in spagnolo, perché sono più bravo, è la mia lingua madre. Ma dipende da ciò che fai e da ciò che interpreti. Se la storia è ambientata in Messico magari è meglio che il mio personaggio parli in spagnolo.”

Cosa ti convince quando dici sì a un progetto?

“Non c’è mai una sola risposta. Non c’è una formula o un format. Per me è sempre diverso. Il modo in cui mi arrvia la storia, chi me la suggerisce. Ma alla fine è tutto legato alle persone che sono coinvolte nel film, e soprattutto voglio sapere perché sono stato invitato a quella festa, perché sono stato scelto per quel film.”

In chiusura abbiamo azzardato una domanda sull’immediato futuro e sulla nuova collaborazione con Pablo Larrain. Ma Bernal è stato estremamente cauto: “Oh, non ancora. Abbiamo appena finito le riprese e non abbiamo ancora parlato con nessuno di quel film, e quindi io non posso dire assolutamente nulla.”