Dopo la turbolenta accoglienza al Festival di Cannes 2018, La casa di Jack, il nuovo lungometraggio del regista danese Lars Von Trier arriva nei cinema italiani. Il film, che sarà in sala dal 28 febbraio, è stato presentato oggi in anteprima a Roma. L’attore protagonista Matt Dillon ha poi risposto in conferenza stampa alle domande dei giornalisti.

“Ho avuto moltissimi dubbi prima di accettare il ruolo di Jack e il film in sé. – esordisce Matt Dillon Ero spaventato dal personaggio, ma alla fine l’ammirazione per Lars Von Trier ha prevalso. Sapevo che lavorare con lui sarebbe stata una bellissima esperienza, e quando una volta incontratolo mi ha detto che lui si assume tutte le responsabilità dei suoi film, sapevo avremmo realizzato qualcosa di buono. Tuttavia i dubbi non sono mai realmente scomparsi, e durante le riprese continuavo a giudicare il mio personaggio. È molto difficile interpretare un personaggio che non riesci a non giudicare per le sue azioni. Temevo che avrei rifiutato me stesso in quel ruolo. Ci sono state scene con le quali ho avuto enormi difficoltà, e sono state i miei incubi a lungo. Quando finalmente poi ho visto il film finito, l’ho adorato, ma avevo paura a dirlo a Lars. Temevo avrebbe voluto cambiare tutto… lui non ama quando a qualcuno piace troppo quello che fa.”

Nel film Matt Dillon interpreta Jack, uno spietato serial killer affetto da sindrome ossessivo compulsiva, che si macchia di spaventosi crimini. “Jack è uno psicopatico, un misantropo. Manca completamente di empatia. Questo film parla di un serial killer, ma anche di un artista fallito. Per prepararmi al ruolo non mi sono ispirato a nessun grande criminale del cinema. Ho ricercato in internet casi di veri serial killer, e ho trovato cose atroci. La vita vera spesso da più fonti di ispirazione rispetto al cinema. Fatto ciò, per entrare nel personaggio mi sono mosso per aggiungere sottraendo. Jack è una persona nata priva di coscienza, e ho dovuto spegnere completamente questa parte di me per entrare in sintonia con lui.”

“La cosa più affascinante di questo film – continua Dillon, spostandosi dal personaggio al film in sé – è stato il processo con cui l’abbiamo girato. Non abbiamo mai fatto prove, il che è una cosa difficile ma anche importante. Ti costringe a rinunciare alle tue idee intellettuali, costringendoti a stare nel momento presente. Allo stesso tempo la libertà di sbagliare ci permetteva di costruire cose nuove e sempre più belle.”

Nel film recita anche Bruno Ganz, famoso attore svizzero scomparso nei giorni scorsi. In La casa di Jack, Ganz interpreta Verge, un atipico Virgilio che accompagna Jack nel suo viaggio di crudeltà. Matt Dillon ricorda con queste parole l’attore: “Sono molto triste per la sua scomparsa. Lavorare con lui è stata un’esperienza importantissima nella mia carriera. Ho sempre ammirato Ganz, sin da quando ero giovane, e divenne ben presto uno dei miei attori preferiti. Sentivo una certa affinità con lui. Io sono stato scelto prima di lui per il film, e un giorno Lars mi manda la foto di Ganz con sotto scritto VERGE!. Ero contentissimo per quella notizia. Quando poi Ganz vide il film finito, mi disse che avrei dovuto essere molto orgoglioso della mia interpretazione, e penso che detto da lui sia una delle cose più belle che mi siano mai state dette.”

Quando si parla di un film di Lars Von Trier, è difficile non chiedersi come sia stato lavorare con il regista, famoso anche per il suo carattere e le controversie che circondano la sua persona. “Lars è stato straordinario. – esclama Dillon – Il set con lui era una continua sorpresa, un continuo esperimento. Lui era estremamente concentrato sul personaggio, e mi ha aiutato moltissimo nella sua costruzione.”

La violenza è indubbiamente una delle tante tematiche ricorrenti. Dillon conclude la conferenza stampa dando una sua personale riflessione su questo tema e di come questo caratterizzi implicitamente la nostra epoca. “Non sono pienamente convinto che il mondo sia un luogo solitario e cinico. Ma se guardiamo a cosa succede ogni giorno, con tutte le ingiustizie di cui nessuno sembra darsi pena, allora diventa difficile credere il contrario. Inizialmente avevo paura della reazione che il pubblico avrebbe potuto avere durante e dopo il film. Poi però ho pensato che quando accendi la tv puoi vedere cose ancor più brutali, e che accadono realmente nel mondo. Se accettiamo tutto ciò senza indignarci, allora dobbiamo accettare anche quello che possiamo vedere in un film del genere.”