Per il suo film d’esordio come regista Laura Morante ha creato intorno a sé la troupe dei suoi sogni: parafrasando un consiglio di Alain Resnais che ha applicato per scegliere i suoi personaggi, ossia: “Fai il cast pensando agli attori che veramente vorresti nel tuo film, per quanto irraggiungibili possano sembrare” lei lo ha fatto anche per la troupe che, in sette lunghi anni, ha messo in piedi il film Ciliegine.

Alla sceneggiatura ha infatti collaborato il suo primo ex compagno, Daniele Costantini, mentre  il suo attuale marito Francesco Giammatteo, normalmente architetto,  per questo film si è messo accanto alla moglie alla coproduzione della pellicola. Tra gli attori figurano alcuni con cui la Morante aveva già lavorato, come Isabelle Carré, al fianco della quale aveva recitato nel film, guarda caso di Alain Resnais, Cuori, e poi una serie di tecnici italiani che l’attrice ha sicuramente conosciuto sul set di altri film da lei interpretati, come Esmeralda Calabria, una delle più importanti montatrici italiane, e Maurizio Calvesi direttore della fotografia.

Nonostante questo impianto apparentemente molto forte, la produzione del film non è stata rose e fiori.

Com’è arrivata alla decisione di esordire alla regia?

Diciamo che è avvenuto un po’ per caso un po’ per necessità. In realtà io e Daniele Costantini avevamo scritto la sceneggiatura di un altro film, un dramma, che però non ha mai riscosso successo tra i produttori, e nel frattempo avevamo tirato giù il soggetto per questa commedia, che aveva interessato il produttore del film di Resnais con il quale stavo girando in quel momento.

Abbiamo fatto un primo trattamento e iniziato le ricerche per un regista, che si sono rivelate più difficili del previsto. Così il produttore mi ha proposto di provare a fare io la regia, e mi è sembrata una sfida interessante. A quel punto però era passato un po’ di tempo, e la produzione francese ci ha richiesto di trovare un coproduttore italiano, lo abbiamo fatto, e quindi è diventato necessario che la protagonista o comunque un ruolo di rilievo fosse ricoperto da un attore italiano. La scelta è stata naturale e in un certo senso obbligata.

Infine, proprio quando pensavamo che tutto stesse per prendere il via, a pochi giorni dalla scadenza del bando per i fondi del Ministero, la nostra coproduzione italiana ci ha abbandonato, e quindi io e Francesco Giammatteo abbiamo dovuto creare una casa di produzione e occuparci anche della coproduzione del film, e così ho finito per il ricoprire anche questo ruolo.

Il film fa sicuramente un riferimento ai grandi maestri della commedia, primo fra tutti Woody Allen, è così?

Sicuramente Woody Allen è stato una fonte di ispirazione e più o meno questa storia rappresenta un po’ la sua tipica storia, con personaggi alto borghesi impegnati a struggersi in una città meravigliosa, ma quello a cui ho pensato più di frequente mentre scrivevo il film sono state le strisce dei Peanuts di Schultz, ecco per me Amanda è burbera come Lucy, mentre i pensieri più profondi vengono come nel fumetto sotto una volta di stelle.

Il personaggio di Amanda è liberamente ispirato a qualcuno che lei conosce veramente?

Credo che Amanda sia un insieme di tante donne, tutte noi ci siamo trovate a tollerare o fronteggiare le mancanze di delicatezza maschili ed ho anche un aneddoto simpatico: il film era già stato scritto ed ero a cena con il co-sceneggiatore ed ho visto realmente accadere la scena della ciliegia sulla torta: un uomo distratto aveva mangiato l’unica ciliegia sulla torta,solo che in quel caso si trattava di una castagna.