Margherita Giusti racconta il suo The Meatsellers al BBF42: “L’animazione mi ha salvata”

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La formazione come animatrice, la fondazione del collettivo Muta Animations durante il periodo della pandemia, lo sviluppo del documentario animato The Meatsellers e l’incontro con Luca Guadagnino, la partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia e infine il David di Donatello per il Miglior cortometraggio. È questo il percorso artistico compiuto fino ad oggi da Margherita Giusti, classe 1991, che ospite al Bellaria Film Festival svela i sogni, le speranze e le paure vissute in questi anni tanto intensi che l’hanno però ora portata ad essere guardata come una delle nuove voci dell’animazione italiana.

Il suo The Meatsellers è la storia vera di Selinna Ajamikoko, una ragazza nigeriana che sogna di diventare una macellaia come sua madre. Per esaudire il proprio desiderio si imbarca in un lungo viaggio verso l’Italia, pieno di atrocità e bestialità. Si costruisce così una storia raccontata tramite il colore, il sangue, il corpo e i tagli. Un viaggio animato che accompagna la voce di Selinna e guida gli spettatori in quella ricerca di identità che caratterizza l’essere umano.

Mi sono diplomata al Centro Sperimentale insieme a due colleghe, Elisabetta Bosco e Viola Mancini, realizzando un breve documentario animato. – racconta Margherita Giusti Una volta completati gli studi volevo realizzare delle pillole di animazione incentrate su storie di donne che si emancipano tramite il lavoro. È così che ho conosciuto Selinna Ajamikoko, sulla cui esperienza ho poi concepito The Meatsellers. Inizialmente il progetto doveva coinvolgere anche altre donne, ma Selinna è emersa come un personaggio troppo forte, che meritava uno spazio maggiore“.

A quel punto mi occorreva trovare una produzione e ho deciso di mandare quello che avevo a Luca Guadagnino, che aveva già visto il mio film di diploma. Io volevo solo una consulenza, chiedergli come avrebbe agito. Lui però ha apprezzato molto il progetto e si è offerto di produrlo con la sua Frenesy Film Company. In pochi pensano all’animazione in questa maniera. Luca è stato un vero coach. A quel punto ho potuto iniziare a lavorare sull’animazione insieme alle mie colleghe del collettivo Muta Animation”.

Il collettivo Muta Animations

Muta Animation nasce perché io, Elisabetta Bosco e Vera Mancini, abbiamo fatto il nostro film di diploma insieme e volevamo continuare a lavorare come gruppo. – racconta Margherita Giusti – Quando siamo partire purtroppo è scoppiato il covid e ognuna era a casa propria. Facevamo una call una volta ogni tot giorni e piano piano abbiamo deciso il nome, poi il logo e così via. Ognuna di noi è specializzata in cose diverse. Quest’anno però abbiamo chiamato anche Elisa Bonandin, che ha fatto sempre con noi un altro corto di diploma, e siamo sempre state tutte insieme“.

Non siamo tutte registe, abbiamo ruoli diversi rispetto all’animazione, ma in qualche modo funzioniamo, anche se poi alla fine non siamo nulla ancora, quattro freelancer insieme”. Aggiunge però che: “C’è il sogno di aprire uno studio, solo che è un po’ complicato, perché per sopravvivere ognuna di noi attualmente lavora anche ad altro. Però è piaciuto molto avere a disposizione un team per The Meatseller. Con Muta c’è la possibilità di sviluppare dei progetti che diano lavoro anche ad altre persone. Questo per me resta il sogno. Poi vedremo, speriamo“.

L’animazione in Italia

Impossibile non chiedere alla giovane animatrice un suo parere sullo stato dell’animazione in Italia, ancora troppo spesso trattata come un prodotto esclusivamente per un pubblico di bambini. “In Italia abbiamo maestranze bravissime, ma che lavorano all’estero per grandi Studi come Disney e purtroppo qui non sono riconosciute. In Italia non esiste un sistema produttivo che funzioni veramente per l’animazione e credo per questo di essere stata molto fortunata“.

La regista aggiunge però anche che: “Credo comunque che ci sia una maggiore apertura nei confronti dell’animazione. Il fatto che Luca Guadagnino volesse produrre un’opera d’animazione è indicativo, e anche Zerocalcare con la sua serie ha aiutato. Secondo me la richiesta del pubblico è forte, perché arriva da fuori. Anche il mondo del fumetto ha avuto un’esplosione negli ultimi dieci anni. Piano piano arriveremo, ma il problema è prima di tutto economico. L’animazione costa troppo per il nostro cinema“.

Io tendenzialmente faccio 2D. Mi è piaciuto molto lavorare sulla carta, è una cosa che vorrei continuare a fare. Ma se mi sposto sul lungometraggio è difficile che il pubblico sia disposto a seguire il tipo di sperimentazione adoperato per The Meatsellers. Ad ogni modo, è pieno di donne nell’animazione, soprattutto quella 2D. Forse perché è un mondo più chiuso e sereno rispetto ai set normali“. Margherita Giusti racconta poi che: “Ho fatto 6 anni come aiuto regista e sono stata davvero male. Ero molto giovane, intorno ai 20 anni. L’animazione mi ha salvata”.

Certo, è un ambiente competitivo, ma più sano rispetto al set. Io principalmente ho fatto fiction e quelli sono set dove non si riesce a imparare reciprocamente. Nell’animazione invece ti senti sicura perché è un ambiente protetto. In realtà è un peccato che le donne non si sentano troppo sicure sul set, ma credo che anche questa cosa stia cambiando. Il punto è ch spesso le ragazze sul set non hanno punti di riferimento“.

Guardando al futuro

Quando le viene chiesto di cosa la aspetta ora nell’immediato futuro, Margherita Giusti racconta: “Ora Luca vuole che non mi sieda sugli allori ma continui a lavorare. Svilupperemo un lungometraggio insieme. Il problema è che, appunto, si tratta di animazione, quindi ci vorrà molto tempo. Una storia però c’è già, non posso dire molto ma non sarà un altro documentario. Sicuramente sara in 2D, è la tecnica a cui sono legata e che non ho intenzione di abbandonare“.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. Da quello stesso anno è critico cinematografico per Cinefilos.it, frequentando i principali festival cinematografici nazionali e internazionali. Parallelamente al lavoro per il giornale, scrive saggi critici e approfondimenti sul cinema.

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