Distribuito da Medusa in 350 copie e venduto già in tutto il mondo, compresi Stati Uniti e Canada, il prossimo 8 novembre uscirà al cinema Venuto al Mondo, ultimo film di Sergio Castellitto che lo rivede (contemporaneamente) lavorare su una storia tratta da un romanzo di Margaret Mazzantini e da lei sceneggiata, e dirigere Penélope Cruz. Si tratta di un grande sforzo produttivo, così come afferma Letta di Medusa, che ha visto una coproduzione europea, Italia – Spagna, lavorare ad un progetto importante e costoso. Il film è stato proiettato questa mattina in lingua originale, uno strutturato susseguirsi di italiano, inglese e serbo. “Ho voluto che il film fosse proiettato in originale perché è quella la lingua del film – dice Sergio Castellitto – La protagonista è una donna italiana che parla italiano a casa sua e che parla inglese con tutti quelli che non parlano la sua lingua. Penelope è ovviamente bravissima e questo è il sangue del film”. Alla domanda sul perché ha scelto quel ruolo, la Cruz ha risposto con grande trasporto: “Ho amato tantissimo il libro e mi sono innamorata di Gemma così come successe per Non Ti Muovere. Sono venuta a Roma subito dopo averlo letto e ne ho parlato a lungo con Margaret e così le ho detto ‘facciamone un film’. E così è nato il progetto e il lavoro di Sergio e Margaret alla sceneggiatura è stato straordinario, hanno colto l’essenza del libro.”

-Il fatto che sia diventata madre ha contribuito a farle capire cosa prova la protagonista?

PC: “Ho letto il libro prima di diventare madre, ma capivo benissimo la psicologia della donna, cosa le manca e da cosa derivi il suo desiderio, che poi diventa ossessione. Certo la maternità mi ha aiutata poi.”

A Margaret Mazzantini, com’è stato tagliare parti del suo romanzo?

MM: “Si tratta pur sempre di riduzioni cinematografiche, ma Sergio è il mio primo lettore. Io scrivo in preda ad un istinto e spesso lui mi dice cosa ho realizzato. Tagliando le parti del libro si ha sempre l’impressione di uccidere dei propri amori, ma era una storia che si poteva scrivere facilmente per il cinema. La cosa difficile è stata la ricostruzione storica e scenografica.”

Alcuni film sono delle esperienze belle o brutte – ha interrotto Castellitto – questo è stato per me un’avventura umana perché ognuno di noi ci ha messo qualcosa. E’ una storia d’amore che ho provato a raccontare”

Presenti alla conferenza anche Adnan Haskovic e Saadet Aksoy, interpreti di due dei personaggi principali, bravissimi nel raccontare il dolore e l’integrità dei loro personaggi. Haskovic ha raccontato: “Quando prendi un libro di Margaret in mano devi prepararti un bel caffè, perché lo cominci e non lo lasci fino a che non l’hai finito. E’ una storia d’amore sullo sfondo della guerra e ci sono tantissimi personaggi meravigliosi. Quando ho saputo che mi avevano scelto per Gojko, sono stato felicissimo. Durante la guerra che viene raccontata io ero un bambino, e forse i bimbi vivono come un’avventura questi eventi, fatto sta che chi ha vissuto la guerra in Bosnia e ha visto il film mi ha detto che è uno dei migliori film fatti su quella guerra, perché mostra persone che combattono contro l’abbrutimento, e che vogliono vivere nonostante tutto. E poi lavorare con Penelope è straordinario, non devi fare altro che reagire al suo straordinario talento”. Dello stesso parere la Aksoy, che nel film interpreta Aska. “Il mio personaggio mi ha molto emozionata – dice la Aksoy – e lavorare con questi grandissimi attori e questa strepitosa crew è stato bellissimo. Quando ho letto la sceneggiatura i personaggi erano scritti così bene che si entrava subito in empatia con loro. Mentre mi preparavo al ruolo per me era difficilissimo staccarmi dal personaggio, tornavo a casa dal set ed ero ancora Aska, perché è vero che abbiamo raccontato una storia inventata, ma durante la guerra terribilmente reale e recente potevano essere successe delle cose simili.

Per Penelope Cruz: il suo personaggio non è buono, come si è rapportata ad esso?

PC: “Gemma non è politicamente corretta, ma quando leggo un personaggio non penso a cosa farei io in quella situazione, non lo giudico, cerco solo di capirne la psicologia e le intenzioni. Il resto non conta. Lei arriva alla sua necessità per via del suo amore, è una persona buona anche se a volte autodistruttiva.”

Per Castellitto, il film poteva essere inghiottito dal tema della guerra o sminuirlo per far spazio alla storia d’amore, invece è molto equilibrato, come ci è riuscito?

SC: “Ho fatto quello che sentivo essere il cinema per questo film. Era necessaria una forte messa in scena e una forte teatralità. Ho cercato di fare un film in cui ogni scena fosse depositaria di una emozione, mi sono appellato all’intelligenza emotiva dello spettatore. Lo spettatore va al cinema e porta via q