Rachel McAdams e Dylan O’Brien raccontano la loro esperienza al limite sul set di Send Help

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Rachel McAdams e Dylan O’Brien guidano il cast di Send Help, il nuovo film diretto da Sam Raimi, nelle sale italiane dal 29 gennaio con 20th Century Studios. Survival thriller con venature di comicità horror, il film segna il ritorno di Raimi a un territorio narrativo che mescola tensione, ironia e improvvisi scarti verso l’oscurità. Accanto ai due protagonisti, il progetto può contare su una squadra consolidata: la sceneggiatura è firmata da Damian Shannon e Mark Swift, le musiche originali sono di Danny Elfman, mentre la produzione è affidata allo stesso Raimi insieme a Zainab Azizi, con JJ Hook come produttore esecutivo.

La storia di Send Help

La storia prende avvio da un disastro aereo: due colleghi, un uomo e una donna legati da un passato professionale non privo di attriti, si ritrovano unici sopravvissuti e naufraghi su un’isola deserta. L’isolamento forzato li costringe a confrontarsi non solo con un ambiente ostile, ma anche con i rancori accumulati nel tempo. La lotta per la sopravvivenza diventa così anche una resa dei conti emotiva, in cui le dinamiche di potere, le ambizioni personali e le fragilità emergono senza filtri.

Rachel McAdams, candidata all’Oscar, interpreta Linda, un personaggio che sin dalle prime battute appare affabile, quasi rassicurante, ma che nel corso del film rivela sfumature sempre più ambigue. L’attrice ha spiegato di aver lavorato fin dall’inizio su questa doppia natura: «Volevo che Linda fosse amabile, ma che avesse anche un elemento imbarazzante che potesse camminare in parallelo. Così che poi, man mano che la storia si sviluppava, c’era questa possibilità di oscillare tra la sanità mentale e la follia, villain contro eroe».

Questa oscillazione è uno dei motori drammaturgici del film. Raimi costruisce un percorso in cui le certezze dello spettatore vengono progressivamente erose, e il confine tra vittima e carnefice si fa sempre più sottile. McAdams sottolinea quanto l’idea di instabilità sia centrale nell’esperienza narrativa: «Adoro quella sensazione di budella che si torcono quando pensi di essere atterrato su un terreno solido, e poi la terra ti viene meno sotto ai piedi». Secondo l’attrice, Send Help contiene diversi momenti in cui sia il pubblico sia i personaggi provano questa vertigine. Il finale, in particolare, lascia una traccia ambivalente: «È come sulle montagne russe. Sei felice per lei, ma in fondo sai cosa questo vuol dire per gli altri personaggi e sei incerto se essere davvero felice o meno».

Cortesia Cristiana Caimmi & Co

“Mai confondere la gentilezza per debolezza”

Uno dei temi chiave del film è riassunto in una battuta destinata a restare: “Mai confondere la gentilezza per debolezza”. McAdams racconta di aver amato pronunciarla, mentre Dylan O’Brien ricorda con ironia il contesto in cui è stata girata la scena: «Mentre io ero a terra nella sabbia!». Al di là dell’aneddoto, per l’attore il cuore del film risiede proprio nelle dinamiche di potere. «Le dinamiche nel luogo di lavoro sono universali e reali», osserva, «ma il film le estremizza nel modo che avete visto».

O’Brien si dice attratto da storie capaci di portare situazioni quotidiane verso esiti imprevedibili. «Il film si muove in territori talmente diversi, tocca temi talmente diffusi che è difficile da prevedere. Da spettatore sono fan di questo tipo di storie; da attore adoro metterle in scena perché si aprono davvero tantissime strade per le interpretazioni». Il suo personaggio attraversa un arco narrativo che parte da una dimensione realistica per spingersi verso un’escalation sempre più estrema, pur restando ancorato a una coerenza emotiva.

La commistione tra horror e commedia è un altro elemento distintivo. Per O’Brien, la sfida più stimolante è stata affrontare con serietà assoluta situazioni al limite dell’assurdo: «È molto divertente mettere in scena sul serio tutto quello che succede». L’attore parla di un’esperienza quasi da sogno nel condividere il set con Raimi e McAdams, sottolineando la libertà creativa che deriva da un registro così ibrido.

McAdams, dal canto suo, ricorda anche l’aspetto più avventuroso della lavorazione: «Abbiamo viaggiato su tantissimi set, su spiagge private e posti splendidi, pensando che era il nostro lavoro». Un privilegio che, scherza l’attrice, «non ce lo perdoneranno».

Cortesia 20th Century Studios

Sul piano fisico, Send Help ha richiesto una preparazione significativa, soprattutto per le sequenze d’azione. Tra le più complesse, una scena di lotta con un cinghiale e diverse riprese subacquee. «Volevamo che fosse realistica ma doveva essere estremamente coreografata», spiega McAdams, «così che potesse sembrare realistica ma anche sicura da realizzare».

O’Brien evidenzia la natura quasi coreutica di quelle scene: «Non era una lotta normale. Doveva essere ferale, ma non c’era vero contatto fisico. Dovevamo apparire disperati ma non farci male». Il lavoro è stato preparato per settimane prima delle riprese, studiando ogni movimento nei dettagli, tenendo conto della sicurezza, dell’effetto finale e delle protesi utilizzate. «Dovevamo essere davvero molto precisi», conclude l’attore.

Le scene in acqua si sono rivelate altrettanto impegnative. McAdams racconta di aver girato in una vasca e di essersi sottoposta a un intenso allenamento per trattenere il respiro e mantenere gli occhi aperti sott’acqua. «Non capisci quanto possono essere difficili queste scene fino a che non ti ci trovi dentro», ammette. L’esperienza le ha fatto maturare un nuovo rispetto per questo tipo di sequenze, spesso date per scontate sul grande schermo.

Con Send Help, Sam Raimi firma un’opera che intreccia suspense, ironia e una progressiva discesa nell’oscurità, affidandosi a due interpreti capaci di restituire tutte le sfumature emotive di una storia di sopravvivenza che è anche, e soprattutto, un confronto spietato tra esseri umani.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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