Motorvalley: i protagonisti e gli autori raccontano la nuova serie italiana Netflix

-

Presentata in conferenza stampa, Motorvalley si prepara a scaldare i motori in vista dell’arrivo su Netflix dal 10 febbraio. Dopo aver partecipato all’incontro, in questo articolo riportiamo le dichiarazioni rilasciate dal cast e dagli autori della nuova serie, che hanno raccontato genesi, temi e ambizioni del progetto. Tra riflessioni sui personaggi, confronti inevitabili con Veloce come il vento e considerazioni sul contributo produttivo di Netflix, emerge il ritratto di una serie che punta a coniugare adrenalina, realismo e una precisa idea di cinema di genere italiano.

LEGGI ANCHE: Motorvalley: trailer ufficiale e data d’uscita della nuova serie Netflix con Luca Argentero e Giulia Michelini

La trama di Motorvalley

Arturo (Luca Argentero), Elena (Giulia Michelini) e Blu (Caterina Forza) hanno perso quasi tutto nella loro vita, ma una cosa li accende ancora: l’amore per le auto e l’adrenalina. Elena, rampolla della Dionisi, proprietaria di una famosa scuderia, deve riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello; assolda Blu, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, e Arturo, ex pilota leggendario ritiratosi dopo un tragico incidente, per allenarla. Ognuno di loro ha un motivo per correre più veloce degli altri. Motorvalley è la storia del loro viaggio attraverso una delle gare automobilistiche più appassionanti: Il Campionato Italiano Gran Turismo (GT) dove le auto e le corse non sono solo una passione da condividere ma anche una ragione di vita, o di morte.

Caterina Forza e Luca Argentero in Motor Valley
Caterina Forza e Luca Argentero in Motor Valley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026

Gli attori parlano del rapporto con i personaggi e il film Veloce come il vento

Apre la conferenza stampa proprio Luca Argentero: “come tante storie di sport, anche in Motorvalley si parla di sconfitti che hanno qualcosa da riconquistare. Così è il nostro trio di protagonisti, che formano una squadra insolita che solo insieme può trovare la forza di rialzare la testa”. “È stato un lavoro molto bello, – ha poi aggiunto l’attore, concentrandosi sul proprio personaggio – perché di solito mi confronto con personaggi “puliti”, mentre questo ha dei lati negativi in più, anche se in fin dei conti è un buono, per cui mi sono divertito a lavorare su questo equilibrio”.

Insomma, ero felice di fare qualcosa di diverso, – continua Argentero – di allontanarmi un po’ dalla visione rassicurante che la serie Doc – Nelle tue mani ha dato di me e a cui continuo ad essere immensamente grato. Mi interessava però provare a poggiare per un po’ il camice e fare qualcosa di diverso. E l’ho fatto con la convinzione che tra il mio personaggio e quello di Stefano Accorsi in Veloce come il vento non ci sono punti di contatto se non il loro essere ex piloti che diventano mentori. Ma lui aveva costruito un personaggio molto più caratterizzato. Poi, più che a quel modello, ci siamo rivolti a Million Dollar Baby e al ruolo di Clint Eastwood in quel film”.

Il microfono passa poi alla giovane Caterina Forza, che a sua volta racconta della sua esperienza sul set. “Non avrei mai pensato di avvicinarmi ad un mondo di questo genere, anche se non ne ero estranea”, racconta. “Sono stata fortunata perché non ho dovuto costruire il personaggio da sola, tutti mi hanno aiutato, dai registi alla troupe. Abbiamo lavorato in particolare sul passato di Blu, andando a scavare nei suoi drammi. La sfida di questo personaggio è quella di riuscire a farsi accettare, quindi dovevamo capire da cosa partiva questo suo desiderio”.

Riguardo ad un possibile paragone con il personaggio interpretato da Matilda de Angelis in Veloce come il vento, l’attrice non ha dubbi: “Sono molto fan di quel film e di Matilda. La nostra serie è però un progetto con un’idea originale. Questo mi ha permesso di ispirarmi a lei e al suo personaggio, certo, ma anche di trovare degli elementi di originalità e lavorare su quelli. Così, non ho avvertito mai il peso del confronto”.

Il contributo di Netflix

Veloce come il vento è un film di dieci anni fa”. – afferma Matteo Rovere, produttore e regista dei primi due episodi della serie.Mi era rimasto sottopelle e trovo che il territorio dell’Emilia Romagna abbia delle caratteristiche uniche. Personalmente, come autore cerco di andare a trovare dei luoghi in cui è presente l’epicità, in cui il pericolo è all’ordine del giorno. In questo senso la Motorvalley è una sorta di terra di mezzo, dove tutto è possibile”.

Io credo negli aspetti analogici dell’action. Mi piace che l’azione sia graffiata, realistica, che ti permetta di sentire la puzza di benzina, l’attrito delle ruote sull’asfalto. L’aver girato sui luoghi reali in cui è ambientata la storia ha quindi favorito questa possibilità di restituire un maggior realismo”. Opportunità ottenuta, come racconta Rovere anche grazie al coinvolgimento di Netflix nella produzione della serie. “Netflix ci ha dato una grande mano. In questa serie le automobili volano, le cose prendono fuoco e tutta questa magia siamo riusciti ad ottenerla perché abbiamo avuto il loro sostegno”.

Con questa libertà, spero di aver dato agli spettatori momenti di divertimento ma anche di riflessione. Abbiamo infatti voluto raccogliere l’eredità di Veloce come il vento ma anche di tanto cinema di genere italiano che ci ha formato”. Aggiunge poi Rovere: “Con Netflix avevamo già lavorato – L’isola delle rose, Supersex, Maschi veri – e anche stavolta non ci sono stati mai momenti di criticità dove ho sentito di essere stato forzato verso certe scelte. Anzi, c’è sempre stata la volontà di raggiungere uno stesso obiettivo insieme”.

Luca Argentero in Motor Valley
Luca Argentero in Motor Valley. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025

Una serie che sfida l’industria e il pubblico italiani

Dopo aver parlato del contributo di Netflix, Rovere si concentra sugli obiettivi avuti insieme agli altri due ideatori della serie, Francesca Manieri e Gianluca Bernardini. “L’elemento ipercinetico mi è proprio – spiega Rovere – L’idea di poter calare lo spettatore in un ambito seriale incentrato su un contesto adrenalinico, che possa solleticare più sensi. Non sono del parere che ci sia una scissione tra scrittura e messa in scena, deve invece esserci un proseguimento armonico. La velocità è quindi stato un tema sin dall’inizio, i protagonisti hanno un preciso rapporto – anche problematico – con la velocità. Da qui ci apriamo a parlare anche di controllo, di come lo si tiene in pista e nella vita.

Nel voler raccontare tutto ciò però non abbiamo mai condotto un’analisi precisa del target. – spiega poi Rovere – Sapevamo solo di voler lavorare su una storia veloce, action. Personalmente avevo anche voglia di sfidare un po’ l’industria italiana, il comparto che lavora e che spesso non ha occasione di mostrare tutte le loro capacità. Volevamo dare questa possibilità con qualcosa di nuovo e l’idea di poter contare su tutto questo mi ha motivato. Poi, parlando di target, spero che la serie possa piacere a giovani e a meno giovani”.

Il rapporto con la competizione

Ai tre attori protagonisti viene infine chiesto il loro rapporto con la competizione. “Io sono la persona meno competitiva sul lavoro che esista. – afferma Argentero – Lo sono invece sullo sport, quello sì, ma sul lavoro non la sento e non la vivo”. Dello stesso parere è anche Michelini, che afferma: Michelini: “penso basti guardarsi dentro per capire che non c’è bisogno di entrare in competizione con qualcuno sul lavoro. Anche io sono però stata competitiva nello sport e soprattutto nei giochi da tavolo”. Si unisce a loro anche Forza: “per il mio vissuto, neanche io sono competitiva nel mio lavoro. Ma è l’unica cosa in cui non lo sono, perché in tutti gli altri campi della vita invece lo sono molto”.

Una seconda stagione all’orizzonte

Chiude poi la conferenza stampa Rovere, chiamato a rispondere alla domanda se ci si può aspettare di vedere una seconda stagione di Motorvalley. “Un seguito? Ci speriamo, è possibile, ma per adesso ci godiamo i risultati di questa prima stagione”.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -