Ralph Spaccatutto

Da ormai 10 anni Alice nella Città porta il grande cinema per ragazzi nella Capitale. Da prima che esistesse il Festival di Roma, all’interno di esso ed ora come sezione autonoma l’evento dedicato ai giovani ha sempre portato i titoli più attesi dal pubblico sul tappeto rosso dell’Auditorium e quest’anno non fa eccezione. L’attesissimo film di Natale della Disney sbarca infatti a Roma e con lui anche tanto nostalgia per i videogiochi da sala che hanno accompagnato l’infanzia di chi era ragazzino negli anni ’80.

 

Ralph Spaccatutto sfilerà sul tappeto rosso del Festival e noi abbiamo incontrato questo pomeriggio il regista del film Rich Moore. “Quando ero bambino amavo molto i videogiochi – ha raccontato Moore – sono cresciuto con quelli delle sale. E ho amato fare un film su una cosa che mi piace così tanto, sono onorato. Da piccolo, il fatto di controllare qualcosa che era sulla tv mi piaceva moltissimo, amavo soprattutto i personaggi piccoli, come Pacman.”

-Nel film uno dei videogiochi è ambientato in un mondo pieno di dolci, qual è il suo dolce preferito?

“La cosa interessante nel fare un film, è la fase di ricerca. Per questo film la fase di ricerca ha previsto anche un sacco di assaggi, e sono stato fortunato perché non avrei potuto farlo se avessi fatto una ricerca sui quadri di Picasso. E comunque vado pazzo per le MilkyWay (barrette di cioccolato bianco)”

-Non ha pensato che, rappresentando giochi anni ottanta, avrebbe potuto far cadere l’interesse del pubblico dei più giovani, principali destinatari della pellicola?

“Mentre lavoravo al film ho pensato anche a questo. Poi ho ricordato di quando ero piccolo, non avevo mai visto uno spettacolo di Stanlio e Ollio ma sapevo bene chi erano, cosa rappresentavano per la comicità e per il cinema, così ho chiesto a mio figlio ‘conosci Pacman e Donkey Kong?’ e lui che all’epoca aveva 13 anni mi ha risposto di sì. E così ho capito che se funzionava per me ai tempi di Stanlio e Ollio, poteva funzionare anche per i ragazzi di oggi.”

-Il film porta avanti un’idea simile a quella di Toy Story, animare cose inanimate…

“Sono onorato per questo paragone, ed è vero che si tratta di un’idea simile. Il mio approccio è stato il seguente: cosa so e cosa non so riguardo ai videogiochi? Cosa succede quando li spegniamo? Io ho indagato proprio su quello che non so, su quello che avviene nei videogiochi e nell’universo della sala giochi.”

-Ha avuto problemi ad utilizzare i personaggi degli altri videogiochi?

“Siamo stati ad una convention a cui partecipavano tutte le principali case di produzione di videogames due anni fa. Abbiamo presentato l’idea e subito tutti si sono detti disponibili, pensando anche al ritorno d’immagine che avrebbero avuto. La Nintendo ah insistito perché inserissimo Bauser nella sequenza dei ‘cattivi anonimi’, ma non abbiamo potuto inserire Mario in persona perché non c’era in sceneggiatura il momento adatto a giustificare la sua presenza.”

-Si è già pensato a sviluppare dei corti a partire dal film, approfondendo gli altri personaggi?

“Forse in questo momento, mentre parliamo, qualcuno ci sta pensando a Los Angeles. Forse stanno cominciando a lavorarci proprio ora!”

-Il rapporto che c’è tra film e videogiochi è sempre stato negativo. Ogni volta che è stato tratto un film da un videogame il risultato è stato quasi sempre pessimo. Come ha fatto a fare invece un film così bello?

“Quello che volevamo fare era mettere insieme tanti universi di videogiochi diversi. Tutti i film che sono stati tratti dai giochi sono violenti e si prendono molto sul serio, io credo che invece i giochi siano anche molto ironici, ma soprattutto in Ralph abbiamo puntato sull’aspetto umano, è questa la cosa che funziona!”.