Olivier Assayas Venezia76
di Luigi De Pompeis

Per Olivier Assayas, Cuba è il cuore pulsante di Wasp Network. Oggi il regista francese, presente in conferenza stampa con i protagonisti del suo ultimo thriller politico, ha raccontato di quanto sia stato complicato conoscere le molteplici sfaccettature de La Havana. Certamente è stato un processo di scoperta lungo e complicato, ma fondamentale per arricchire e perfezionare la sceneggiatura e lo spessore dei personaggi. All’inizio erano tutti sospettosi nei confronti di un regista francese che voleva parlare di quello che era successo ai Cinque eroi di Cuba, di qualcosa che non apparteneva alla sua storia.

Superate le prime ritrosie la troupe non ha mai incontrato grossi ostacoli, il lavoro è stati monitorato ma mai compromesso e la pellicola è quella che Assayas voleva realizzare fin dall’inizio. Durante la lavorazione di Wasp, i rapporti tra USA e Cuba si sono fatti ancora più turbolenti e oggi non sarebbe possibile avere accesso a quei luoghi per effettuare delle riprese. Assayas non ha mai incontrato Fernando Morais, autore de Los ultimos soldados de la guerra fria da cui il film è tratto, ma ha usato il materiale riservato che il giornalista ha raccolto nel corso degli anni e ciò gli ha permesso di approfondire gli aspetti più controversi della vicenda e sottolineare la posizione ambivalente degli Stati Uniti.

Penélope Cruz ha scelto di lavorare con Assayas per la passione e l’onestà che il regista mette nel raccontare una storia. Ha parlato con molti cubani per identificarsi meglio con il personaggio di Olga, fare propri i suoi valori e comprendere il suo estremismo. È stato difficile ricevere informazioni concrete e condividere il loro punto di vista sugli avvenimenti degli ultimi decenni. Trova assurdo che nel 2019 non si possa esprimere liberamente il proprio pensiero. Una delle paure più grandi dell’attrice è vedere il mondo sempre più diviso e mosso da un cieco individualismo, in balia della tecnologia che toglie tempo alla comunicazione vera, ai rapporti personali.

Per Edgar Ramírez non esiste più l’idea romantica del patriottismo. Le spie compiono un vero e proprio sdoppiamento di personalità. Si calano nei panni di qualcun altro come fanno gli attori, con la differenza che gli attori lo fanno per finzione, mentre le spie azionando dei meccanismi reali, rischiano di pagare i loro sbagli con la vita. Nascondersi e ingannare le persone che ami è devastante, questo è l’aspetto che lo ha commosso maggiormente. Gael García Bernal allontana ancora di più dal film il concetto di patriottismo, che secondo lui potrebbe risultare semplicistico e riduttivo. Quello che fanno i personaggi non è spionaggio; con il loro operato cercano di fermare la violenza. Il loro atto d’amore li porta a lasciare le loro famiglie, a sacrificarsi e paradossalmente vengono puniti al posto dei terroristi.

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