The Laundromat Meryl Streep Gary Oldman Venezia 76
di Luigi De Pompeis

Meryl Streep, trai protagonisti di The Laundromat, in concorso a Venezia 76, descrive così il film diretto da Steven Soderberg: “Il film racconta di un messicano e un tedesco che prendono dei soldi dai cinesi, dai presidenti di Islanda e Malta, da Bruce Lee”. “Ma anche Kubrick…” le fa eco Gary Oldman, altro protagonista, insieme ad Antonio Banderas assente, del film che racconta dello scandalo dei Panama Papers.

Il film si apre e si chiude con due piano sequenza, lunghe inquadrature senza stacchi che vedono protagonisti in apertura Oldman e in chiusura la Streep, che offre un altro saggio, l’ennesimo, della sua grande bravura.

Gary Oldman: “Nel mio caso è stato più semplice, perché io rimango nel mio personaggio per tutta la scena, un unico piano sequenza senza tagli. L’unica difficoltà di una scena così è il testo, da attori il minimo da fare è imparare le battute, e in film come questi ci sono intere pagine di battute da imparare a memoria. Il regista chiede sempre cose diverse, rigirando la stessa scena, e quindi è importante sapere tutto a memoria.”

Meryl Streep: “Il mio piano sequenza finale è stata una delle scene più difficili del film. Non lo sapevo fino alla sera prima: le mie scene erano tutte concentrate in un unico blocco e solo la sera prima ho scoperto che avremmo fatto questa parte in questo modo. L’aspetto più difficile è stato il fatto che ho recitato la lettera John Doe: è la vera lettera, scritta dalla gola profonda dei Panama Papers, ed è scritta nel linguaggio scritto, che non è colloquiale. Mi sono dovuta impegnare a renderlo tale ma sforzandomi di non cambiare nulla, e nel frattempo dovevo trasformarmi. Non è stato affatto semplice. L’abbiamo rigirata tantissime volte, volevo che fosse perfetta, che non ci fosse nemmeno una parola fuori posto, perché erano le parole di una persona coraggiosissima che ha cambiato il mondo.”

Il personaggio della Streep ricorda tutte le persone comuni che, colpite da un fatto personale, cercano di fare qualcosa per cambiare il mondo. “Penso che tutti noi quando vediamo persone appassionate tendiamo a fidarci – ha detto Meryl StreepIo stessa beneficio delle leggi che hanno dato la possibilità a queste persone di perpetrare questi crimini, ma non mi interessa conservare questo diritto. Spesso, le persone che alimentano e sostengono questo sistema sono le più povere, e c’è dell’ironia in questo. Il mio personaggio non è diverso da mia madre, o dalla gente del posto in cui sono nata: persone che vivono la loro vita, vanno in chiesa, pensano ci sia giustizia, e quando vedono che non c’è, non si sa con quale forza cercano di cambiare il mondo. Ma il mio è un personaggio creato da Soderbergh e Scott Z. Burns.”

Entrambi gli attori si sono distinti per le trasformazioni nei loro ruoli. Ed entrambi hanno dei canoni molto precisi in base ai quali scelgono i copioni che vengono loro proposti.

Meryl Streep: “Non vedo il mio lavoro come un compito a casa o una prescrizione medica. Ovviamente amo la sfida, amo mantenere la mente aperta e imparare a pensarla diversamente. Invecchiando qualcuno pensa di aver imparato tutto, di sapere tutto, e invece a me piace aprire la mia mente.”

Gary Oldman: “Vi rendete conto che avete davanti due primi ministri inglesi! Il punto è che nell’interpretazione l’elemento fisico è uno degli aspetti più difficili. Quando mi trovo davanti a un rischio, quello che penso è: se cadrò, precipiterò e sarà una caduta lunghissima e quando arriverò al suolo mi farò molto male. Ma questo fa parte del rischio che ci prendiamo quando accettiamo un ruolo difficile.”

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