4 metà recensione
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Davvero esiste una sola anima gemella? Luca è convinto di no e, per spiegare la sua teoria racconta la storia di quattro personaggi e quattro possibili coppie. Arriva su Netflix 4 Metà, il film di Alessio Maria Federici che esplora la vita di coppia attraverso concetti come il caso, il destino, l’attrazione e le infinite possibilità che la vita offre e al tempo stesso toglie.

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4 Metà: cast e trama

Luca e Sara sono la classica coppia felice: si sono fidanzati alle superiori e, dopo anni di fidanzamento, verso i trent’anni si sono sposati. I due, durante una cena con un paio di amici, iniziano a parlare dell’idea di anima gemella. Luca sostiene che sia riduttivo e illogico pensare che, per ognuno, possa esistere un’unica persona in grado di completarci. Per spiegare la sua teoria, Luca racconta una storia: le diverse versioni di quattro possibili innamoramenti.

Ci sono quattro ”metà”, parti incomplete in cerca di un partner. Chiara (Ilenia Pastorelli) è un’anestesista dolce e affascinante. La sua amica Giulia (Matilde Gioli) è una matematica cinica e autoritaria. Entrambe sono single. A casa di Luca e Sara, le due conoscono gli scapoli Dario (Giuseppe Maggio) e Matteo (Matteo Martari). Il primo è un avvocato sicuro di sé e libertino, mentre l’amico è un uomo letterario impacciato e dolce. Da quella serata, combinando le metà, potrebbero nascere quattro diverse coppie. Chi si fidanzerà con chi?

Una banalità sorprendentemente interessante

Con 4 Metà, siamo completamente immersi nel genere sentimentale: non si fa che parlare di anime gemelle, compatibilità, primi appuntamenti, amore e sesso. Inizialmente, il flirtare e i cliché dello scapolo sciupafemmine (Dario) opposto al tenerone con gli occhiali (Matteo), o della donna in carriera (Giulia) in contrapposizione alla Marilyn Monroe bella e romantica (Chiara) fanno storcere il naso. Proseguendo con la visione però, ci si inizia ad appassionare.

Nonostante la confusione con cui vengono incastrate le diverse storie, il crogiolo di possibilità mostrate attrae. Viene da chiedersi: gli opposti si attraggono o chi si somiglia si piglia?

Va detto però che il montaggio non è impeccabile ai fini della comprensione della storia. C’è un continuo mescolamento di tempi, di spazi e di mondi paralleli in cui, in analoghi tempi e spazi, si svolgono vicende diverse. La particolarità di 4 Metà però è che, più il film attorciglia le varie storie, più acquisisce senso.

4 metà4 Metà è un film sulle possibilità 

La storia che Luca racconta vuole dimostrare la relatività della vita. Ogni scelta che compiamo, da un lato apre ad una serie di possibilità, dall’altro esclude altrettanti momenti, persone, relazioni. Ogni azione ed incontro cambia la realtà attorno a noi e anche noi stessi. La vita che viviamo è solo una delle tante che avremmo potuto vivere anche solo facendo un gesto diverso. Ugualmente, le persone che incontriamo e con cui entriamo in sintonia sono solo alcune tra tutte quelle compatibili con noi.

4 Metà è dunque un film che si presenta come una banale commedia sentimentale, ma che, toccando concetti di un certo spessore, riesce ad andare più in profondità. Sfruttando anche i personaggi della storia – Chiara e Matteo più romantici mentre Giulia e Dario decisamente pragmatici – il lungometraggio affronta sia concetti filosofici come Il mito della metà di Platone, sia teorie scientifiche come la relatività e l’effetto farfalla.

Parola d’ordine: leggerezza

4 Metà resta però un film romantico, privo di tratti drammatici o tristezza esasperata. Esattamente come si capisce dall’incipit, veniamo catapultati in una storia raccontata durante una cena estiva. Proprio come se fosse un mito o una favola, la pellicola tratta concetti importanti in termini semplici e semplificati. In una parola, con leggerezza. Gli ambienti ovattati, luminosi e colorati della Roma fatta di terrazze e interni alla Özpetek (Le fate ignoranti, La dea fortuna), alleggeriscono il film, sfiorando a tratti la superficialità.

La recitazione non è delle più sconvolgenti e appassionanti e, come spesso accade nei film leggeri italiani, ricorda quella del mondo delle fiction. Proprio per questo motivo, 4 Metà manca di potenza drammatica. Quella del lungometraggio è quindi una leggerezza a tratti fastidiosa, ma forse necessaria a raccontare una storia aneddotica.

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