Carol

C’erano una volta gli anni cinquanta, un’epoca in cui i giocattoli venivano costruiti con il legno, la latta, e durante le feste di Natale si regalavano ai bambini treni elettrici più di ogni altra cosa. Un’isola felice nel tempo, almeno nelle apparenze, perché come ogni era nascondeva fra le pieghe segreti e tabù ancora adesso non del tutto dissolti, anzi incredibilmente attuali. Todd Haynes raccoglie tutta la sua classe e il suo talento per dipingere – in senso letterale, a guardare la fotografia di Edward Lachman che crea tele di Hopper in movimento – Carol, un melodramma tutto al femminile che prova a raccontare la condizione della donna durante quel preciso periodo storico (sfruttando in particolar modo l’omosessualità femminile, un fenomeno allora piuttosto oscuro e difficilmente compreso, per non dire illegale).

 
 

carol2Una condizione borderline, al confine fra la più aperta emancipazione e la sottomissione sociale rispetto ai maschi dominanti. Carol, che ha i biondi boccoli di Cate Blanchett in versione Femme Fatale, è una donna sposata, benestante, con una figlia che ama all’estremo. Non si può dire la stessa cosa del marito, con il quale porta avanti una storia ormai al capolinea. Ha occhi soltanto per Therese, una Rooney Mara con caschetto scuro che ricorda una bambolina delicata di ceramica, per non dire una Audrey Hepburn eterea, innocente e curiosa. Ogni elemento dell’intero film si muove attorno alle due donne, all’estrema grazia con cui le mani si sfiorano, ai capelli che scivolano sulle guance, agli occhi che si riflettono negli specchi, ai capezzoli turgidi che si abbandonano alle labbra colme di autentico desiderio.

carolTutto si regge su un filo di erotismo sottilissimo, sempre e solo accennato ma gonfio di eleganza e tensione, capace di incastrare lo spettatore in una trappola emozionale senza uscita. Si assiste inermi ad un sogno patinato di inarrivabile bellezza e sofferenza, poiché la strada verso la libertà è piena di arbusti nei quali inciampare, cavilli burocratici dai quali farsi inghiottire. Ma più di tutto è colma di invidia, di odio orribile e gratuito, da parte proprio delle persone che dovrebbero proteggerci. Evidentemente, nel petto di ognuno vi è solo la tenebra.

Carol atterra come un fiocco di neve, soffice, sulla competizione del Festival di Cannes 2015 infiammando più di un cuore. Lo fa parlando un linguaggio altissimo e una messa in scena che andrebbe studiata nelle scuole, così come il suo impatto visivo, il suo montaggio e le sue profonde, straordinarie interpretazioni. La coppia inedita Blanchett-Mara è infatti sconvolgente, pronta a solcare una traccia profonda nella mente di molti. La loro impalpabile bellezza si unisce al talento per restituire sullo schermo una chimica violenta, un contrasto viscerale capace di creare qualcosa di unico al pari di due colori primari che si mescolano. Il completamento di un’opera armonica e magistrale, capace di insegnare più di quanto mostra, più di quanto racconta.