Con il suo nuovo film, Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif) torna a raccontare l’Italia attraverso uno sguardo personale, mescolando leggerezza e profondità. …Che Dio perdona a tutti, dal 2 aprile al cinema, è una commedia che sorprende per la sua capacità di far convivere risate di pancia e riflessioni autentiche sulla fede e sull’incoerenza umana.
Un protagonista immerso nella quotidianità (e nei dolci)
Arturo (Pif) è un agente immobiliare dalla vita scandita da abitudini rassicuranti: lavoro, calcetto e una passione smisurata per i dolci siciliani. Non si tratta solo di un piacere personale, ma di una vera e propria ossessione, che lo porta a recensire sui social ogni specialità che assaggia.
Accanto a lui c’è Tommaso, interpretato da Francesco Scianna, amico di Arturo e al tempo stesso suo superiore alla Trinacria Real Estate, l’azienda per cui lavora. Figura concreta e terrena, rappresenta un contrappunto perfetto alle inquietudini del protagonista. In questa prima parte del film, Pif costruisce un mondo credibile e familiare, fatto di piccoli riti quotidiani e di una leggerezza che nasconde, però, una certa immobilità esistenziale.
Flora: amore, fede e trasformazione
L’equilibrio di Arturo si incrina con l’arrivo di Flora, interpretata da Giusy Buscemi. Figlia del più rinomato pasticcere di Palermo, Flora è determinata ad aprire un proprio locale, ma soprattutto è una donna profondamente religiosa.
Il loro incontro è l’innesco di tutto: Arturo, inizialmente, si avvicina alla fede quasi per gioco, per compiacerla. Ma quello che nasce come finzione si trasforma lentamente in un percorso più sincero. Flora non è solo un interesse amoroso, ma una figura che mette Arturo di fronte a domande che ha sempre evitato.
Il rapporto tra i due è costruito con delicatezza: lei lo conquista attraverso i dolci, ma pretende anche una crescita interiore, una coerenza tra ciò che si dice e ciò che si vive.
L’incontro con il Papa e il cambio di prospettiva
Il vero punto di svolta arriva con l’incontro con il Papa, interpretato da Carlos Hipólito. È qui che il film cambia tono, senza però perdere la sua anima ironica.
Questa figura, chiaramente ispirata a Papa Francesco, non è mai caricaturale: al contrario, rappresenta un modello di umanità, ascolto e semplicità. Il Papa diventa per Arturo una guida inattesa, capace di spingerlo verso una riflessione più autentica e meno superficiale sulla fede.
Da questo momento in poi, il film amplia il suo respiro, passando dalla dimensione privata a una riflessione più universale.
Comicità e profondità: un equilibrio riuscito
Uno degli aspetti più riusciti del film è la sua capacità di bilanciare momenti comici e riflessioni profonde. Pif resta fedele al suo stile: una comicità mai urlata, spesso basata sull’assurdo e sulle contraddizioni dei personaggi.
Le scene di vita quotidiana e le situazioni legate al mondo dei dolci offrono momenti di puro divertimento. Ma sotto questa superficie si sviluppa una riflessione costante sulla religione: non tanto come istituzione, ma come pratica concreta.
Il film si interroga sulla distanza tra chi predica e chi vive davvero la fede, mettendo in luce le incoerenze di una società che spesso confonde devozione e apparenza.
Personaggi autentici e interpretazioni convincenti
Il cast contribuisce in modo decisivo alla riuscita del film. Pif costruisce un Arturo imperfetto ma umano, facile da comprendere proprio per le sue contraddizioni.
Giusy Buscemi dona a Flora una doppia anima credibile: spirituale ma anche sensuale, rigorosa ma capace di grande passione. È un personaggio che sfugge agli stereotipi e incarna una fede profondamente radicata e dogmatica, in cui crede senza esitazioni, ma che talvolta rimane distante dalla concretezza delle opere e della vita vissuta.
Francesco Scianna, invece, porta in scena un personaggio immediato e concreto, molto “terreno” e lontano dalla spiritualità, offrendo un contrappunto essenziale alle tensioni esistenziali del protagonista.
Infine, Carlos Hipólito regala al suo Papa una presenza carismatica e sorprendentemente naturale.
Una commedia deliziosa in tutti i sensi
…Che Dio perdona a tutti è una commedia “deliziosa” anche nel senso più letterale. Il cibo – e in particolare i dolci – diventa metafora di relazione, seduzione e persino spiritualità. Pif riesce a utilizzare questo elemento in modo narrativo, rendendolo parte integrante del percorso dei personaggi. Il risultato è un film che si gusta con piacere, capace di alternare leggerezza e intensità senza mai perdere coerenza.
In definitiva, …Che Dio perdona a tutti è una commedia riuscita, che riesce nell’impresa non scontata di far ridere e riflettere al tempo stesso. È anche un omaggio a Papa Francesco, alla sua visione della fede e alla sua capacità di parlare anche a chi si sente distante dalla religione.
Pif firma un film personale ma accessibile, che invita lo spettatore a interrogarsi senza mai imporre risposte. E forse è proprio questo il suo punto di forza: lasciare spazio al dubbio, alla contraddizione e, perché no, anche alla possibilità di cambiare. Oppure di restare fedeli alle proprie convinzioni, ma con una nuova consapevolezza e domande più profonde.
...Che Dio perdona a tutti
Sommario
Una commedia intelligente e “deliziosa”, che alterna risate e riflessioni sulla fede senza mai risultare pesante: Pif trova un equilibrio efficace tra ironia e profondità, sostenuto da un cast convincente e da un omaggio sincero a Papa Francesco.
