È per il tuo bene

Prodotto da Picomedia e Medusa Film e disponibile in streaming da luglio 2020 su Amazon PrimeÈ per il tuo bene è l’ultimo lavoro da regista di Rolando Ravello. Il film è tra i tanti a non aver potuto beneficiare di un’uscita in sala, a causa del lockdown, e ad essere passato direttamente alla distribuzione in streaming. Il cast è di tutto rilievo e la commedia, remake del successo spagnolo Es por tu bien,  promette leggerezza e risate.

 
 

La  trama di È per il tuo bene

Tre amici non vedono di buon occhio le relazioni sentimentali delle rispettive figlie. Arturo, Marco Giallini, è un ricco avvocato, padre di Valentina, Matilde Gioli, che ha lasciato un collaboratore dello studio paterno il giorno delle nozze per Alexia, Lorena Cesarini, una ragazza di colore che vive di lavoretti. Sergio, Giuseppe Battiston, ha scoperto che sua figlia Sara, Alice Ferri, frequenta il fotografo Luigi, Alberto Lo Porto, molto più grande di lei e noto donnaiolo. Infine Antonio, Vincenzo Salemme, scopre che la figlia Marta, Eleonora Trezza, ha una storia con un rapper, Simone, alias Biondo, che né lui né sua moglie, Valentina Lodovini, considerano un tipo raccomandabile. Così i tre uniscono le forze per cercare di liberarsi di questi scomodi partner, mentre discutono con le rispettive mogli, che spesso non sono d’accordo coi loro piani. Inscenare un furto, assoldare una escort e nascondere droga in uno zaino basteranno a far cambiare idea alle figlie?

Un remake noioso e pieno di stereotipi

È per il tuo bene ha il sapore di un progetto costruito a tavolino, pensando di sfruttare il successo della commedia spagnola Es por tu bien, diretta nel 2017 da Carlos Therón, con Javier Camara, co-prodotta da Mediaset Spagna e basata su un soggetto di Josep Gatell e Manuel Burque. L’idea è farne un remake che si spera altrettanto fortunato, puntando molto su un cast di grossi nomi.

Posto che l’originale era una commedia piuttosto semplice, più comica che profonda, anzi puramente disimpegnata, che si muoveva in superficie sul tema delle dinamiche padri-figlie, suoceri-generi, si sarebbe comunque potuto ottenere un risultato di buon intrattenimento, con qualche guizzo ad illuminare il tutto e un susseguirsi di siparietti godibili, animati da interpreti tra i più dotati del nostro cinema.

Purtroppo questo non è. La sceneggiatura, a cura dello stesso regista e di Fabio Bonifacci, è meccanica, con diverse incongruenze e momenti che scivolano pericolosamente verso il patetico, come l’inseguimento all’aeroporto tra Sergio e Luigi, e il personaggio stesso di Luigi, interpretato da Alberto Lo Porto, in molti suoi momenti. Ma lascia perplessi anche Valentina, che subito dopo aver lasciato sull’altare il fidanzato, dice di volere un figlio con la sua nuova compagna, aggiungendo: “è da tanto che ci pensiamo”. Lo stesso Arturo rischia di mandare all’aria la sua carriera e la sua vita per impedire alla figlia di stare con chi vuole. La moglie di Antonio cambia repentinamente idea sul fidanzato della figlia, passando dall’intransigenza più dura alla comprensione più profonda. Non mancano alcune scene madri quasi in stile mucciniano, immotivate, specie da parte delle mogli. Bonifacci, che pure ha scritto commedie italiane di successo, divertenti ma intelligenti come Si può fare, Benvenuto Presidente, Amiche da morire o anche disimpegnate ma godibili, qui costruisce una commedia scialba, senza mordente. C’è poco lavoro sull’organicità, sulla congruenza, in favore della  comicità di situazione, di gag accostate una all’altra all’interno della narrazione. Però, questa scelta non è efficace perché il ritmo resta lento e il film procede stancamente.

In quanto al contesto, poi, è quasi del tutto assente, se si eccettua la disparità sociale fra il ricco avvocato Arturo con la sua sontuosa villa, e i due amici. Il film è incentrato sulla dimensione personale della famiglia, dei rapporti genitori-figli e di coppia, ma non si entra mai davvero nella sostanza di questi rapporti. La famiglia non è indagata a fondo. Si rimane in superficie, con personaggi piatti e stereotipati. Sono tipi umani: il rapper, l’extracomunitaria che fa lavoretti, il donnaiolo, l’impulsivo, il ricco, l’ex galeotto e le tre mogli più o meno disperate.

Un cast stellare che non brilla in È per il tuo bene

Questo quinto lavoro dietro la macchina da presa di Rolando Ravello punta molto sulla presenza di alcuni pezzi da novanta del nostro cinema. Il regista torna a dirigere Marco Giallini, già visto in Tutti contro tutti ed è proprio lui a regalare qualche sporadica risata con le sue spontanee uscite in romanesco, ma comunque insieme ai suoi compagni di viaggio non riesce a reggere il peso del film. Giuseppe Battiston viene confinato a un ruolo ripetitivo, che non gli dà la possibilità di esprimersi a pieno. Lo stesso Vincenzo Salemme, che sulla carta dovrebbe essere l’interprete perfetto per questo tipo di commedie, che vivono di efficaci botta e risposta con i compagni di scena, qui non riesce a far sorridere. Alle interpreti succede lo stesso. Isabella Ferrari, Valentina Lodovini e Claudia Pandolfi soffrono nell’essere relegate in subordine rispetto ai succitati colleghi, in quanto i ruoli delle consorti disegnati per loro restano secondari. Così come Matilde Gioli: il suo personaggio non possiede la spinta dirompente che avrebbe potuto avere. Il buon cast, insomma, non riesce a prendere il timone della commedia e traghettarla verso il successo.

È per il tuo bene, il lavoro di un regista dal talento offuscato

Ne risulta una commedia troppo esile, in cui Ravello sembra quasi abdicare, sacrificando la sua capacità di osservare sia la società in cui vive, sia il mondo più ristretto di una coppia con sguardo acuto, cogliendone aspetti comici ma anche di riflessione. Quella capacità che gli ha dato spessore come interprete, che ha mostrato da sceneggiatore – collaborando ad esempio alla scrittura di Perfetti sconosciuti – e naturalmente da regista nell’affresco sociale tragicomico e spassoso dell’esordio Tutti contro tutti o con la commedia romantica dai toni lievi Ti ricordi di me, rispetto ai quali il suo smalto appare sbiadito.