Festival di Roma 2014: Phoenix recensione del film di Christian Petzold

-

Phoenix-scena

Giugno 1945. Sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, Nelly Lenz torna a Berlino, dove è nata, gravemente ferita al volto e sfigurata. Senza neanche aspettare di essersi ripresa dall’intervento di chirurgia plastica al viso, e contro il parere di Lene, Nelly parte alla ricerca di suo marito, Jhonny Lenz.

phoenix-posterPhoenix è il nuovo film di Christian Petzold, che dopo il grande successo di La Scelta di Barbara, torna a parlare di sentimenti e di emozioni con un dramma denso e coinvolgente nella Germania del dopoguerra. L’eco del mai dimenticato nazismo e dell’olocausto fanno da sfondo ad una storia di amore e di ricordi, in cui l’autore tedesco riesce a confermare la padronanza e la maestria nel riproporci grandi storie di realismo e di emozioni. La sceneggiatura si ispira chiaramente a Vertigo, con il tema dell’identità e della ricerca, ma la chiave di lettura che gli attribuisce il regista tedesco è interamente incentrata sull’emozione e la tensione. Queste saranno le chiavi di lettura che fanno della storia una complicata rete di emozioni caratterizzati da numerosi tempi dilatanti, pochi estetismi da parte della macchina da presa o stratagemmi di montaggio, riuscendo così a dare un’ampia visione di come viene trattato il tema della riconciliazione con se stessi e con gli altri. Da questo approccio emerge la bravura artistica dei due attori, prima su tutte Nina Hoss, che ha già lavorato con l’autore proprio per La Scelta di Barbara, il suo personaggio è spezzato dai tragici eventi ma si aggrappa alle poche certezze della sua vita, l’amore per suo marito accompagnato al desiderio di rinascita e di normalità. Bravo nel condividere la scena è anche Ronald Zehirfeld un uomo, o meglio un’artista, innamorato della sua vita passata e tormentato dal dubbio e dalla paura, costretto a diventare un uomo di “interessi” e di trucchetti per sopravvivere alla realtà moderna. A mantenere un occhio sulla realtà ci penserà il personaggio di Nina Kunzedorf che con il suo punto di vista “onnisciente” sulla Germania e sui coniugi Lenz riesce ad apportare nuova linfa nella narrazione e nei colpi di scena.
Il film è una grande interrogazione sui personaggi e i sentimenti, la nostalgia può essere un elemento da cui ripartire? o è solo una parte del carattere identitario di una persona? La bellezza dell’opera sta proprio nel non rispondere a queste domande e nel tenere cosciente la mente dello spettatore che inevitabilmente tenterà di dare un giudizio morale sulle persone e le situazioni.

Phoenix rappresenta una conferma per Christian Petzold, l’autore dimostra ampiamente di essere in grado di prendere temi noti e visitati dal cinema tedesco e reinterpretarli. In questo processo emerge la sua bravura nel dirigere gli attori e i sentimenti, portando così il carattere culturale della sua nazione ad una storia universale.

Stefania Buccinnà
Stefania Buccinnà
Sono un appassionata di Cinema e Serie televisive americane, motivo per cui mi sono iscritta all'università e mi sono laureata in Saperi e Tecniche dello Spettacolo Digitale presso l'università La Sapienza in Roma dove ho conseguito anche un Master di Primo Livello in Montaggio Video e Audio. Amo costruire strutture per immagini e scrivo per piacere, pensando che le due cose sono molto simili ma con grammatiche diverse. In fondo per me, scrivere una frase è come mettere insieme una scena.

Articoli correlati

- Pubblicità -

ALTRE STORIE

Dall'alto di una fredda torre Vanessa Scalera

Dall’alto di una fredda torre, la scelta di Vanessa Scalera ed...

Al cinema dal 13 giugno, distribuito da Lucky Red, la storia di Dall'alto di una fredda torre (qui la recensione) nasce sul palcoscenico del teatro,...
- Pubblicità -