Presentato già al Festival di Berlino 2016, Genius, di Michael Grandage, è stato scelto anche dalla Festa di Roma 2016 per far parte della selezione ufficiale. Nella sua didascalica semplicità, il film, scritto dal quasi sempre ottimo John Logan, racconta della tormentata storia d’amicizia tra Maxwell Perkins, editor della celebre Charles Scribner’s Sons che pubblicò Ernest Hemingway e F. Scott Fitzgerald, e Thomas Wolfe, scrittore dal torrenziale ingegno. Il film si concentra sull’incontro trai due e sul lavoro che entrambi hanno affrontato per portare alla luce due dei romanzi più famosi di Wolfe, Look Homeward, Angel e Of Time and the River. Mentre i due uomini di ingegno (di genio, come da titolo) si lasciano prendere dal vortice delle parole, costruendo parallelamente un’atipica ma solida amicizia, le loro vite rischiano di dissolversi a causa della difficoltà di coltivare gli affetti familiari.

 
 

Grandage si affida a un tono molto rassicurante che segue servilmente la storia cronologicamente raccontata, avvalendosi di volti noti imbrigliati in parti che non ne sostengono il talento. In particolare Colin Firth, nei panni di Perkins, soffre di un ruolo che lo vede costretto palesemente a recitare per sottrazione un personaggio da cui ci si aspetterebbe più carisma. Al contrario, Jude Law, a cui è affidato l’esuberante ruolo di Wolfe, è eccessivo oltre ogni misura, non giustificando la contrapposizione netta e semplicistica trai due ruoli. In mezzo a loro una melodrammatica Nicole Kidman interpreta la moglie di Wolfe, una donna che lasciò tutto per seguire la passione per questo affascinante e logorroico scrittore.

Genius: trailer del film con Jude Law e Colin Firth

Se nella prima parte il film si concentra con efficacia sulle parole, sul loro valore e sul ruolo fondamentale dell’editor, incaricato di razionalizzare un lavoro d’arte che altrimenti non avrebbe spazio sul mercato e finirebbe per essere inconcludente flusso di coscienza, la seconda parte del film lascia andare questo vibrante tema e si focalizza sulla vicenda personale, decisamente meno interessante. La lotta che Wolfe e Perkins portano avanti su ogni riga, ogni descrizione, ogni dorata parola da tagliare, salvare, spostare, è molto più potente dei litigi e delle reciproche accuse che Max e Tom si rivolgono nella seconda parte del racconto.

Con Genius, Michael Grandage confeziona un biopic più che tradizionale che troppo presto lascia andare il guizzo di originalità cui si aggrappa all’inizio, sprecando l’occasione per una profonda riflessione su quale sia effettivamente il genio, se l’artista che dialoga direttamente con la Musa, o la mente che si incarica di fare da tramite tra quell’opera e il pubblico che accoglierà e renderà così immortale l’arte stessa.

Genius