L’acclamato autore di Soul Kitchen e de La Sposa turca, realizza un film per ragazzi, certamente non all’altezza dei suoi lavori precedenti. Goodbye Berlin è il classico on-the-road di formazione adolescenziale destinato a un pubblico giovane e quindi trattato in maniera garbata, prevedibile, senza mai prendere posizioni radicali o muoversi in territori che potrebbero risultare scabrosi.

 

Il film di Fatih Akin racconta una manciata di giorni alla fine della scuola di due ragazzi, Maik, di buona famiglia e carico di tutte le frustrazioni e le insicurezze tipiche della sua età, con una madre alcolizzata e un padre menefreghista, e Tschik, un ragazzo disadattato ed evitato da tutti, che si definisce uno zingaro ebreo. I due, dopo la ritrosia iniziale, fanno amicizia e partono insieme su una Lada rubata per raggiungere la Valachia. Ne combinano di tutti i colori, incontrando tanti personaggi sulla loro strada e facendo danni a non finire. La sceneggiatura è basata sul romanzo cult tedesco di Wolfgang Herrndorf.

Goodbye Berlin è un classico on-the-road di formazione

Il risultato è godibile e spensierato, anche se a tratti si avvertono troppe ingenuità e quei meccanismi tipici di tanti prodotti per ragazzi ormai omologati e riservati a una fruizione televisiva. Molto forzato e improbabile per esempio l’incontro con un’altra adolescente in fuga in una fabbrica abbandonata.

Vedendo Goodbye Berlin non si può non pensare allo strabiliante Microbo e Gasolina del buon Michel Gondry, ma siamo veramente molto distanti, e non bastano delle scelte indovinate, come l’utilizzo di un vecchio brano su musicassetta di Richard Clayderman, o sparute situazioni demenziali,  a elevare il film.