Hard to be a god recensione

 

Prima mondiale di Hard To Be a God ,l’ultimo film del cineasta russo Aleksej Jurevic German , scomparso lo scorso febbraio a cui va il Premio alla Carriera 2013 postumo.

La lavorazione di questo film ha occupato circa gli ultimi 14 anni della vita del regista russo, che solo a fine anni ’90 ha trovato il coraggio di trasporre al cinema il romanzo dei Fratelli Strugackij , cosa che non gli era stata permessa prima a causa della censura sovietica, che per tutta la sua carriera ha attaccato il suo lavoro, cercando di evitare la distribuzione dei suoi film.

Il concetto dietro Hard To Be a God è contorto : German immagina che alcuni scienziati vengono mandati sul pianeta Arkanar per aiutarne la civilizzazione. L’impresa non è semplice in quanto questa civiltà si trova nella sua fase medievale dove la violenza è all’ordine del giorno in particolare nei confronti degli intellettuali e letterati, ma questi scienziati non possono in nessun caso rispondere alle provocazioni violente con la violenza. Ma per Rumata ( Leonid Yarmolnik ) , uno degli scienziati, la situazione è troppo grave e si ritrova a voler salvare dalla gogna gli intellettuali cercando di intervenire.La domanda che aleggia per tutto il film è : Cosa faresti se fossi Dio?

Nel cast oltre ad un bravissimo Yarmolnik anche Yuriy Tsurilo, Natalia Moteva, Dmitriy Vladimirov, Laura Lauri, Aleksandr Ilin, Evegenyi Gerchakov.

Aleksej German in Hard To Be a God ricostruisce una versione fedele di quel mondo trucido, con una fotografia grandiosa che davvero aggiunge qualcosa in più alla concezione di cinema, girando nei primi anni 2000 in bianco e nero.

Nella totalità  delle sue quasi tre ore il film è pesante e impegnativo, ma il sotto testo è un tema eterno per il quale German può trovare un pubblico interessato anche a oltre 14 anni dalla sua concezione. Il messaggio umanistico è forte: è inutile e difficile cercare di cambiare la civiltà, perché l’uomo è un’animale portato alla violenza e per quanto uno ci possa provare ci sarà sempre la supremazia del più forte sul più debole.

Per uno spettatore non maturo a livello cinematografico,  la trama risulta confusa e la storia si capisce solo grazie alla sinossi letta prima della proiezione.

 

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