Il titolo viene da una strofa di una canzone degli Inti-Illimani, quelli originali, i primi, come si dice nel documentario a ricevere questo nome.

 

Un gruppo di musicisti che amavano la musica popolare che si ritrovò a diventare icona di un decennio di rivolte e di lotta all’oppressione.
Gli stessi Inti-Illimani, intervistati in Cile dai due registi che li hanno seguiti lì nel 2007 per la campagna elettorale di Michelle Bachelet, che poi in effetti divenne la prima donna ad essere eletta presidente del Cile.

Il gruppo ricorda se stesso, il Cile prima del golpe di Pinochet, l’esilio e i 15 anni passati in Italia, fino ad arrivare al ritorno in patria ed all’evoluzione che il gruppo ha subito.

La storia attraversa quindi momenti dolorosi come la morte per esecuzione di Victor Jara,storico cantante politico attivista cileno, fino alle nuove leve, che sono state integrate, come dicono più volte, nel progetto Inti-Illimani, trasformato oggi in cooperativa.

Una naturale evoluzione che viene spiegata con parole semplici da Jorge Coulon, ritenuta necessaria, perchè il periodo storico è ormai, per fortuna, cambiato, perlomeno in Cile. Allo stesso modo tutti si sentono un poco limitati dall’essere spesso solamente associati a “El pueblo unido”, la loro canzone più rappresentativa, ovviamente, soprattutto, per chi, come il cubano Efren Viera, fuoriuscito da Cuba ed entrato da diversi anni nel gruppo, che ha di quella parte politica di cui gli Inti-Illimani sono voce storica, un’esperienza del tutto diversa e molto più dolorosa.

L’altro elemento di cambiamento è stato sia la dipartita di alcuni elementi storici, non d’accordo con le mutazioni in atto nel gruppo, sia l’aggiunta di elementi giovani, che provengono da scuole di musica, un’estrazione completamente diversa da quella del nucleo fondante del gruppo, formato da musicisti autodidatti che, come afferma lo stesso Juan Flores, non sapevano leggere la musica, ma sapevano fare il loro lavoro: “ascoltare, sentire e suonare”.

Il forte legame con l’Italia non avviene attraverso un ricordo di artisti o politici coetanei degli Inti-Illimani, ma con un falò e con un artista giovane, che ha utilizzato un campione della musica del gruppo per una sua canzone: Daniele Silvestri, che appare infatti emozionato e imbarazzato quando racconta di aver “rubato” un giro di flauto per la sua “Il mio nemico”, ed è ancora più emozionante vedere poi gli stessi Inti-Illimani eseguire il pezzo con lui sul palco di Capannelle, a Roma.

Il documentario, come raccontano i registi, ha una lunga vita e anche una difficile produzione, fatto che si intuisce durante la visione. E’ stato terminato nel 2007, e da allora è stato visto in molti festival, soprattutto in Sud America, per poi, dopo quattro anni, trovare finalmente distribuzione in Italia attraverso Distribuzione indipendente, che ha trovato un circuito di 360 sale, più che altro cine-circoli e cineclub, nei quali verrà distribuito nel corso dell’anno a partire dal prossimo 25 Novembre.