La moglie di Tchaikovsky: recensione del film

Presentato a Cannes 2022, arriva in sala dal 5 ottobre.

La moglie di Tchaicovsky, Alyona Mikhailova e Odin Lund Biron.

C’era anche La moglie di Tchaikovsky di Kirill Serebrennikov nell’edizione 2022 del Festival di Cannes, quella che ha visto assegnare la Palma d’Oro a Ruben Ostlund con Ttriangle of sadness. Il lavoro con cui il regista russo torna nelle sale italiane dal 5 ottobre non indaga la vita del più famoso compositore russo utilizzando lui stesso come punto focale – come aveva fatto L’altra faccia dell’amore di Ken Russell, con Richard Chamberlain e Glenda Jackson, del 1970. Adotta invece il punto di vista della moglie, Antonina Miljukova, preda di un’ossessione d’amore che vuole imporre sé stessa. Ossessione, seppur religiosa, era d’altronde anche quella del protagonista di Parola di Dio, film diretto da Serebrennicov nel 2016.

La storia di Antonina Miljukova

Russia, 1893. Il grande compositore russo Pyotr Tchaikovsky, Odin Lund Biron, è morto. Sua moglie, Antonina Miljukova, Alyona Mikhailova, si reca alla veglia funebre. La sua mente ritorna agli inizi della loro storia, vent’anni prima, quando, giovane aspirante musicista, aveva conosciuto il già noto Tchaicovsky, uomo schivo e scostante, e se ne era innamorata a prima vista. I due si erano poi sposati. Lui per convenienza, per coprire con un matrimonio di facciata la sua omosessualità e mettere a tacere i pettegolezzi in un paese tradizionalista e bigotto. Lei, preda di una infatuazione che si sarebbe presto trasformata in ossessione, ma anche desiderosa di sottrarsi al giogo materno e migliorare la sua condizione sociale. La relazione sarebbe stata sempre turbolenta, l’unione sfortunata. Antonina non avrebbe mai accettato l’omosessualità del marito, decisa a imporgli il suo amore, in virtù della sua posizione di moglie legittima, ma Tchaikovsky e tutto il suo entourage l’avrebbero sempre considerata solo una minaccia per l’integrità fisica e psicologica del musicista.

Viaggio psicologico in un rapporto tormentato

La moglie di Tchaikovsky è un viaggio nel profondo di una mente di donna, di un rapporto complesso e problematico. Un registro che mescola il realismo con l’elemento onirico e surreale è la chiave scelta per rendere lo scivolamento della protagonista verso l’ossessione e la follia – Antonina muore in manicomio nel 1917. Il regista è molto abile nel costruire l’universo psichico di una donna intelligente e ambiziosa – ma anche fragile – che non si accontenta del posto riservato alle donne nella società del suo tempo. Questo è ciò che Serebrennikov sa fare meglio. Diverse le scene che colpiscono lo spettatore, non solo per l’intensità delle interpretazioni, ma anche per la costruzione scenica, il senso dello spazio. Le mani della protagonista, affusolate e nervose, spesso inquadrate, ne rispecchiano l’ossessione febbrile. Serebrennicov sa far emergere le pulsioni frustrate che la protagonista tiene a freno, ma che poi lascia libere. Un plauso va certo all’interprete Alyona Mikhailova, intensa e convincente, e a Odin Lund Biron, Tchaicovsky – attore americano che ha preso parte alla serie tv Interns. L’eros e le pulsioni contrastanti e insopprimibili di entrambi i protagonisti, sono il perno del film, l’elemento attorno al quale ruota anche il conflitto insanabile tra i due.

Il cast de La moglie di Tchaicovsky

Anche il resto del cast offre buone prove: dalla sorella di Antonina, interpretata da Ekaterina Ermishina, ai fratelli di Tchaicovsky, Modest, Filipp Avdeev, e Sasha, Varvara Shmykova, fino all’avvocato Shlykov, amante di Antonina, interpretato da Vladimir Mishukov. Gli interpreti sanno stare al fianco dei protagonisti, arricchendo la pellicola.

La componente visiva

Il lavoro si distingue per la sua forte componente visiva e per un’estetica ben delineata. L’elemento onirico, infatti, ben si accorda con le atmosfere fumose della Mosca ottocentesca e di San Pietroburgo. La pioggia è spesso presente, il grigio plumbeo è dominante, i colori sono spenti, desaturati. Su questi, spicca il rosso dell’abito di Antonina. La fotografia è curata da Vladislav Opeliants.

La moglie di Tchaikovsky

La condizione femminile ne La moglie di Tchaicovsky

Una serie di altre questioni ruotano attorno all’approfondimento psicologico dei personaggi principali. Insieme, compongono un mosaico ricco, senza mai offuscare il fulcro del film. Una scrittura efficace, curata dallo stesso regista, rende La moglie di Tchaicovsky un’opera coesa. Il ritmo è forse a tratti lento, ma nonostante superi le due ore di durata, il lavoro riesce a tenere, nell’insieme, lo spettatore attento. Tra i temi che arricchiscono il film, rendendolo accessibile a diverse letture, la condizione femminile. La protagonista de La moglie di Tchaicovsky è una donna determinata, che non si accontenta di essere relegata a un ruolo di secondo piano. Se non si può parlare di femminismo – anche perchè Antonina non lotta per la collettività delle donne, ma per sé – certo è evidente un desiderio di affermare la propria libertà e il proprio valore. La condizione di sudditanza rispetto all’uomo nella società ottocentesca russa è evidente e sottolineata dal regista. Antonina si prende, poi, la sua rivincita, usando a sua volta un uomo, l’avvocato Shlykov. Lo degnerà della stessa scarsa considerazione che lei riceve dal marito.

La questione sociale e i diritti civili

La moglie di Tchaicovsky è anche una critica alla “madre Russia”, da parte di uno dei suoi figli, che oggi vive all’estero e di cui è nota la posizione contraria al conflitto russo-ucraino. Serebrennikov non manca di sottolineare la fame e l’indigenza nella Russia dell’Ottocento. Poveri e mendicanti all’entrata di una chiesa sono spesso l’ogetto dello sguardo del regista. La protagonista avrebbe forse rischiato di essere una di loro, se non avesse sposato Tchaikovsky. Anche nella sua famiglia, pur di nobili origini, regna la miseria. La questione sociale sta dunque a cuore al regista, che sembra sottolineare come il paese sia da un lato patria di grandi geni, come Tchaicovsky, ma non sappia prendersi cura dei suoi figli più bisognosi. Così come non è in grado di accettare l’omosessualità del compositore, spinto a un matrimonio di facciata in un paese preda di una religiosità bigotta, lo si percepisce chiaramente nel film. Tema, quello delle discriminazioni e perfino del contrasto all’omosessualità, che è purtroppo ancora attuale in Russia.

RASSEGNA PANORAMICA
Scilla Santoro
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Scilla Santoro
Giornalista pubblicista e insegnate, collabora con Cinefilos.it dal 2010. E' appassionata di cinema, soprattutto italiano ed europeo. Ha scritto anche di cronaca, ambiente, sport, musica. Tra le sue altre passioni, la musica (rock e pop), la pittura e l'arte in genere.
la-moglie-di-tchaicovsky La moglie di Tchaikovsky è un viaggio nel profondo di una mente di donna, di un rapporto complesso e problematico. Un registro che mescola il realismo con l'elemento onirico e surreale è la chiave scelta per rendere lo scivolamento della protagonista verso l'ossessione e la follia.