maledetta primavera recensione

Documentarista dagli esiti altalenanti, che non vede corrispondenza tra qualità e successo del suo lavoro, Elisa Amoruso esordisce al lungometraggio di finzione con Maledetta Primavera, un evento speciale della Festa del Cinema di Roma 2020, in collaborazione tra la Selezione Ufficiale di Antonio Monda e la sezione autonoma e parallela Alice nella Città.

Dopo il bellissimo e acuto Strane Straniere, passato in sordina, e Chiara Ferragni Unposted, uno spot pubblicitario sulla fashion blogger e imprenditrice milanese che ha fatto il giro del mondo, avevamo visto Amoruso tornare a progetti più piccoli e interessanti con Bellissime, il film documentario presentato l’anno scorso sempre alla Festa di Roma, che in quest’anno strano ha deciso di ospitare l’opera prima di fiction della regista romana.

La trama di Maledetta Primavera

Maledetta primavera e un teen movie ambientato negli anni ’80 (1989) che racconta di tre donne. Nina (Emma Fasano) adolescente che si trapianta con la famiglia in un nuovo quartiere e in una nuova scuola, non conosce nessuno, non riesce a fare amicizia con nessuno se non con la bellissima vicina, dalla quale è irrimediabilmente attratta. Sirley (Manon Bresch), quella vicina consapevolmente conturbante, diversa, inquieta, troppo consapevole per la sua età, per la sua scuola, per chi la circonda, strana, diversa, che addirittura parla un’altra lingua e la parlerà soltanto con Nina, unica che sembra capirla. Laura (Micaela Ramazzotti), giovane moglie e madre che non riesce a capire la figlia adolescente, ma che per prima non riesce a comprendere se stessa, vivendo in un costante stato di agitazione e insoddisfazione. La storia racconta un pezzetto delle loro vite, dei loro desideri semplici eppure irrealizzabili.

Maledetta Primavera recensioneUn teen movie raccontato a distanza

Elisa Amoruso riesce con grazie a raccontare l’adolescenza, lo fa con attenzione, sia da un punto di vista della messa in scena, con oggetti e costumi, sia per quanto riguarda il tratteggiare caratteri e personaggi, in maniera precisa, realistica. Riesce un po’ meno a dare tridimensionalità agli adulti, ad un padre scapestrato e assente interpretato da Giampaolo Morelli, a Laura, che offre a Ramazzotti un ruolo che replica alla perfezione quanto portato al cinema dall’attrice fino a questo momento.

Tuttavia questo racconto delicato dell’adolescenza e dei suoi drammi insormontabili, proprio perché vissuti in quegli anni, Amoruso non riesce a cancellare il distacco che esiste tra macchina da presa e soggetto. Il suo incedere trai personaggi è quello di un occhio estraneo, indagatore, quasi giudicante, superiore su personaggi che invece hanno solo bisogno di essere mostrati ed accolti.