Masters of the Universe: recensione dell’ultimo film con Nicholas Galitzine, Idris Elba, Camila Mendes e Jared Leto

Il nuovo adattamento aggiorna il mito di He-Man con un mix efficace di spettacolo visivo, avventura e personaggi capaci di parlare a più generazioni. Dal 4 giugno al cinema.

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Portare nuovamente sul grande schermo uno dei franchise fantasy più amati degli anni Ottanta non era un compito semplice. Masters of the Universe, diretto da Travis Knight, raccoglie l’eredità dell’immaginario creato da Mattel e della pellicola cult del 1987, aggiornandolo per il pubblico contemporaneo senza rinunciare allo spirito avventuroso che ha reso celebri He-Man, Skeletor e il mondo di Eternia. Il risultato è un film spettacolare, ricco di azione, effetti visivi e umorismo, ma anche sorprendentemente interessato a riflettere sul significato dell’eroismo e sulla forza del dialogo.

Dalla caduta di Eternia alla ricerca della Spada del Potere

Eternia è un pianeta meraviglioso, in cui il giovane principe Adam (Artie Wilkinson-Hunt) cresce allenandosi sotto la guida di Duncan (Idris Elba), insieme alla fedele amica Teela (Eire Farrell). La pace del regno viene però spezzata dall’invasione di Skeletor (Jared Leto) e dei suoi seguaci, tra cui la potente strega Evil-Lyn (Alison Brie).

Per salvare il futuro del pianeta, la regina madre (Charlotte Riley) chiede alla Maga (Morena Baccarin) di proteggere suo figlio. Secondo un’antica profezia, ogni epoca ha un eroe destinato a impugnare la Spada del Potere e a salvare Eternia. La Maga affida quindi la leggendaria arma ad Adam e lo invia sulla Terra, luogo d’origine della madre.

Anni dopo ritroviamo Adam (Nicholas Galitzine) ormai adulto. Smarrita la Spada durante il viaggio tra i pianeti, il giovane trascorre le sue giornate cercando disperatamente di ritrovarla, apparendo spesso eccentrico agli occhi delle persone che lo circondano. Sarà Teela (Camila Mendes), giunta anch’essa sulla Terra, ad aiutarlo nella sua missione.

Da questo momento il film si sviluppa tra incontri, scontri e incomprensioni. Adam deve confrontarsi non solo con le minacce provenienti da Eternia, ma anche con una società terrestre che fatica a credere alle sue storie. Persino alcuni membri della guardia reale del suo pianeta sembrano non riconoscere più il ragazzo che dovrebbe diventare il loro campione. Tra battaglie spettacolari, inseguimenti e creature fantastiche, il destino del suo mondo d’origine finirà per dipendere dalla sua capacità di accettare il ruolo che gli è stato assegnato.

Masters of the Universe
Crediti Giles Keyte – © 2026 Amazon MGM Studios Content

Nicholas Galitzine convince come nuovo Adam

Uno degli aspetti più riusciti del film è la scelta di Nicholas Galitzine nel ruolo del protagonista. L’attore evita di trasformare Adam in un semplice guerriero muscolare e costruisce invece un personaggio vulnerabile, spesso insicuro e costretto a confrontarsi con aspettative enormi.

Il suo percorso di crescita rappresenta il cuore emotivo della storia. Adam non è immediatamente pronto a diventare l’eroe destinato a salvare Eternia: deve imparare a fidarsi di se stesso, a comprendere il valore delle proprie origini e soprattutto a trovare un equilibrio tra il ragazzo che è diventato sulla Terra e il principe che è nato per essere.

Accanto a lui funziona molto bene Camila Mendes nei panni di Teela, figura determinata e combattiva che evita di essere relegata al semplice ruolo di spalla. La loro amicizia costituisce uno degli elementi più interessanti del racconto, offrendo momenti di leggerezza ma anche occasioni di confronto autentico.

Jared Leto, Idris Elba e Alison Brie: un cast fedele alla tradizione

Jared Leto interpreta uno Skeletor che conserva il fascino teatrale e minaccioso del personaggio originale. Il film sceglie di non trasformarlo in un villain completamente realistico, mantenendo invece quella componente quasi operistica che ha sempre caratterizzato il nemico storico di He-Man.

Alison Brie conferisce personalità a Evil-Lyn, mentre Morena Baccarin dona autorevolezza e mistero alla Maga. Idris Elba, dal canto suo, offre una presenza solida e carismatica che rende Duncan uno dei personaggi a cui ci si affeziona di più.

L’insieme del cast riesce così a dare credibilità a un universo che, sulla carta, rischiava di apparire eccessivamente “sopra le righe”.

Jared Leto e Hafþór Júlíus Björnsson in Masters of the Universe (2026)
Crediti Amazon MGM Studios – © 2026

Fantascienza, fantasy e spettacolo visivo

Dal punto di vista estetico, Masters of the Universe trova un equilibrio efficace tra fantasy classico e fantascienza moderna. Eternia viene rappresentata come un mondo ricco di colori, architetture monumentali e paesaggi spettacolari, mentre la Terra assume il ruolo di ambiente più familiare e realistico.

Le sequenze d’azione sono numerose e ben distribuite nel corso della narrazione. Non mancano duelli, assedi e combattimenti su larga scala, ma il film riesce a evitare la sensazione di eccesso che spesso caratterizza i blockbuster contemporanei. Ogni scena spettacolare è infatti collegata all’evoluzione dei personaggi e alla progressione della storia.

Anche l’umorismo funziona nella maggior parte dei casi. Molte delle battute nascono dal contrasto tra la natura straordinaria di Eternia e la normalità del mondo terrestre in cui Adam è cresciuto, generando momenti divertenti che alleggeriscono la tensione senza compromettere il tono avventuroso del racconto.

Un messaggio sorprendentemente attuale

L’elemento più interessante del film è probabilmente il messaggio che attraversa l’intera narrazione. Pur essendo ricco di combattimenti e scene d’azione, Masters of the Universe suggerisce che la forza e la violenza non rappresentano sempre la soluzione migliore.

Adam è un eroe che cerca innanzitutto di farsi comprendere. Prima di combattere, prova a dialogare; prima di impugnare la Spada, tenta di costruire un ponte con chi ha di fronte. È una prospettiva insolita per un personaggio storicamente associato soprattutto alla potenza fisica, e proprio per questo risulta efficace.

Il film invita così a riflettere sull’importanza dell’ascolto, della comprensione reciproca e della capacità di superare i conflitti senza ricorrere immediatamente alla violenza. Un tema estremamente attuale, che conferisce maggiore profondità a un racconto pensato per il grande pubblico.

Il potere di un classico senza tempo

Masters of the Universe è un’avventura coinvolgente che riesce nell’impresa di aggiornare un classico senza tradirne l’identità. Pur seguendo una struttura narrativa tradizionale, il film trova una propria personalità grazie ai personaggi, all’equilibrio tra spettacolo e ironia e a un messaggio positivo che emerge con naturalezza.

Adatto sia ai più piccoli sia ai più grandi appassionati del genere, il film offre due ore di intrattenimento leggero ma mai superficiale. Tra mondi fantastici, battaglie spettacolari e riflessioni sul significato dell’eroismo, questa nuova incarnazione di Masters of the Universe dimostra che il potere di Eternia continua a esercitare il suo fascino anche sulle nuove generazioni.

Masters of the Universe
3.5

Sommario

Pur seguendo una struttura narrativa classica, Masters of the Universe riesce a intrattenere grazie a un cast ben scelto, un ottimo equilibrio tra fantasy e fantascienza e un messaggio positivo sulla forza del dialogo. Non rivoluziona il genere, ma offre un’avventura spettacolare e accessibile sia ai nostalgici sia ai nuovi spettatori.

Camilla Tettoni
Camilla Tettoni
Romana, classe 1997, è laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena e in Italianistica all’Università di Bologna, con lode. Ha conseguito un Master in International Journalism presso l’University of Stirling e un corso avanzato in Geopolitica presso la Scuola di Limes. Appassionata di cinema, dal 2025 collabora con Cinefilos.it con recensioni e approfondimenti cinematografici, affiancando attività di critica culturale e pubblicazioni su riviste italiane e internazionali.

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