Ocean's 8

Era il lontano 2001 quando Steven Soderbergh decise di dare vita ad un remake di un classico del cinema: Colpo Grosso, film del 1960 con “mostri” del calibro di Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr. e Angie Dickinson. Il regista di Atlanta adattò sapientemente il tema della rapina ai tempi moderni, all’indomani dell’aprirsi del nuovo millennio. Ocean’s Eleven è diventato in breve una trilogia molto amata, con i seguiti Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen, che vedevano di volta in volta l’aggiunta di nuovi famosissimi attori protagonisti.

Cambiano i tempi, cambiano le situazioni. E Ocean’s 8 vuole essere un reboot che si rinnova all’insegna degli aspetti sociali più rilevanti del nuovo decennio. In sincronia con il movimento femminista “Me too” che ha conquistato Hollywood e il mondo intero, il film di Gary Ross si tinge di rosa, sintomo di un cambiamento collettivo ormai irreversibile, cominciato già con il Ghostbusters di Paul Feig.

Danny Ocean (George Clooney) non c’è più. Quando sua sorella Debbie (Sandra Bullock) esce dal carcere, ad aspettarla trova solo la tomba del fratello e il dubbio che in realtà il loculo sia vuoto, palese speranza che il ladro gentiluomo sia in realtà ancora in giro a far danni. Vittima di una delusione d’amore, Debbie decide di riunire una squadra di esperte truffatrici per mettere in atto un piano ponderato durante i cinque anni di prigionia: rubare una collana di Cartier del valore di centocinquanta milioni di dollari. E spartirne il ricavato con le otto amiche ladruncole: Lou (Cate Blanchett), Amita (Kaling), Constance (Awkwafina), Tammy (Sarah Paulson), Palla Nove (Rihanna) e Rose (Helena Bonham Carter). Il tutto ai danni dell’attrice che indosserà il gioiello al gala del MET: Daphne Kluger (Anne Hathaway).

Il regista di Hunger Games – qui anche sceneggiatore assieme a Olivia Milch – mette in scena una fastosissima pantomima. Se la prima parte del film si concentra sulle motivazioni e sul reclutamento dei membri della banda, il secondo tempo è interamente dedito a mostrare gli opulenti spazi del MET, il Metropolitan Museum di New York che ospita annualmente il Gala di raccolta fondi. Abiti, gioielli, cibi sofisticati e soprattutto una cascata di guest star affiancano le otto protagoniste mentre compiono il furto del collier, che in verità passa piuttosto in secondo piano.

Ocean's 8La presenza eccessiva di vip che interpretano sé stessi (a partire dalla partecipazione straordinaria e autocitazionistica del “Diavolo” Anna Wintour) devia l’attenzione dello spettatore, e in parte sopperisce alla mancanza effettiva di idee. Evitando i parallelismi con i precedenti Ocean’s, in questo caso ci troviamo di fronte ad un nichilismo di idee che culmina nella sfilata gratuita e futile delle otto protagoniste in fantastici abiti da sera. L’habitat sfarzoso del MET, purtroppo precluso alla maggior parte degli spettatori comuni, non suscita l’interesse che invece vorrebbe. E il tema dell’heist movie (ovvero del film di rapina) viene meno.

Ocean’s 8 non tiene testa al carisma delle sue protagoniste. Se il duo di protagoniste Bullock – Blanchett, che pure funziona, non costituisce molto di più che una copia carbone dell’accoppiata Clooney-Pitt dei primi Ocean’s, altre caratteriste le scavalcano in bravura e originalità. A partire dalla ricettatrice esaurita della bravissima Sarah Paulson, fino ad arrivare al particolare personaggio interpretato da una Rihanna sempre più lanciata nel mondo del cinema, che nel film ricopre forse il ruolo più importante. Non solo perché interpreta una hacker indispensabile affinché il colpo vada a buon segno, ma anche perché il suo personaggio si fa portavoce di un doppio ruolo sociale.

Nonostante la particolare coincidenza di temi e personaggi, con riferimenti alla parità di genere ed etnia, tanto cari alla Hollywood degli ultimi anni (forse meglio degli ultimi mesi), Ocean’s 8 non può dirsi un film pienamente riuscito, seppure rimane innegabile la godibilità del prodotto all’interno della più ampia “saga” degli Ocean.