Ouija L'Origine del Male

Che la società statunitense HASBRO fosse una delle più importanti e remunerative aziende produttrici di giochi da tavolo era cosa nota a tutti. Chi di noi non ha mai giocato a Monopoli, Risiko, Scarabeo e Cluedo? Per non menzionare poi il Sancta Sanctorum di qualsiasi nerd che si rispetti: Dungeon & Dragons! Ebbene. Sappiate che sono tutti giochi sviluppati e prodotti dalla Hasbro.

Tra di essi spicca anche la fantomatica tavoletta Ouija, popolarissima negli USA, ma forse meno nel nostro vecchio e puritano continente.

Nulla di preoccupante però: là dove non arriva il merchandising, ci pensa Hollywood. E così, grazie anche alla BlumHouse che ne ha subodorato le potenzialità redditizie, la Hasbro – in quanto anche Casa di Produzione Cinematografica – ne ha progettato la trasposizione su grande schermo.

Ouija: le origini del male recensione

La tavoletta Ouija ha origini piuttosto antiche: fu inventata nel 1981 da Elijah J. Bond, uomo d’affari statunitensi che aveva saputo come sfruttare al massimo la moda dello spiritismo facilone e ciarlatano tanto in voga in epoca vittoriana.

In tempi molto più recenti, il brevetto del “gioco” venne comprato da Parker Brother per la casa Hasbro, e da lì la tavoletta si diffuse in tutto il mondo in quanto passatempo ludico al quale attribuire la medesima importanza di una partita a Monopoli.

Tuttavia, senza dilungarci nei casi specifici nei quali anche nella realtà il gioco della Ouija è stato preso pericolosamente sul serio, la mistica tavoletta ha fatto capolino spesso e volentieri all’interno del cinema di genere horror.

ouijaCon Ouija: Le Origini del Male siamo di fronte ad un prequel. Il film originale, Ouija, fu ampiamente bistrattato dalla critica, e a ragion veduta. La trama insulsa e i protagonisti privi di spessore, non hanno permesso alla pellicola del 2014 di fare breccia nel cuore degli spettatori. Contrariamente alle solite aspettative, che riscontrano nei sequel dei film una qualità generalmente più bassa, in questo caso possiamo dire che il seguito supera di gran lunga in meglio l’originale.

Le vicende di Ouija: le Origini del Male sono ambientate nel 1965. La famiglia Zander, formata da madre vedova (Elizabeth Reaser) e dalle due figliolette Lina (Annalise Basso) e Doris (la piccola ma bravissima Lulu Wilson), sopravvive, con molte difficoltà economiche, grazie al lavoro di Medium della genitrice. Un lavoro-truffa, come ampiamente dimostrato all’inizio della storia, ma che – nel momento in cui entrerà in casa il “gioco” da tavolo Ouija della Hasbro (con sprezzante uso del product placement) – diventerà reale.

La regia, passata in mano a Mike Flanagan (Oculus, Somnia), è sapientemente lenta e calibrata. Sa che per far sì che lo spettatore venga coinvolto sul serio nelle vicende soprannaturali, deve cominciare da un preludio fatto di calma e pacatezza, affinché poi il crescendo sia d’impatto. E lo spavento colga nel segno.

I rimandi al cinema di genere sono ottimi senza scadere nell’autocompiacimento: dall’Esorcista (ormai un must) alla serie tv American Horror Story: Asylum (i riferimenti al nazismo e ai manicomi), fino ad arrivare all’immancabile e inquietante canzoncina, foriera – ça va sans dire – di avvenimenti nefasti.

Memento: rimanete in sala fin oltre i titoli di coda. Ci sarà una sorpresa finale, apprezzabile in particolar modo da chi – cultore del genere – ha già visto la saga di Insidious.

Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 27 ottobre.