The Master recensione film

Ha fatto parlare di sé film dalla messa in produzione, ed ora The Master, ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson arriva sugli schermi italiani (il 3 gennaio) dopo una trionfale presentazione al Festival di Venezia, dove ha portato a casa il Leone d’Argento alla regia e la Coppa Volpi alla migliore interpretazione maschile, condivisa tra Joaquin Phoenix e Phillip Seymour Hoffman.

Nel film Freddie (Phoenix) è un reduce della Seconda Guerra Mondiale, completamente dilaniato dall’esperienza della guerra che fatica a ritrovare un suo spazio nel mondo, nonostante gli vengano offerte diverse possibilità di reinserimento.

La sua turbolenta strada si intreccia con quella di un uomo molto carismatico, “maestro” di una sorta di organizzazione religiosa, convinto di riuscire ad aiutare il suo nuovo amico con i suoi “metodi” che affondano le radici in un misto tra psicoanalisi, misticismo e non poca esaltazione. Presto però Freddie comincerà a mettere in dubbio il credo del suo mentore, trovandosi ancora una volta ad affrontare il mondo in solitudine.

The Master film 2012

The Master è innegabilmente un film potente, un film che scava nello spettatore a cercarne i nervi scoperti, tutto attraverso due interpretazioni straordinarie, di quelle che capitano una volta nella vita. Maghi assoluti della recitazione, Phoenix e Hoffman si dividono la scena in un susseguirsi di dialoghi e battibecchi completandosi a vicenda poiché sono tanto violente e spropositate le reazioni del primo, quanto misurate e calcolate quelle del secondo.

Anderson si affida principalmente ai suoi due protagonisti, assolutamente all’altezza della tensione emotiva della storia, senza apparentemente curarsi troppo del dettaglio, e inserendo quasi a margine un altro personaggio profondamente importante e a sua volta tormentato. Si tratta di Amy Adams che interpreta la moglie di Hoffman e che si rivela pian piano sempre più importante come ago della bilancia nel rapporto del marito con il giovane “caso umano”.

Eppure il film sembra stagnare proprio nella regia, nel ritmo del racconto, che non procede, si impantana e conferisce al film una lentezza che non giova alla sua godibilità. Non si può certo parlare di film non riuscito, poiché Anderson ha sempre qualcosa di interessante da dire, ma questa volta sembra che proprio la sua regia non sia stata all’altezza delle interpretazioni laceranti dei protagonisti e della sceneggiatura, straordinario racconto di due esistenze che si scontrano per darsi reciprocamente equilibrio, senza però riuscirci.

The Master resta, con tutti i suoi difetti, un film potente, straordinario affresco di individualità pubbliche e private, superbo esempio di come un attore possa elevare la sua arte al sublime.