Ritorno al Marigold Hotel recensione film

A tre anni di distanza dal fortunato Marigold Hotel, il regista John Madden riunisce attorno a sé lo stesso cast, con alcune new entry, per Ritorno al Marigold Hotel, un seguito alle vicende di quel gruppo di anziani ma arzilli signori inglesi che avevano scelto il Marigold Hotel di Jaipur, in India, per trascorrervi l’età della pensione.

 

In Ritorno al Marigold Hotel  Muriel (Maggie Smith) lo dirige con profitto assieme al giovane Sonny (Dev Patel) già da un po’ e i due vogliono aprire una seconda sede. Il rapporto tra Duglas (Bill Nighy) e Evelyn (Judi Dench) è a una svolta, ma nessuno dei due si decide a imprimerla, mentre la donna lavora con sempre maggior successo nel settore tessile. Carol (Diana Hardcastle) e Norman (Ronald Pickup) sono alle prese coi risvolti della monogamia nella loro relazione. Inoltre, Norman dirige il Viceroy Club con Madge (Celia Imrie), ancora alla ricerca dell’uomo giusto e ora indecisa tra due ottimi partiti indiani che la corteggiano. Intanto Sonny sta per sposare Sunaina (Tina Desai), ma è un disastro coi preparativi del matrimonio. Al Marigold è arrivata anche sua madre, che fa subito colpo sul nuovo ospite, il fascinoso romanziere americano Guy Chambers (Richard Gere).

Ritorno al Marigold Hotel, il film

Ritorno al Marigold Hotel

Madden punta tutto sulla commedia sentimentale, venata di qualche accento retorico di troppo. Ora che questo piccolo gruppo di britannici si è perfettamente integrato in India, senza l’originalità dell’idea iniziale, il regista sembra però in difficoltà nel trovarne di altrettanto efficaci.

Continua così la sua riflessione sulla terza età, sempre viva e piena di nuove possibilità, concentrandosi soprattutto sull’amore, declinato in vari modi, tanti quante sono le coppie in questo nutrito cast: l’amore che non sa esplicitarsi; quello forte per una persona speciale, ma che non sa rinunciare alle altre possibilità; il piacere della single nel cercare un uomo, senza in realtà volersi legare a nessuno; l’affetto tra un’anziana e un giovane, quasi quello tra nonna e nipote; l’innamoramento tra due sessantenni scottati dalla vita; l’amore tra due giovani in procinto di sposarsi. Questo sentimento è il protagonista del film, tanto che il matrimonio di Sonny e Sunaina è centrale. A ciò si aggiunge la riflessione sulla morte e su ciò che ciascuno lascia a chi resta – affidata soprattutto a un’addolcita Muriel – sempre straordinaria Maggie Smith, con le sue impareggiabili occhiate e le sue, sempre troppo poche, battute sarcastiche.

La sceneggiatura non è però scoppiettante e si ha la sensazione che degli ottimi interpreti non siano sempre ben sfruttati, che le storie soffrano di schematismo, facendo perdere al film la capacità di coinvolgere realmente. Nota di merito per la coreografia nuziale in stile Bollywood e per il finale “on the road” di un sequel al di sotto del suo potenziale.