Yaya e Lennie sono come la libertà quando cammina, che non le puoi dire dove deve o dove non deve andare. Così dice zia Claire, con la sua tenera e dolente voice over, mentre accompagna con lo spirito questi figli adottivi che camminano verso la Terra della Musica, “dove il tempo si è dimenticato di passare”.

 

Yaya e Lennie – The Walking Liberty, la storia

Così Alessandro Rak sceglie di raffigurare i suoi splendidi nuovi protagonisti, in Yaya e Lennie – The Walking Liberty, al cinema distribuito da Nexo soltanto dal 4 al 7 novembre. La storia è quella di una ragazzina molto sveglia e un po’ brusca e del suo amico tanto tardo quanto forzuto e imponente, una meraviglia della natura. Si muovono nella giungla che, a seguito di una catastrofe non ben specificata, ha preso il sopravvento sulla città, in un non luogo che potrebbe essere Napoli, ma che potrebbe anche rappresentare tutti i posti del mondo, in un futuro distopico in cui a seminare il terrore in mezzo alla natura selvaggia è l’Istituzione, una forza militarizzata che rastrella tutti i giovani per arruolarli nei suoi ranghi, per dar loro regole e imporsi con la forza.

Yaya e Lennie sono soli, dopo la morte di zia Claire, due ragazzini che passando da un rifugio all’altro, a caccia di cibo e di sopravvivenza, con il sogno di raggiungere un posto da poter chiamare casa. Yaya e Lennie sono liberi, senza padroni, con poche regole che servono a rimanere in vita, si bastano eppure sono in pericolo. Yaya e Lennie sono nati sbagliati e fanno sogni sbagliatiquelli che moriranno di quello che gli piace. Fino a che non incrociano l’Istituzione, che vuole catturarli.

Un inno alla libertà

The Walking Liberty è un inno alla libertà, quella fisica e mentale, che appartiene ai nostri giovani e ammaccati eroi, ma anche quella creativa, grazie alla quale Alessandro Rak porta su grande schermo, con la squadra di professionisti della Mad Entertainment, un esperimento visivo unico, in cui l’immagine appare composta da strati sovrapposti di impressioni, di texture, in movimenti continui e avvolgenti che catapultano lo spettatore nella foresta, sotto le stelle, in mezzo agli animali che si aggirano liberi per le fratte. 

La libertà di Rak è anche drammaturgica: il film non segue quasi nessuna delle regole narrative canoniche, eppure ha una potenza emotiva rara, genera un trasporto emozionale e un legame intimo con i protagonisti da lasciar cadere qualsiasi perplessità su strutture e canoni. E gran parte di queste suggestioni sono raggiunte anche grazie alla musica, alle canzoni che irrompono cariche di malinconia dentro alle immagini, musiche composte dallo stesso Rak, che ancora una volta si fa aiutare, collabora, condivide il suo genio con altri artigiani di sogni che alla fine del film, in una delle sequenze di titoli di coda più belle di sempre, compaiono tutti come gli “artisti” che hanno realizzato il film. Senza gerarchie, in una felice comune di creatività.

Di natura e di libertà

Dopo la musica e la pioggia de L’arte della felicità, il sangue e la cenere di Gatta Cenerentola, sono la natura e la libertà a prendere forma sullo schermo grazie al genio di Alessandro Rak che, forse involontariamente, sembra suggerire anche un messaggio ambientalista molto forte e attuale, un avvertimento di tutela nei confronti di quella Terra che ci accoglie, ci nutre e ci custodisce come suoi figli e che l’Istituzione vuole sventrare per trarne profitto e alimentare la macchina dell’industria. 

La metafora immediata del film viene poi condita da personaggi memorabili, non solo Yaya e Lennie, che hanno le voci di Fabiola Balestrieri e Ciro Priello, ma anche Rospoléon, leader di un gruppo di guerriglieri straordinariamente somigliante a Maradona e con la voce inconfondibile di Francesco Pannofino, che dopo aver salvato i nostri dalle grinfie dell’Istituzione, decide, con la sua scapestrata banda, di fare la rivoluzione e mettere in ginocchio il tiranno. 

Yaya e Lennie - The Walking LibertyMa sui rumori delle trivelle, sullo scoppio degli spari, sul parapiglia di assalitori e vittime, si ergono due voci a sovrastare ogni cosa, da una parte quella di Charlie Chaplin con il suo discorso all’umanità da Il grande dittatore, la voce di quelli che ancora lottano, resistono e sperano, dall’altra quella di zia Claire (Lina Sastri), la voce di una Madre Natura che non smette mai di proteggere i propri figli, di accompagnarli nella loro corsa verso la libertà.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty è travolgente, riempie gli occhi di meraviglia e lascia il cuore in tumulto. La migliore prova alla regia di Alessandro Rak (e della sua squadra di artisti), fino a oggi.

RASSEGNA PANORAMICA
Chiara Guida
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Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.