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Mercoledì 8 giugno – X-men: l’inizio: Prima che Charles Xavier ed Erik Lensherr prendessero il nome di Professor X e di Magneto, erano due giovani uomini alla scoperta per la prima volta dei loro poteri.

Prima di essere acerrimi nemici, erano molto amici, lavoravano insieme con altri mutanti (alcuni conosciuti, altri no) per fermare la più grande minaccia che il mondo avesse mai conosciuto: l’esplosione della Terga Guerra Mondiale, fomentata dai due blocchi contrapposti Usa e Urss. Ma durante il loro operare, si è aperta tra loro una spaccatura legata al diverso modo di concepire il rapporto con gli umani, che di fatto li vedono più come una minaccia che come una salvezza. Di qui il via alla guerra eterna tra la Confraternita di Magneto e gli X-Men del Professor X.

Quinta puntata della fortunata serie legata ai fumetti X-Men. Come anticipa già il titolo, X-men: l’inizio è il prequel della serie, ci mostra come ha avuto origine l’eterna lotta tra i mutanti. L’ambientazione è la più classica, legata alla Guerra Fredda e al rischio di un conflitto nucleare tra americani e sovietici.

La cabina di regia è affidata a Matthew Vaughn, regista inglese fattosi apprezzare per Stardust e per Kick-ass, uscito lo scorso aprile e sempre ispirato ai fumetti.

Venerdì 10 giugno –  Le donne del 6° piano: Parigi, 1960. Jean-Louis Jobert conduce la sua piatta vita di esperto finanziario vivendo con la moglie Suzanne e ricevendo ogni tanto la visita dei due figli mandati a studiare in collegio. Nella soffitta (definirla mansarda costituirebbe un eufemismo) vive un gruppo di donne spagnole spesso maltrattate dalla portinaia. Jean-Louis non si cura di loro fino a quando la vecchia governante non si licenzia per divergenze con Suzanne. Viene assunta la nipote di una delle iberiche, Maria, appena arrivata da Burgos. Jean-Louis comincia ad interessarsi a lei e, per traslato, alla vita delle sue compatriote che decide di aiutare nelle loro difficoltà quotidiane.

Il regista Philippe Le Guay si è occupato principalmente di sceneggiatura, e questo è il terzo film che dirige. Predilige comunque raccontare l’universo femminile, con la sua forza e le sue debolezze.

Bronson: Michael Peterson è un violento diciannovenne inglese di buona famiglia in cerca di notorietà, che decide di rapinare un ufficio postale armato di un fucile. Arrestato dopo aver sottratto un magrissimo bottino, viene condannato a sette anni di carcere. In prigione non si placa la sua sete di celebrità e non perde occasione per salire agli onori delle cronache attaccando, picchiando e sequestrando, finendo per trascorrere in carcere i successivi trentaquattro anni, trenta dei quali in regime di isolamento.

A interpretare il rude Bronson, troviamo Tom Hardy, trentatreenne attore inglese fattosi apprezzare in più film interpretando ruoli non protagonisti. Il regista è Nicolas Winding Refn, danese, che ha girato sia nel proprio Paese, che negli Usa, in Brasile e soprattutto in Gran Bretagna. Ha sempre proposto storie dannate, di personaggi che oltrepassano, volenti o costretti, la linea di confine tracciata dalla legge.

6 giorni sulla terra: Il dottor Davide Piso, scienziato e ufologo esperto di rapimenti alieni, ha fatto una scoperta sconvolgente: alcune razze extraterrestri impiantano da millenni le proprie personalità nel cervello degli umani rapiti e si nutrono dell’energia delle loro anime. Per combattere le forze aliene, il dottor Piso ha sviluppato una rivoluzionaria tecnica ipnotica grazie alla quale, oltre a far rivivere ai rapiti le loro esperienze, riesce a comunicare con i parassiti alieni e a cacciarli. Ma tutto cambierà quando la giovane e misteriosa Saturnia, convinta di essere posseduta, chiederà il suo aiuto.

Anche il cinema italiano può permettersi film di fantascienza di qualità, e questo Sei giorni sulla Terra ne è la prova. Come è la dimostrazione che parlare di alieni da un’altra prospettiva pure è possibile, partendo dalla psiche degli esseri umani stessi. Perché in fondo, spesso tanti avvistamenti sono stati il frutto della loro stessa immaginazione e inconscio.

London Boulevard: Mitchell è appena uscito di prigione dove ha scontato tre anni per aggressione aggravata. Non ha alcuna intenzione di tornarci ma i suoi ex compagni del mondo del crimine fanno di tutto perché riprenda le vecchie imprese. C’è però un’occasione che potrebbe tenerlo lontano dai guai. Riceve infatti l’incarico di proteggere una giovane attrice, Charlotte, che, al top del successo e con un marito tanto ricco quanto distante, ha deciso di lasciare il mondo del cinema. I paparazzi stazionano in massa dinanzi alla sua porta così come un boss del crimine, Gant, e i suoi accoliti assediano Mitchell.

Punto d’impatto: Gavin, un giovane professore universitario, è in piedi sul cornicione di un palazzo, chiaramente intenzionato a saltare e togliersi la vita. Quando Hollis, un detective della polizia, viene inviato sul posto per parlare con lui e dissuaderlo, scopre che Gavin “deve” saltare prima che arrivi mezzogiorno. Anche Hollis però ha da poco subito un grosso trauma, e presto i due uomini vedranno i loro ruoli invertiti.

Storia intrigante, che tiene col fiato sospeso. Gli spettatori si sentiranno in bilico proprio come il protagonista Gavin e vorranno sapere perché si trova su quel dannato cornicione.

Country Strong: Il film, inizialmente intitolato Love Don’t Let Me Down e prodotto da Tobey Maguire, è incentrato sulla figura di un cantautore, stella nascente della musica country (Hedlund) che inizia una storia d’amore con una cantante caduta (Paltrow). Mentre s’imbarcano insieme in un tour per rilanciare la carriera di lei con il suo marito / manager (McGraw) e una reginetta di bellezza diventata una cantante (Meester), le relazioni amorose e vecchi demoni rischiano di mandarli fuori strada.

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