C’è qualcosa di imprevedibile in Jessie Buckley. Non è solo il talento, evidente fin dal primo sguardo, ma la capacità di attraversare registri completamente diversi – dal musical al dramma psicologico, dalla satira grottesca al cinema d’autore – senza mai perdere autenticità. Negli ultimi anni si è imposta come una delle interpreti più interessanti del panorama britannico, capace di alternare produzioni mainstream e progetti radicali con la stessa intensità.
Eppure, dietro i ruoli che l’hanno resa celebre, c’è un percorso meno lineare di quanto si possa immaginare. Ecco 10 cose che (forse) non sai su di lei.
1. Non nasce come attrice, ma come cantante
Prima del cinema e della televisione, Buckley sognava una carriera nella musica. Cresciuta in Irlanda, si forma in ambito vocale e partecipa giovanissima al talent show britannico I’d Do Anything, competizione dedicata alla scelta della protagonista del musical Oliver!. Non vinse, ma quell’esperienza le aprì le porte del mondo dello spettacolo.
Il canto resta ancora oggi parte integrante della sua identità artistica: non è un semplice “talento accessorio”, ma una dimensione che ha influenzato profondamente il suo modo di interpretare.
2. Il teatro è la sua vera scuola
Dopo l’esperienza televisiva, Buckley sceglie una strada più solida e studia alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA). Il teatro diventa il suo laboratorio creativo: Shakespeare, testi contemporanei, palcoscenici londinesi.
Questa formazione si riflette nella precisione del suo lavoro sul corpo e sulla voce. Anche davanti alla macchina da presa, il suo approccio resta profondamente teatrale: ogni gesto sembra studiato ma mai artificioso.
3. Il grande pubblico l’ha scoperta con Chernobyl
Per molti spettatori, il primo incontro con Buckley è avvenuto grazie a Chernobyl, la miniserie HBO che ha ridefinito il racconto televisivo del disastro nucleare. Nel ruolo di Lyudmilla Ignatenko, offre un’interpretazione dolorosa e trattenuta, diventando il volto umano della tragedia.
È qui che si consolida la percezione di un’attrice capace di lavorare sulle sfumature emotive più sottili, evitando ogni eccesso melodrammatico.
4. Ha lavorato con Charlie Kaufman in uno dei film più destabilizzanti degli ultimi anni
Nel 2020 è protagonista di I’m Thinking of Ending Things, scritto e diretto da Charlie Kaufman. Il film è un viaggio mentale e filosofico che richiede un controllo totale del registro emotivo.
Buckley sostiene lunghi dialoghi, cambi di tono improvvisi e una costruzione narrativa volutamente ambigua. È la prova definitiva della sua capacità di reggere opere complesse e stratificate.
5. È entrata nell’universo di Peaky Blinders
In Peaky Blinders interpreta Gina Gray, personaggio ambiguo e manipolatore. In una serie dominata da figure maschili carismatiche, Buckley riesce a ritagliarsi uno spazio incisivo, costruendo un ruolo fatto di tensione e sottotesto.
La sua Gina non è mai sopra le righe: è fredda, strategica, e proprio per questo inquietante.
6. Ha ricevuto una nomination all’Oscar
Con The Lost Daughter di Maggie Gyllenhaal, ottiene una candidatura all’Academy Award come miglior attrice non protagonista. Il suo ritratto di una giovane madre fragile e irrequieta è uno dei punti più forti del film.
La performance conferma la sua inclinazione a esplorare personaggi imperfetti, spesso attraversati da conflitti interiori non risolti.
7. In Cattiverie a domicilio gioca con il grottesco
In Cattiverie a domicilio (leggi qui la recensione), al fianco di Olivia Colman, dimostra un lato più ironico e fisico. Il film, ispirato a una storia vera, le permette di mescolare comicità e dramma, mostrando una versatilità che va oltre il cinema d’autore più introspettivo. La sua Rose è impulsiva, diretta, ma mai caricaturale.
8. La sua carriera è un equilibrio tra mainstream e cinema indipendente
Buckley alterna produzioni di grande visibilità a progetti più sperimentali. Non sembra interessata a un percorso prevedibile o a un’immagine da star tradizionale. Questa libertà di scelta le consente di evitare la cristallizzazione in un solo tipo di ruolo, mantenendo una traiettoria artistica coerente ma mai ripetitiva.
9. In Hamnet affronta il dolore in chiave storica
In Hamnet interpreta un personaggio inserito in un contesto storico e letterario complesso, legato alla figura di William Shakespeare. Il film esplora il lutto e la creazione artistica, temi che Buckley affronta con un’intensità controllata.
Anche qui emerge la sua capacità di lavorare sul non detto, sui silenzi, sui dettagli minimi che definiscono un’emozione.
10. È estremamente riservata sulla vita privata

Nonostante le ricerche online su “vita privata” e “fidanzato” siano frequenti, Buckley mantiene un profilo discreto. Evita l’esposizione mediatica e preferisce che l’attenzione resti concentrata sul lavoro.
In un’epoca di sovraesposizione costante, questa scelta contribuisce a rafforzare la percezione di un’artista interessata più al processo creativo che alla costruzione del personaggio pubblico.
Jessie Buckley rappresenta una generazione di interpreti che rifiutano le etichette facili. Non è solo “l’attrice intensa” o “la nuova promessa britannica”: è una performer completa, capace di attraversare linguaggi diversi e di trasformare ogni ruolo in un terreno di esplorazione emotiva. E la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare.
FOTO DI COPERTINA: Jessie Buckley, vincitrice del premio come Miglior Attrice in un Film Drammatico per Hamnet, posa nella sala stampa dell’83ª edizione dei Golden Globe Awards. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com


