Hamnet, il “colpo di scena” finale spiegato da Paul Mescal: non è davvero una sorpresa

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Un dramma intimo sull’amore, il lutto e la creazione artistica che culmina in una rivelazione attesa ma potente. Hamnet costruisce la propria identità narrativa con delicatezza, fino a confermare nel finale ciò che molti spettatori avevano già intuito: il William interpretato da Paul Mescal è William Shakespeare.

Il film segue la storia di William e Agnes, due anime che si innamorano e costruiscono una famiglia, fino alla tragedia che cambia tutto: la morte del figlio Hamnet. Da quel dolore nascerà una delle opere più celebri del teatro occidentale, The Tragedy of Hamlet. Ma, come ha spiegato Mescal, non si tratta di un twist pensato per scioccare il pubblico.

Paul Mescal: “Non stavamo cercando di nasconderlo”

Paul Mescal in Hamnet (2025)
Foto di Agata Grzybowska – © 2025 FOCUS FEATURES

In un’intervista, l’attore ha chiarito che la scelta di non pronunciare apertamente il cognome “Shakespeare” fino alla parte finale del film è stata deliberata, ma non per ingannare lo spettatore. “Non stavamo cercando di nasconderlo”, ha spiegato Mescal, sottolineando come l’obiettivo fosse spostare l’attenzione dall’icona culturale all’uomo: marito, padre, artista.

Il film, tratto dal romanzo storico di Maggie O’Farrell, semina indizi lungo tutto il percorso. Si intravedono riferimenti a Romeo e Giulietta, i bambini mettono in scena una versione delle streghe di Macbeth, e nei momenti più oscuri del lutto William cita il celebre “To be or not to be?” di Hamlet. Sono dettagli che non gridano la verità, ma la suggeriscono con eleganza.

Quando nel finale un personaggio pronuncia finalmente “William Shakespeare”, il momento non è uno shock, bensì una conferma emotiva. È il punto in cui il dolore personale e la nascita dell’arte si sovrappongono in modo definitivo.

La scelta di non trasformare la rivelazione in un artificio narrativo spettacolare rafforza l’impianto del film, diretto e co-scritto da Chloé Zhao. Hamnet non è un biopic tradizionale, ma un’esplorazione del lutto e della memoria, che invita a rileggere l’opera di Shakespeare alla luce della perdita.

Hamnet - Nel nome del figlio

Il finale assume così un valore quasi circolare: non cambia la storia, ma cambia il modo in cui la guardiamo. Sapere fin dall’inizio (o quasi) chi sia William permette di concentrarsi sull’essenza del racconto: la trasformazione del dolore in creazione, la nascita dell’arte dal trauma, il tentativo umano di dare senso all’assenza.

Più che un twist, dunque, è un invito alla rilettura. E forse è proprio questa consapevolezza, discreta ma potente, a rendere Hamnet un’opera capace di restare.

Redazione
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