"Labor Day" - Mayfair Gala European Premiere - Red Carpet Arrivals: 57th BFI London Film Festival

 

Alzi la mano chi sapeva che la matrigna di Josh James Brolin  si chiama Barbra Streisand. Nessuno? Beh, è la terza moglie di suo padre, anche lui attore. Un vizio di famiglia. In realtà, sembra che Josh abbia iniziato a interessarsi al mestiere solo dopo una lezione di improvvisazione al liceo, ma nei geni qualcosa ci doveva pur essere.

Nato a L.A. nel 1968, il ragazzo debutta al cinema a 17 anni in quello che diventerà un teen-cult, uno di quei classici che ancora oggi, quando lo danno in TV, non puoi non riguardarlo. Il titolo? I Goonies, in cui Josh è Brandon Walsh (niente a che vedere con l’eroe di Beverly Hills 90210), il fratello strafottente di Mikey/Sean Astin (alias Samwise Gamgee, l’hobbit cicciotello della Compagnia). Archiviato il tesoro di Willy l’Orbo, il giovane si affaccia anche alla televisione: prova prima con 21 Jump Street, ma Johnny Depp gli soffia il ruolo da protagonista dopo una sfida all’ultimo provino, e Josh si dove accontentare di una particina nella prima stagione (i due, comunque, durante il casting sono diventati amici e l’antagonismo sembra non aver rovinato il rapporto). Poco male: Mr Brolin si rifarà presto con un’altra serie, il western I ragazzi della prateria, che lo vede nei panni polverosi del pony express Wild Bill Hickok (l’imbronciato del gruppo) per tre stagioni, dall’89 al ’92. Seguono vari progetti sul piccolo e grande schermo, fra cui Amori e disastri, Mimic, Melinda e Melinda, L’uomo senza ombra. Josh non si fa mancare nemmeno un po’ di teatro, in attesa della svolta con la S maiuscola, che arriva più o meno nel 2007. L’anno è sicuramente prolifico per Mr Brolin, che appare in titoli quali Planet Terror (uno dei due episodi di Grindhouse della premiata coppia Rodriguez/Tarantino), Nella valle di Elah e American Gangster, fino al ruolo che lo porta alla ribalta in Non è un paese per vecchi dei Coen. Era l’ora. A questo punto l’attore si butta su personaggi tendenzialmente cattivi, o per lo meno un po’ bastardelli, tipo Gorge W. Bush nel biopic W. di Oliver Stone, il consigliere comunale di Milk che ammazza Sean Penn (e per questo si merita una bella nomination all’Oscar da non protagonista), per arrivare allo squalo della finanza (o meglio, un “barracuda”) in Wall Street: Il denaro non dorme mai. Nel 2010 Josh torna a lavorare coi fratelli Coen (e a calzare stivali speronati) nel remake de Il grinta, per poi darsi alla fantascienza cool (e ai completi scuri) di Men in Black 3, dove interpreta la versione giovane di Tommy Lee Jones. Dopo qualche sbandamento (vedi, ad esempio, Gangster Squad e il remake americano di Oldboy), promette ora di riscattarsi con l’imminente Labor Day, in coppia con Kate Winslet, prima di tornare a farsi dirigere da Rodriguez nel sequel di Sin City, A Dame to Kill For, e di scalare l’Everest (in sala l’anno prossimo). Fino all’ultimo, Brolin è stato tra i favoriti per il ruolo di Batman nel chiacchierato sequel di Man of Steel, ma sappiamo bene che il mantello lo ha vinto Ben Affleck, con tutte le bat-conseguenze. Chissà come avrebbero reagito i fan se il volto del nuovo Bruce Wayne fosse stato quello di Josh… Sicuramente per lui sarebbe stato catartico interpretare il giustiziere mascherato, visto che in privato si è trovato spesso nei guai con la giustizia. Nel 2004, a pochi mesi dal matrimonio con la moglie n°2, Diane Lane, il signorino finisce in manette per violenza coniugale: lei dirà poi che è stato tutto un “misunderstanding”, ma la fedina penale ha perso smalto, e il matrimonio pure (il divorzio – il secondo per entrambi – è stato ufficializzato pochi mesi fa). Nel 2008 è la volta dell’arresto per la rissa scoppiata in un locale notturno durante le riprese di W. (con lui ci sono pure un collega attore e alcuni membri della troupe), mentre alla vigilia di Capodanno del 2013 Brolin viene arrestato per disturbo della quiete pubblica (probabilmente ha bevuto troppo per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, diventando un pochino molesto).

Oggi avremmo voluto evitare lo spumante, ma se poi si arrabbia, chi lo sente quello? Quindi leviamo in alto i calici e… HAPPY BIRTHDAY JOSH!