Doll Syndrome posterAnno: 2013

Regia: Domiziano Delvaux Cristopharo

Cast: Aurora Kostova, Tiziano Cella, Yuri Antonosante

A cavallo degli anni ’60 e ’70, registi come George A. Romero o Wes Craven si fecero portabandiera di un nuovo modo di utilizzare il gore come linguaggio visivo per raccontare altro, un complesso background nascosto dietro immagini crude e pulp. L’Italia degli anni ’70, quella cinematografica dei generi, ne riprende i codici visivi rielaborandoli e creando un’estetica della contraddizione in alcuni casi più improntata allo shock visivo che al contenuto effettivo.

Domiziano Delvaux Cristopharo si colloca nel solco della tradizione inaugurata da Romero e co. e realizza, con il secondo capitolo della sua trilogia sui tre regni ultramondani intitolata Doll Syndrome, una pellicola spiazzante, fastidiosa e disturbante in grado di stupire e shockare lo spettatore, anche il più avvezzo a determinati rituali cinefili dell’ultimo millennio (come la rinascita del genere soprattutto per mano del pupillo di Tarantino, E li Roth).

Cristopharo sceglie di raccontare una storia di guerra, una storia di inferno e orrore del quotidiano solo attraverso le immagini e con l’ausilio delle suggestive musiche del gruppo Il Cristo Fluorescente: non c’è mai un dialogo, a parte uno solo del quale possiamo leggere i sottotitoli. La solitudine emotiva ed umana del protagonista (Tiziano Cella), un reduce di guerra, si riflette nei rituali quotidiani nel quale si è chiuso, vittima di un’oscura follia lucida; ma quando sulla sua strada incontra la bellezza e la perfezione incarnati da una donna (Aurora Kostova)- che diventa subito il suo ideale- la voglia di avere a tutti i costi quella creatura sfora nella psicosi ossessiva, autolesionista e violenta, soprattutto quando scopre che lei è fidanzata con un uomo (Yuri Antonosante), elemento questo che altera il delicato equilibrio psichico che si è creato nel suo mondo.

Doll Syndrome Doll Syndrome è un torture Porn, mostra tutto senza fare sconti, ma relegarlo nei limiti del genere è riduttivo. Come nei film di Lynch l’incubo del quotidiano deflagra nel labirinto della mente umana, arma pericolosa e iperattiva che tende a confondere il labile confine tra reale e immaginario fino a creare un cortocircuito; l’inferno siamo noi stessi o forse- come diceva Sartre- l’inferno sono gli altri, la società che ci circonda e nel quale restiamo schiacciati… le “trasformazioni corporali”, il corpo umano mutilato e trasformato, come nel cinema di Cronenberg, è sintomo di un disagio sociale e psichico più profondo che viene comunicato infrangendo quei tabù secolari della società come il sesso: la Doll del titolo è una bambola gonfiabile che il protagonista vede trasfigurata nelle sue fantasie, ma è anche la sindrome che affligge tante, troppe persone che ci circondano… e se i demoni sono in realtà intorno a noi? E se è questo, davvero, l’inferno? Cristopharo solleva questi dubbi cercando di raccontare, attraverso un racconto di sole immagini, una storia di ordinaria follia psichica in chiave gore.