altNon è ancora domani – La pivellina

Di Tizza Covi e Rainer Frimmel , 2009

Con Patrizia Gerardi, Walter Saabel, Asia Crippa, Tairo Caroli.

In una mattina d’inverno la cinquantenne Patti, artista di strada che vive in una piccola roulotte nel quartiere romano di San Basilio, esce a cercare il cane scappato per l’ennesima volta in un‘area verde non lontana da casa; grande è la sua sorpresa quando trova invece sola su un altalena una bambina di due anni, con una lettera della madre che le chiede di prendersi cura della piccola con la promessa di tornare a riprenderla. Patti non ci pensa due volte e accoglie Asia nella piccola comunità dove vive con compagno Water e il nipote adottivo Tairo: insieme le doneranno l’amore e l’affetto di cui lei ha bisogno, costruendo una famiglia anticonvenzionale ma molto unità forte al di là di ogni difficoltà economica.

Recensione : Via dagli edifici monumentali del centro e dal verde di complessi residenziali ogni metropoli ha il suo lato oscuro: le luci della nostra capitale brillano poco o niente per gli invisibili che vivono nell’ombra delle baracche e delle roulotte in periferia, con l’eco del traffico cittadino in lontananza, di un’esistenza umile ma mai degradante. Vite di semplicità e d’affetto si raccontano ne La pivellina – Non è ancora domani, seconda pellicola della bolzanina Tizza Covi e  dell’austriaco Rainer Frimmel dopo il documentario pluripremiato Babooska dedicato alla realtà circense: una realtà affascinante, verso la quale la coppia gira nuovamente l’obiettivo: abbandonando definitivamente la coltre dorata di lustrini e riflettori che da sempre costruiscono lo stereotipo di questo mondo misterioso,  i due raccontano la storia di Asia, che abbandonata dalla madre su un’altalena con una lettera disperata in cui lei promette di tornare, avvolta nel suo cappottino viene salvata e adottata da una piccola comunità di artisti di strada.

altL’arrivo di una bambina abbandonata per sconvolgere un piccolo microcosmo familiare e sociale è sul grande schermo classico espediente narrativo, ma ciò che più stupisce in quest’interessante variazione è proprio la serenità con cui l’adolescente Rom Tairo, Walter il clown e lanciatore di coltelli e la sua compagna Patti, superate le ovvie perplessità iniziali (i pregiudizi dall’esterno su un possibile rapimento sarebbero scontati ) si apprestano con totale dedizione a dare alla bimba sperduta ( come altri prima di lei) tutta l’attenzione possibile.

Spicchi di vita quotidiana si susseguono numerosi, da un marito che insegna alla moglie a guidare fra mille critiche, a una nonna che cerca di aiutare il nipote svogliato a fare i compiti di storia, a un ragazzino quattordicenne che rinuncia a un’uscita romantica per occuparsi della sorellina: poco importa che non abbiano in realtà nessun legame di parentela, perché questa straordinaria famiglia fuori dagli schemi non si sostiene su semplici e casuali ragioni di sangue  ma su generosità e solidarietà disinteressate che nella precarietà quotidiana sono la più forte delle certezze. Documentario dalle velleità quasi neorealistiche, la pellicola segue con camera a mano la pivellina Asia e gli altri personaggi, focalizzandosi sui volti inquieti e malinconici per i tanti spettacoli finiti senza pubblico e per la mancanza di lavoro ma sempre sorridenti intorno alla piccola, forza luminosa fra le tinte sbiadite della borgata di San Basilio che solo nei capelli rosso fuoco della volitiva Patti (Patrizia Gerardi) trova una pari sfumatura di contrasto; intense le prove dei protagonisti, tutti rigorosamente esordienti e chiamati a raccontare la verità (mantengono rigorosamente nomi e ruoli reali), l’incertezza e la paura di essere dimenticati in un universo di piccole cose ma che mai rinnega sé stesso né dimentica di donare calore e generosità senza chiedere niente.

Nonostante l’assenza di un accompagnamento musicale di qualunque sorta che avrebbe di gran lunga giovato ai ritmi un po’ troppo lenti e posati di questa placida osservazione, il film vive comunque intensi momenti fra amarezza e commozione (la nonna che ricorda con Tairo la disperazione del ragazzo quando ancora bambino i genitori si sono separati è l’apice del climax) ma soprattutto brilla della tenerezza smisurata della piccola Asia Crippa  a soli due anni un’attrice nata che, a differenza di altri bambini visti altrove impazienti e capricciosi,  sembra non avere affatto paura della telecamera: presenza fresca, spontanea, dolce, deliziosa e assolutamente irresistibile anche se il lieto fine per lei resta tutto in discussione, Asia chiede solo amore e attenzione, dandoci in cambio qualcosa di più grande: un roseo raggio di speranza.