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Morgan recensione del film diretto da Luke Scott

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Anya Taylor-Joy morgan

Passato quasi completamente in sordina, il primo lungometraggio di Luke Scott, figlio di Ridley, dal titolo Morgan, usciva nei cinema mondiali lo scorso novembre 2016.

Sebbene il pubblico non lo abbia premiato, il film invece rappresenta una valida opera prima (sebbene in realtà Scott non fosse solo figlio d’arte, ma avesse già dato prova di conoscere il mestiere lavorando in qualità di assistente alla regia di colossal del calibro di The Martian – Sopravvissuto e Exodus – Dei e Re).

Schivando abilmente gli smaccati riferimenti alle opere paterne, Luke Scott sceglie sempre il filone fantascientifico ma indagandolo con occhi diversi.

Morgan – la trama

Morgan narra la storia di una consulente di gestione dei rischi (Kate Mara) inviata d’urgenza in un laboratorio sperduto nelle foreste del Nord America. Il suo compito sarà quello di rimediare allo stato di emergenza emerso durante lo studio di una delle “creazioni” di laboratorio: un essere artificiale ideato dagli scienziati; dalle sembianze perfettamente umane, ora la creatura è in rivolta contro i propri artefici.

Morgan, questo suo il nome, ha le fattezze di una ragazzina adolescente, e una consapevolezza di sé e dei propri sentimenti che la porterà a voler far valere la propria esistenza in quanto essere (pseudo) umano. La sua rivolta però sfocerà nel sangue.

Tra momenti di altissima tensione e un finale misterioso quanto aperto, il film alterna scene di suspense a brevi ma ben distribuiti attimi di splatter, rientrando di fatto nel genere horro-sci-fi.

Un cast di tutto rispetto tiene le fila del racconto: da Paul Giamatti a Kate Mara; da Rose Leslie (la Ygritte di Game of Thrones) a Jennifer Jason Leigh.

Anya Taylor-Joy è la straordinaria protagonista

Tuttavia il fiore all’occhiello del film è senz’altro la protagonista, interpretata dall’ormai lanciatissima Anya Taylor-Joy (vista recentemente in Split e nell’horror The Witch), che riesce a restituire benissimo l’immagine di una creatura dalle facoltà intellettive superiori, tra sentimenti umani e freddezza inumana.

Dotato di una splendida fotografia che desaturizza i toni, immergendo le immagini in un grigiore che si riflette nella pelle cerulea di Morgan, il film addentra lo spettatore in un’atmosfera di sospensione, che fa cogliere – solo all’osservatore più attento – gli indizi che portano al disvelamento del colpo di scena finale.

Costato circa 8 milioni di dollari, Morgan non è arrivato ad incassarne nemmeno la metà, rappresentando di fatto un flop dettato dalla volubilità del pubblico, pur sempre sovrano.