Akira

Akira è il film culto d’animazione del 1988 diretto da Katsuhiro Otomoe con le voci di Mitsuo Iwata, Nozomu Sasaki, Mami Koyama.

 

Anno: 1988

Regia: Katsuhiro Otomo

Cast: Mitsuo Iwata/Angelo Maggi: Kaneda; Nozomu Sasaki/Alessandro Quarta: Tetsuo; Mami Koyama/Antonella Baldini: Kay; Tessho Genda/Fabrizio Pucci: Ryu; Tarô Ishida/Paolo Buglioni: colonnello Shikishima

AkiraTrama: Nel 2019, in una Tokyo che ancora risente della Terza Guerra Mondiale, in una società sull’orlo dell’anarchia, in cui l’esercito è diventato l’unico potere veramente stabile, si muovono bande di motociclisti imberbi in perenne lotta tra di loro:

una di queste è cappeggiata da Kaneda e vede trai suoi componenti Tetsuo, che nei confronti del capobanda nutre un misto di ammirazione e di invidia, per non riuscire ad essere bravo quanto lui.  A seguito ad uno strano incidente, Tetsuo sembra scomparire, portato via dall’esercito; mentre Kaneda, accompagnato da Kai, una ragazza conosciuta nel frattempo, si mette alla ricerca dell’amico, quest’ultimo, sottoposto a vari esperimenti, si scopre in possesso di poteri straordinari, perdendone rapidamente il controllo e mettendosi alla sua volta alla ricerca di Akira, un individuo del quale ha sentito parlare durante gli esperimenti, e che ritiene in grado di fornirgli risposte sulle sue capacità: lo stesso Akira che, secondo alcune voci  ha scatenato la guerra e che altri da viene considerato una sorta di messia, destinato a tornare per purificare il mondo dall’ingiustizia…

Akira, l’analisi

Analisi: Nel 1998, Katsuhiro Otomo porta sugli schermi il suo opus magnum, precedentemente uscito come manga, dopo il successo senza precedenti ottenuto non solo in Giappone, ma anche in Europa e negli Stati Uniti, dove venne distribuito dalla Marvel. Akira, è per innumerevoli motivi, una pietra miliare del cinema di animazione, riuscendo a sfondare, come nessun film aveva fatto fino ad allora l’ideale ‘muro’ che (con le eccezioni delle serie a episodi) aveva diviso i mondi dell’animazione giapponese e americana.

Traendo linfa dal successo della versione cartacea, Otomo schiude davanti allo sguardo degli spettatori occidentali un tipo di animazione nuova per gran parte del pubblico delle sale cinematografiche, non solo per la prodigiosa veste grafica ed il realismo dei personaggi ma anche per i temi trattati: in una storia con protagonisti degli adolescenti, vengono affrontati i temi dei limiti della scienza, dell’abuso di potere da parte dei militari, tra ansie millenariste (siamo nell’88, alle soglie del nuovo millennio) e fanatismo religioso, assieme a interrogativi filosofici sull’origine della vita, e al consueto tema dell’orrore della guerra saldato a quello dell’incubo nucleare, vissuto dai giapponesi sulla propria pelle, e vero filo conduttore di tutta la fantascienza – animata e non – del Sol Levante.

Akira sancisce dunque lo sdoganamento dell’animazione come cinema non più per ‘adulti che accompagnano i figli’, ma che proprio al pubblico adulto, per temi e situazioni finisce per essere destinato, oltre a riportar, per certi aspetti, delle atmosfere  cyberpunk nelle sale, qualche anno dopo Blade Runner. Un film la cui fantasmagoria visiva riempe gli occhi, e che è puntualmente inserito nelle classifiche all-time, oltre ad essere considerato un capolavoro, oltre che del cinema di animazione, anche di quello di fantascienza ampiamente inteso. Da ricordare anche l’efficacissima ed evocativa colonna sonora, scritta da Shoji Yamashiro ed eseguita dal collettivo Geinoh Yamashirogumi.

Rappresenta inoltre una sorta di ‘salto evolutivo’, per le soluzioni tecniche adottate, per l’epoca all’avanguardia: in esso e stata sperimentata per la prima volta su larga scala la CGI, cui si aggiunge la cura maniacale per le scenografie, le ambientazioni, la resa incredibilmente ‘naturalistica’ dei personaggi; riguardo a questi ultimi, altra importante innovazione, poi adottata in seguito anche dalla Disney, è quella di registrare il doppiaggio prima della realizzazione delle animazioni, in modo da poter sincronizzare il movimento labiale dei personaggi alle loro voci.  Un film ‘storico’ anche per le risorse economiche impiegate: frutto della collaborazione di alcune più importanti case cinematografiche giapponesi, costò all’incirca un miliardo di yen contro una media che a quei tempi si aggirava attorno ai due-trecento milioni.

Da qualche anno si torna periodicamente a parlare di un eventuale remake in live-action del film; tuttavia il progetto non è mai decollato: l’idea si è infatti più volte arenata nel momento in cui, volendone fare un colossal con il proverbiale cast stellare, sono state puntualmente sollevate perplessità che ciò includerebbe di dare ai personaggi un’età molto superiore a quella dei protagonisti originali, finendo per snaturare la stessa essenza della storia.