solo una notte

Solo una notte è il secondo cortometraggio di Claudia Zella, scritto e diretto dalla regista classe 1988 diplomatasi presso il Centro di Formazione Cinematografico Nazionale di Roma con il cortometraggio Luci Bianche.

Realizzato grazie ai fondi di due bandi, il Nuovo IMAIE e il SIAE S’Illumina, il cortometraggio si cala in una quotidianità che non si è mai (per ora) verificata ma che mostra uno scenario realistico e spaventoso.

Siamo a Roma, è sera e Alice cammina per strada, estranea al mondo che la circonda, con la musica a tutto volume negli auricolari. Solo di fronte al portone di casa si rende conto della gente che corre e grida per strada. Vede un ragazzo ferito e gli chiede spiegazioni: c’è stato un attacco terroristico in città, come quelli di Parigi, di Londra, di New York, proprio a Roma, dove pensavamo che non sarebbe mai accaduto nulla. Il ragazzo si chiama Marco, è fuggito dalla zona degli attentati, Alice, spaventata, lo fa salire a casa sua, per tenerlo al sicuro, confortarlo, ma anche per cercare lei stessa conforto.

Quello che Alice non sa è che Marco nasconde un segreto. Lo seguiamo nel bagno dell’appartamento della ragazza, dove si spoglia e scopriamo sotto alla sua giacca degli esplosivi: era tra gli attentatori, ma non sapremo mai se il suo ordigno kamikaze non sia esploso per scelta o per fatalità.

Con questa forte consapevolezza, osserviamo i due trascorrere la notte insieme, parlare, confessarsi, avvicinarsi in maniera inaspettata, fino alle prime luci dell’alba, quando Alice, sveglia e intenta a preparare la colazione, scopre dalla tv la verità: un identikit diffuso dal tg indica che Marco, il suo ospite, è il terzo attentatore scampato al massacro.

Il corto si distingue subito per l’assunto di base, un attentato terroristico nel cuore della cristianità, lì dove le popolazioni dell’occidente si sentono intoccabili. Anche l’incontro fortuito e la dinamica trai due ragazzi testimonia una consonanza di alterità, dove due ragazzi, coetanei, si confrontano partendo da due mondi di cui sappiamo poco me che sembrano completamente diversi. Nonostante questo trai due si apre una breccia e cominciano a legarsi l’uno a l’altra.

L’idea, dunque, è interessante, peccato però per lo svelamento iniziale della vera identità di Marco. Tenendo nascosta la nozione allo spettatore, così come ad Alice, più a lungo, si sarebbe riuscito a mantenere l’interesse più alto, costruendo meglio la tensione.

L’importanza di temi e la volontà di raccontare la contemporaneità con un occhio originale sono evidenti e sicuramente il tempo e l’esperienza forniranno Zella del strumenti adeguati a raccontare al meglio le sue storie.

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