Prima di Noi: le differenze tra il romanzo di Giorgio Fontana e la serie tv Rai

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Trasposta per il piccolo schermo e andata in onda su Rai 1 dal 4 gennaio 2026, Prima di Noi rappresenta uno dei più ambiziosi adattamenti letterari della recente fiction italiana. Il progetto nasce dal romanzo omonimo di Giorgio Fontana, vincitore del Premio Campiello, ed è stato diretto da Daniele Luchetti e Valia Santella.

Se il cuore tematico dell’opera rimane invariato — il racconto di una famiglia italiana lungo il Novecento come specchio della Storia collettiva — il passaggio dal romanzo alla serie comporta scelte narrative, strutturali e simboliche che vale la pena analizzare nel dettaglio.

Una struttura corale che cambia forma

Nel romanzo Prima di noi, Fontana costruisce un affresco ampio e stratificato, seguendo quattro generazioni della famiglia Sartori attraverso una narrazione polifonica, fatta di salti temporali, cambi di punto di vista e un uso intenso della memoria come dispositivo narrativo. Il lettore è chiamato a orientarsi in una materia densa, dove passato e presente dialogano costantemente.

La serie tv, per esigenze di racconto seriale, razionalizza questa complessità. Pur mantenendo l’arco generazionale, la narrazione si organizza in blocchi temporali più netti, spesso centrati su singoli personaggi o momenti chiave. Il risultato è un racconto più lineare, pensato per accompagnare lo spettatore episodio dopo episodio, riducendo volutamente l’effetto di spaesamento che invece nel romanzo è parte integrante dell’esperienza di lettura.

Dai pensieri alle azioni: il problema dell’interiorità

Una delle differenze più evidenti riguarda il trattamento dell’interiorità dei personaggi. Il romanzo vive di riflessioni, silenzi interiori, contraddizioni non esplicitate. Fontana scava nella coscienza dei suoi protagonisti, mostrando come le grandi trasformazioni storiche — guerra, industrializzazione, conflitti sociali — si riflettano in scelte intime, spesso dolorose.

La serie tv traduce questa interiorità in azione e dialogo. I conflitti diventano più visibili, più esplicitati, talvolta persino semplificati per esigenze di ritmo e chiarezza. Non è una perdita totale, ma una trasformazione: ciò che nel libro era pensiero diventa gesto, sguardo, confronto verbale. Il linguaggio audiovisivo sostituisce la pagina, ma inevitabilmente riduce alcune ambiguità psicologiche che nel romanzo restavano aperte.

Il tempo storico: dal racconto alla messa in scena

Nel romanzo, la Storia è spesso evocata più che mostrata. Gli eventi storici — fascismo, Resistenza, boom economico — filtrano attraverso le vite quotidiane, senza mai diventare pura cronaca. Fontana privilegia l’impatto emotivo e morale del tempo storico sui personaggi.

La serie, invece, visualizza la Storia. Scenografie, costumi, ambientazioni e ricostruzioni d’epoca assumono un ruolo centrale. Il Novecento italiano diventa materia visiva, riconoscibile e concreta, con una maggiore attenzione alla dimensione spettacolare. Questo rende il racconto più accessibile e immediato, ma allo stesso tempo sposta l’asse dall’introspezione alla rappresentazione.

Personaggi ridisegnati e gerarchie narrative

Un’altra differenza significativa riguarda il peso dei personaggi. Nel romanzo, la coralità è radicale: non esistono veri protagonisti, ma una costellazione di figure che emergono e si eclissano nel corso della narrazione.

Nella serie tv, alcune figure vengono rafforzate, altre ridimensionate. Per necessità seriali, emergono personaggi-cardine che guidano emotivamente lo spettatore, creando punti di riferimento più stabili. Questo comporta anche alcune modifiche caratteriali: certi personaggi risultano più netti, più definiti, meno contraddittori rispetto alle loro controparti letterarie.

Fedeltà tematica, libertà narrativa

Nonostante le differenze, la serie resta profondamente fedele allo spirito del romanzo. Prima di Noi continua a interrogarsi sul senso di appartenenza, sulla responsabilità individuale dentro la Storia, sul peso delle scelte che si tramandano di generazione in generazione.
Dove il libro chiede al lettore uno sforzo attivo di ricomposizione, la serie sceglie l’empatia e la continuità emotiva, adattando la complessità letteraria a un pubblico più ampio senza tradirne il nucleo tematico.

Due opere, due esperienze complementari

Romanzo e serie tv non si escludono, ma si completano. Il libro di Giorgio Fontana resta un’esperienza più profonda e stratificata sul piano psicologico e linguistico; la serie diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella offre invece una rilettura visiva, emotivamente coinvolgente e capace di restituire il respiro collettivo della storia italiana.

In definitiva, Prima di Noi dimostra come un adattamento possa essere fedele non tanto alla lettera, quanto all’anima di un’opera, accettando la trasformazione come parte inevitabile — e necessaria — del passaggio da una forma all’altra.

Redazione
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