La nuova serie Steal è arrivata su Prime Video come un pugno allo stomaco: un heist finanziario contemporaneo, ambientato in una Londra riconoscibilissima, che trasforma una normale giornata di lavoro in un incubo ad alta tensione. Fin dai primi episodi, molti spettatori si sono posti la stessa domanda: Steal è ispirata a una storia vera? La risposta è no — ma la sensazione di realismo che permea la serie è tutt’altro che casuale.
Al centro del racconto c’è Zara, interpretata da Sophie Turner, un’impiegata di una società di gestione pensionistica che viene costretta, sotto la minaccia delle armi, a collaborare a una rapina miliardaria. Accanto a lei si muovono il collega Luke, il detective Rhys e una rete di poteri economici e istituzionali che rendono il crimine sempre più opaco. È una storia di finanza, paura e compromessi morali, che colpisce proprio perché sembra plausibile.
Una storia inventata, ma radicata nella realtà
Nonostante il suo impianto estremamente credibile, Steal non è basata su eventi reali specifici. La serie è frutto della scrittura dello scrittore crime Sotiris Nikias, al suo esordio nella sceneggiatura televisiva. Tuttavia, ciò che rende Steal così inquietante è il modo in cui la finzione si appoggia a dinamiche reali e riconoscibili: la fragilità dei sistemi finanziari, l’uso dei paradisi fiscali, il potere invisibile del denaro e la facilità con cui le persone comuni possono essere schiacciate da meccanismi più grandi di loro.
La stessa Sophie Turner ha raccontato di essere rimasta colpita, alla prima lettura della sceneggiatura, da quanto i personaggi apparissero “radicati nella verità”. Non eroi né villain, ma individui moralmente ambigui, costretti a navigare in zone grigie. È proprio questa assenza di manicheismo a rendere la serie credibile e disturbante: nessuno è completamente innocente, nessuno completamente colpevole.
Il realismo è rafforzato anche dalla messa in scena. Steal è stata girata interamente a Londra, con riprese in quartieri reali come Columbia Road, a Hackney. Turner ha raccontato come girare scene di irruzioni dell’MI5 o rapine in luoghi quotidiani, vicini alla sua stessa casa, rendesse l’esperienza “ancora più invasiva”. La sensazione è quella di un pericolo che potrebbe manifestarsi ovunque, anche negli spazi più familiari.
Personaggi credibili e consulenze reali
Un altro elemento che alimenta il dubbio sulla natura “vera” della storia è la costruzione dei personaggi, in particolare quello del detective Rhys, interpretato da Jacob Fortune-Lloyd. Per prepararsi al ruolo, l’attore ha consultato un ex DCI della squadra omicidi di Londra e persino un giocatore di poker professionista, così da restituire con autenticità sia il lato investigativo sia quello della dipendenza dal gioco che caratterizza il personaggio.
Questo approccio documentato contribuisce a rendere Steal una serie che sembra osservare il reale più che inventarlo. Non a caso, Vernon Sanders, Head of Television di Amazon MGM Studios, ha definito lo show una “corsa adrenalinica unica”, mentre diverse testate hanno sottolineato quanto il suo concept sia “spaventosamente realistico”.
Perché Steal sembra una storia vera
Il punto chiave è che Steal non cerca di replicare un singolo fatto di cronaca, ma di condensare paure contemporanee reali. Il furto dei fondi pensione, il tema dell’evasione fiscale, la circolazione di denaro attraverso conti offshore e criptovalute sono elementi quotidiani nel dibattito pubblico. La serie li riorganizza in una narrazione compatta, rendendoli accessibili e drammatici.
Non sorprende, quindi, che la critica abbia accolto positivamente lo show. The Guardian gli ha assegnato quattro stelle su cinque, definendolo una riflessione intelligente sul potere corruttivo del denaro, mentre The i Paper lo ha definito un “trionfo”. Anche Collider ha parlato di una visione imperfetta ma altamente coinvolgente, capace di trascinare lo spettatore in un labirinto etico sempre più stretto.
Con un consenso dell’80% su Rotten Tomatoes, Steal dimostra come una storia completamente inventata possa risultare più vera del reale, quando riesce a intercettare le ansie e le contraddizioni del presente. Non è una cronaca, ma una finzione che dice la verità, ed è proprio questo a renderla così disturbante.


