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Kiseiju – La zona grigia: recensione del k-drama Netflix

Lo spin-off made in Sud Corea diretto dal visionario regista di Train to Busan e tratto dal celebre e angosciante manga giapponese di Hitoshi Iwaaki. Disponibile dal 5 aprile su Netflix

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Il grande e visionario regista Yeon Sang-ho (conosciuto per gli acclamati film Train to Busan e Peninsula, e la cupa serie Hellbound) torna su Netflix con il primo spin-off sudcoreano dell’iconico manga giapponese Parasyte di Hitoshi Iwaaki, pubblicato da KODANSHA Ltd nel 1989 e da cui è tratto anche l’anime Kiseiju – L’ospite indesiderato. La miniserie – intitolata Kiseiju – La zona grigia (titolo originale Parasyte – The Grey) e costituita da 6 episodi di circa 50 min ciascuno – è un eccitante e cruento body horror che rielabora la storia di Shinichi e Miji in una chiave sudcoreana del tutto nuova e inaspettata. In questa lotta tra parassiti e umani, infatti, il protagonista non è più l’introverso Shinichi, bensì la giovane sfortunata Jeong Su-in, interpretata dalla talentuosa attrice Jeon So-nee, già nota per i suoi ruoli in Encounter, When My Love Blooms e Our Blooming Youth.

Kiseiju – La zona grigia, la trama

In seguito a un inspiegabile evento cosmico, la vita sulla Terra è sconvolta dall’arrivo di migliaia di misteriose larve aliene che, dopo essere cadute dal cielo, si insinuano nei cervelli degli esseri umani, nutrendosi di essi e prendendo possesso dei loro corpi. I parassiti, privi di qualsiasi forma di coscienza, seguono unicamente il loro istinto di sopravvivenza, diffondendo morte e scompiglio ovunque vadano. Ed è proprio a causa di questa tragica invasione che, dopo un violento attacco, si forma il “Grey Team”, una task force militare guidata dalla coraggiosa e determinata Jun-Kyung (interpretata da Lee Jung-hyun, PeninsulaDecision to Leave), istituita con lo scopo di smascherare e sterminare definitivamente i violenti parassiti.

Mentre i questi iniziano a evolversi, creando piccole sanguinarie comunità, e Jun-Kyung è impegnata in una guerra pericolosa e imprevedibile, un evento ancora più straordinario accade alla giovane Jeong Su-in (Jeon So-nee): svenuta e in fin di vita, diventa l’ospite di un parassita che non riesce a prendere completamente il controllo del suo cervello, possedendo quindi solo parzialmente il suo corpo e per pochi minuti al giorno. È così che, proprio come il dottor Jekyll e Mr Hyde, Su-in si trova presto a dover condividere la propria esistenza con il (non poi così malvagio) parassita “Heidi”.

“Se la popolazione umana si riducesse a un centesimo, i veleni diminuirebbero nella stessa misura?”

Fin dai primissimi istanti dell’episodio 1, emerge chiaramente l’intenzione di Yeon Sang-ho di creare un prodotto in gran parte diverso dalla fonte da cui trae ispirazione. Kiseiju – La zona grigia, infatti, si discosta dagli elementi tipici del romanzo di formazione che caratterizzavano il malinconico racconto dell’adolescente Shinischi e del suo parassita Migi, per abbracciare un’atmosfera horror ancor più cupa, angosciante e con un marcato taglio socio-politico. L’episodio 1 si apre con una premessa che sottolinea una critica sociale e politica intensa: se le azioni umane rappresentano la principale fonte di dolore nel mondo, quale sarebbe l’effetto di una drastica riduzione della popolazione? Saremmo capaci di ridurre le sofferenze e le tragedie che affliggono il nostro pianeta?

Ancora una volta, il maestro Yeon Sang-ho cela dietro le sue oscure e spaventose creature riflessioni profonde sull’autodistruzione umana. Che siano zombie o alieni a minacciare e parassitare la Terra, poco conta. L’opera di Yeon riesce magistralmente a mettere in evidenza come la malvagità e l’imprudenza umana siano più pericolose e dannose di qualsiasi altra forma mostruosa di male. A questo doloroso e potente messaggio, il regista aggiunge – attraverso i personaggi di Jeong Su-In e del furfante Koo Kyo-hwan (interpretato dall’attore Seol Kang-woo) – una speranza sincera e commovente: la chiave per la sopravvivenza risiede nell’unione e nella fiducia reciproca.

Kiseiju - La zona grigia | Immagine dal set.
Kiseiju – La zona grigia | Immagine dal set. Cr. Cho Wonjin/Netflix © 2024

Convivere con il proprio dolore e rinascere

Al di là delle intense scene d’azione, la trama avvincente e la critica socio-politica ben definita, un altro aspetto distintivo della serie è la straordinaria resilienza dei suoi personaggi principali, partendo da quelli femminili. Attraverso pochi flashback, infatti, il pubblico è immediatamente coinvolto nel vissuto delle protagoniste Su-In e Jun-Kyung, generando una forte empatia. Pur conoscendo ben poco sul loro passato, dunque, il pubblico viene catapultato direttamente nei loro traumi, in quei ricordi così tragici e dolorosi da aver segnato profondamente le loro vite e loro stesse. La lotta contro i mostruosi e spietati parassiti diventa così per entrambe un vero e proprio percorso di guarigione, un’opportunità per imparare a convivere con il proprio dolore e rinascere.

In particolare, il legame tra Su-In e il suo parassita diventa sempre più emblematico episodio dopo episodio, rivelando una profonda interdipendenza, elemento che caratterizza anche l’opera nipponica originale. Il parassita, nominato appunto Heidi, e Su-In sviluppano una relazione che va al di là della mera sopravvivenza. Mentre Heidi assiste Su-In nel processo di elaborazione dell’abbandono della madre e delle violenze subite dal padre; Su-In, a sua volta, instilla in Heidi l’importanza e il coraggio necessari per affidarsi agli altri, compresi i suoi simili.

Kiseiju – La zona grigia | Immagine dal set. In foto gli attori (da sinistra a destra) Koo Kyo-hwan, Yoon Hyun-gil e Jeon So Nee. Cr. Cho Wonjin/Netflix © 2024

In altre parole, Su-In non si limita a dimostra a Heidi quanto gli esseri umani possano sentirsi fragili e soli, ma anche e soprattutto quanto grande sia la forza naturale dell’umanità quando confida nella comunità e nella solidarietà reciproca. L’ambivalenza di questo personaggio diventa quindi una metafora potente del concetto che non si è soli su questa Terra, né tantomeno nell’universo, e che anche nei momenti più bui, c’è sempre la possibilità di trovare conforto e sostegno negli altri.

Un horror Netflix degno di Hitoshi Iwaaki

Con effetti speciali spettacolari, una buona dose di splatter e sequenze di azione coreografate in modo impeccabile grazie anche all’uso di rapidi movimenti di macchina, l’opera di Yeon Sang-ho riesce in pochi episodi a catturare l’attenzione del pubblico, immergendolo completamente nella stessa angoscia, repulsione e collera evocate dalla narrazione di Hitoshi Iwaaki.

Nonostante alcune lacune narrative e il ritmo precipitoso, Kiseiju non solo offre uno spettacolo visivo coinvolgente e convincente, ma arricchisce la narrazione con riflessioni che, seppur non del tutto originali (come dimostra La Creatura di Gyeonseong), regalano al pubblico un’esperienza televisiva cupa, intensa e decisa, all’altezza dell’opera madre.

Sommario

Con effetti speciali spettacolari, una buona dose di splatter e sequenze di azione coreografate in modo impeccabile, l'opera di Yeon Sang-ho riesce in pochi episodi a catturare l'attenzione del pubblico, immergendolo completamente nella stessa angoscia, repulsione e collera evocate dalla narrazione di Hitoshi Iwaaki e regalando un'esperienza televisiva all'altezza dell'opera madre.

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