Baby, la recensione della nuova serie originale italiana di Netflix

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Disponibile a partire dal 30 novembre su Netflix, Baby è la nuova serie originale italiana per la piattaforma streaming. Ideata e sceneggiata dai GRAMS, collettivo di giovani sceneggiatori tra i 20 e i 29 anni, e diretta da Andrea De Sica e Anna Negri, la serie parte da uno spunto di cronaca, quello delle baby squillo romane, per raccontare in 6 episodi una storia di formazione che esplora le vite segrete di alcuni adolescenti romani.

Chiara (Benedetta Porcaroli), Ludovica (Alice Pagani) e Damiano (Riccardo Mandolini) sono solo alcuni dei ragazzi protagonisti, abitanti nel quartiere Parioli di Roma, che sfidano la società ricercando la propria identità e indipendenza, sullo sfondo di amori proibiti, pressioni familiari e segreti condivisi.

Le vicende raccontate nelle serie potrebbero apparentemente avere il sapore di un già visto classico del genere, eppure con il procedere della narrazione si rivela un elemento fondamentale di Baby: è una serie per giovani scritta da giovani, che conoscono di ciò di cui raccontano e lo fanno senza filtri, senza porre un giudizio morale sui personaggi ma anzi percorrendo con loro un percorso che non solo porta lo spettatore a provare empatia, ma anche a compiere i loro stessi passi, potendo così comprendere meglio le ragioni delle loro azioni.

Quella descritta in Baby è una realtà adolescenziale che troppo spesso al cinema o in televisione è stata raccontata con superficialità, ma che qui trova finalmente una propria voce. Nella serie viene definito sin da subito il conflitto generazionale tra genitori e figli, i primi incapaci di smettere di voler essere modelli rivelandosi come umani in grado di sbagliare, i secondi smarriti dalla mancanza di amore vero che caratterizza le loro vite.

Ed è proprio questo il nucleo centrale della serie: l’amore. Baby è una serie neoromantica, dove tutti i personaggi hanno a loro modo bisogno di amore, sia gli adulti che i ragazzi. Ma vivendo in una realtà arida, cinica, saranno costretti a intraprendere un lungo e doloroso viaggio personale per ottenere un sentimento vero.

Ciò che colpisce della serie è la sua scrittura. Tutto ci viene presentato a regola, così che in breve si ha un quadro generale del contesto e dei personaggi, che attraverso espedienti narrativi impariamo a conoscere sin da subito. Gli sceneggiatori ci presentano situazioni delle quali possiamo immaginare le evoluzioni, riuscendo però allo stesso tempo a mantenere un velo di incertezza per quanto riguarda le conclusioni. In questo modo lo spettatore viene catturato sin da subito, costretto a percorre insieme ai personaggi l’oscurità che sempre più li circonda.

Dalla parola scritta all’immagine, Baby non perde l’originalità che la caratterizza. Dalla regia di Andrea De Sica e Anna Negri, che costruiscono una messa in scena accattivante, fatta di luci ed ombre, alternando i punti di vista e raccontando con freschezza e dinamicità un contesto sociale che potrebbe facilmente essere assunto ad universale. Attraverso la colonna sonora vengono infine composte sequenze dal grande impatto visivo ed emotivo, che trasmettono tutta la voglia di vita e passioni dei giovani protagonisti, qui finalmente dipinti non con distacco ma con cura e amore.