SanPa recensione

Quanto in là ci si può spingere per fare del bene? Su questa domanda si apre, e si fonda, la controversa docuserie italiana SanPa: luci e tenebre di San Patrignano, disponibile dal 30 dicembre sulla piattaforma Netflix. Ideata da Gianluca Neri, che l’ha scritta insieme a Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli, questa conduce alla scoperta della più grande comunità di recupero per tossicodipendenti d’Europa, presente ancora oggi in provincia di Rimini. Ciò che qui prende vita è il frutto di un lavoro di ricerca durato anni, che attraverso cinque serrati episodi da un’ora, diretti da Cosima Spender, permette di approfondire virtù e criticità di San Patrignano e del suo fondatore, Vincenzo Muccioli. Una vicenda che ha inizio verso la fine degli anni Settanta, e segnerà profondamente il Paese per quasi due decenni.

È infatti il 1978 quando Muccioli fonda San Patrignano su una collina del comune di Coriano. Si tratta di un luogo dove si recano in breve tempo migliaia di ragazzi in cerca di aiuto. In quegli anni ha infatti preso sempre più piede il problema della diffusione della droga, e numerose ne sono le vittime. Muccioli si propone dunque di aiutare quanti desiderano uscire da questo tunnel, dando vita ad un luogo dove una seconda possibilità è concessa a tutti. Con l’aumentare dei membri, e il passare del tempo, però, emergeranno anche aspetti meno piacevoli di quel luogo. Una serie di processi giudiziari inizieranno infatti ad evidenziare la presenza di metodi poco ortodossi, che fanno dubitare delle buone intenzioni di Muccioli.

L’equilibrio tra luci e tenebre

Indicata come la prima docuserie italiana distribuita da Netflix, SanPa porta con sé sulle spalle un compito gravoso. Quella di San Patrignano, come viene ben evidenziato, è una storia particolarmente complessa, ricca di vicende mai del tutto chiarite e che hanno scosso profondamente il popolo italiano in un momento molto difficile del Paese come fu quello degli anni di piombo e del terrorismo. Ma è anche una storia ricca di amore e speranza, che ha donato nuova vita a migliaia di persone. È dunque su questo delicato equilibrio che gli autori hanno deciso di muoversi, come riporta anche il sottotitolo della serie. Non è infatti possibile scindere bene dal male, poiché ognuno dei protagonisti sembra poter far parte di entrambi.

Con una cura al dettaglio che si spera faccia scuola, gli autori raccolgono testimonianze, video di repertorio, servizi televisivi, immagini private, e molto altro per rendere in modo chiaro la complessità della vicenda di San Patrignano. Una chiarezza e una complessità che evidenzia infine una difficoltà a prendere una posizione netta. Da SanPa Muccioli non ne esce né come santo né come mostro. Il giudizio ultimo, come sempre dovrebbe essere, è così rimandato allo spettatore, che con tutti i tasselli del puzzle al loro posto può formulare la propria personalissima idea a riguardo. La bravura qui si ritrova così anche nell’orchestrare i contenuti raccolti affinché i due piatti della bilancia si trovino sempre in equilibrio.

Grazie al montaggio di Valerio Bonelli, ciò è perfettamente possibile, e non si ha mai l’impressione di un eccessivo accanimento o di un grazia immotivata. Gli autori lasciano che ad esprimersi siano quanti San Patrignano l’hanno vissuta davvero in quegli anni. Uomini e donne, ex tossicodipendenti che grazie a Muccioli hanno ritrovato la libertà. Ma, come viene brillantemente enunciato da uno di loro, queste persone sono quello che sono anche nonostante Muccioli. Perché se è vero che molta della docuserie si concentra sui processi, una parte significativa dell’opera si ritrova anche nella tematica del rapporto tra padre e figlio. Per Muccioli, infatti, i migliaia di ragazzi della comunità erano come figli prodighi.

L’amore di un padre padrone

Risulta innegabile che la grande forza di SanPa si trova anche nel suo protagonista, il controverso Vincenzo Muccioli. Personalità dotata di un carisma straordinario, egli ha diviso, e continua a dividere ancora oggi, l’opinione pubblica. Se per molti è un salvatore, come si evince dalle diverse testimonianze qui riportate, per molti è anche un uomo che non si è fatto scrupoli a sfruttare il proprio potere. Da questo punto di vista, la docuserie diventa il racconto tragico di un uomo che ottiene tutto, e di questo tutto diventa in un certo senso succube. Non a caso i titoli della serie rimandano ad un preciso arco narrativo: Nascita, Crescita, Fama, Declino e Caduta. È un padre padrone Muccioli, e gli autori di SanPa riescono a mostrare entrambi questi aspetti, ancora una volta con quella grande sensibilità che caratterizza la serie.

Scavando nel pubblico e nel privato di questa vicenda, emerge così come non esista mai una sola verità. Se da un lato c’è da entusiasmarsi per come tutto ciò emerga, dall’altro non si può non riconoscere la grandezza della ricerca condotta. Gli autori sono infatti riusciti a raccontare un caso di cronaca rendendolo attraente e universalmente fruibile. Si tratta di un documentario pensato, scritto e realizzato con grandi ambizioni, raramente viste altrove. Il risultato è un prodotto dal grande impatto, tanto storico quanto emotivo. Ci si indigna, ci si commuove, e alla fine si resta con nuove domande tra le mani. Domande buone, necessarie, con cui ognuno può proseguire autonomamente il proprio percorso.