Sex Education

Sarà disponibile a partire dall’11 gennaio la nuova serie originale Netflix intitolata Sex Education. La serie, ideata da Laurie Nunn e diretta da Ben Taylor e Kate Herron, ha per protagonisti Gillian Anderson (X-Files) e Asa Butterfield (Hugo Cabret) e con gli otto episodi della prima stagione riesce a raccogliere l’immaginario adolescenziale della cosiddetta “Generazione Z”, per elevarlo a racconto di formazione in grado di conquistare con grazia il cuore degli spettatori.

 

La storia ha per protagonista Otis (Asa Butterfield), liceale vergine la cui madre, Jean (Gillian Anderson) è una terapeuta sessuale. All’interno del liceo Otis è circondato da pochi amici e numerosi personaggi da scoprire, tra cui Adam il bullo, Jackson il ragazzo più popolare del liceo e Maeve, la ragazzaccia da cui tutti si tengono alla larga. Su iniziativa di quest’ultima, lei e Otis intraprenderanno un’attività clandestina per aiutare i loro compagni con i loro strani e meravigliosi problemi sessuali e di vita.

E’ sufficiente la prima puntata di Sex Education per capire che ci si trova davanti ad un prodotto di qualità. La serie, nel suo svolgersi, dimostra di avere alla base una forte scrittura in grado di fare di suo già più di metà del lavoro. Quando ci si imbatte in personaggi così ben scritti, approfonditi, dove anche il ruolo minore apporta il suo contributo alla storia, difficilmente si riesce a restare estranei al prodotto. Ed è proprio sui suoi personaggi che Sex Education punta, conferendo spessore e attrattiva ad ognuno di loro, dal primo all’ultimo, anche nel più piccolo dei dettagli. Certo, essi sono probabilmente ispirati agli stereotipi del caso, ma rielaborati con intelligenza e originalità.

A personaggi così brillanti e umani viene costruita intorno quella che apparentemente è una classica vicenda adolescenziale già vista, ma che trova qui una maggior aderenza con la vita di tutti i giorni, e come tale si dimostra continuamente imprevedibile e pronta a prendere direzioni che sorprendono costantemente. Ogni tassello della storia si incastra a dovere nel racconto, e diventa presto chiaro che ogni scelta narrativa ha il suo peso ai fini della narrazione.

Se la forza della serie sta nei suoi personaggi, la fortuna dell’ideatrice è anche aver trovato un ottimo cast che potesse dar loro vita. Ogni attore sembra perfetto per il proprio ruolo, contribuendo così ad un livello di recitazione particolarmente alto e mai irrealistico, elemento grazie al quale risulta facile innamorarsi di ognuno di loro, per i loro pregi e difetti, per ciò che li rende umani.

Sex Education sfoggia poi scelte registiche che le conferiscono una propria identità all’interno del genere. Taylor e Herron giocano con i personaggi e con le loro caratteristiche per costruire un mondo visivamente accattivante per il pubblico, con immagini in grado di trasmettere tutta la spensieratezza e l’incertezza dell’adolescenza, e una messa in scena che riesce a intrattenere divertendo e a generare un sempre maggior coinvolgimento emotivo. A ciò è associato anche un buon utilizzo della colonna sonora, le cui canzoni si sposano a meraviglia alle immagini a cui sono combinate, accrescendone il valore.

Quella di Sex Education è una storia sincera, che attraverso il delicato tema delle prime scoperte sessuali ci consegna importanti lezioni di vita, di amicizia e di amore, di scoperta di sé e degli altri. Si prende in esame una generazione e la si indaga anche, e in particolar modo, nel rapporto con i genitori. E’ un racconto fatto di scontri e crescita, che ben presto diventa universale e arriva ad essere la storia di ogni ragazzo o ragazza in cerca di una propria identità. Nel far ciò, la serie mantiene costantemente una grazia, una freschezza e una sensibilità che conferiscono al tutto un raro senso di autenticità.