Tratta dall’omonima graphic novel di Gerard Way, meglio noto come ex frontman della band My Chemical Romance, The Umbrella Academy è la nuova serie prodotta da Netflix, in arrivo sulla piattaforma a partire dal 15 febbraio. La serie, che ha tra i suoi protagonisti Ellen Page, Tom Hopper, Robert Sheehan, Cameron Britton e Mary J. Blige, ha al centro della sua storia una sbandata famiglia di supereroi. Tra dramma, azione, commedia e cultura pop, The Umbrella Academy soddisfa le alte aspettative e si afferma come l’ennesimo gioiello del colosso streaming.

La serie ha per protagonisti sette bambini con poteri speciali, nati nello stesso giorno nel 1989, e adottati da Sir Reginald Hargreeves, misterioso miliardario e fondatore dell’Umbrella Academy, con la quale si prefigge il compito di addestrare i suoi figli adottivi a salvare il mondo. Tuttavia, con l’adolescenza dei ragazzi, la famiglia si smembra e ognuno intraprende la propria strada. A distanza di anni, i sette eroi, ormai adulti, si troveranno a riunirsi in occasione della morte del loro padre adottivo, scoprendo ben presto di avere a che fare con qualcosa di molto più grande.

Steve Blackman, ideatore della serie, sembra sapere come catturare l’attenzione degli spettatori, e punta a trasporre quegli elementi della graphic novel di Gerard Way che l’hanno resa celebre, facendone allo stesso modo i punti di forza della serie. Sin dall’episodio pilota si ha così la sensazione di trovarsi davanti ad un prodotto di ottima fattura, dove la sceneggiatura ci presenta a dovere tutti i tasselli del puzzle, da personaggi ben caratterizzati e psicologicamente approfonditi, ad un contesto che vive di un’attraente e cupa atmosfera di morte, data dall’arrivo di un’imminente apocalisse.

Ricordando in questo opere comeHellboy e Watchmen, la serie ha nella costruzione della propria atmosfera uno dei punti centrali. Si viene letteralmente rapiti dal tono cupo che aleggia su ogni puntata, dove l’attesa per qualcosa che si avverte stare per accadere mantiene viva l’attenzione e la tensione. Tutto ciò tuttavia non grava eccessivamente sullo spettatore, merito anche di un brillante umorismo che contribuisce a stemperare i toni e rendere ancor più coinvolgente la storia. I momenti comici sono ben dosati e ben costruiti, così da generare quel giusto di divertimento che non stona con l’atmosfera generale. Non solo divertimento però, e i momenti più drammatici o romantici non tardano ad arrivare, permettendoci di entrare ancor meglio nell’intimo dei personaggi, acquisendo una maggior empatia nei loro confronti.

Questa fusione di generi contribuisce a rendere The Umbrella Academy un prodotto variegato, con molteplici sfumature e un’anima viva e frizzante. Difficile per tanto rimanere estranei  alla narrazione e ad alcune ben precise sequenze, che rivelano il grande fascino della messa in scena di cui la serie è capace. Contribuiscono al successo del prodotto anche le interpretazioni di un cast corale, dove ognuno riesce a sfoggiare il meglio di sé e del proprio personaggio.

Ben presto, attraverso i personaggi protagonisti diventa chiaro di come la narrazione voglia concentrarsi sui legami che uniscono questa disfunzionale famiglia di supereroi, lasciando, pur con la sua fondamentale importanza, l’apocalisse in secondo piano. Ognuno dei protagonisti deve infatti scontrarsi prima con ostacoli interni che non esterni, e il rapporto tra i sette supereroi diventa così il modo per ripercorrere la storia di una famiglia, dove la mancanza di amore e fratellanza ha dato vita a demoni contro i quali ora bisogna fare i conti. Solo attraverso il doloroso cammino che porta al perdono per ciò che è stato sarà infatti possibile affrontare le minacce del presente.

The Umbrella Academy offre dunque molto più di quello che ci si potrebbe aspettare. Piccoli dettagli che la rendono una serie brillante, dove la regia e la colonna sonora sono splendidi valori aggiunti, e la cura nella costruzione narrativa e visiva garantisce intrattenimento ed emozioni su più livelli.