Una serie di sfortunati eventi 2: recensione della serie Netflix

Torna su Netflix a poco più di un anno dal rilascio della prima stagione, uno dei prodotti di punta della piattaforma. Una serie di sfortunati eventi, tratta dall’omonimo ciclo di romanzi di Lemony Snicket, in questa seconda stagione riparte con l’adattamento del quinto libro, fino ad arrivare al nono, nel corso dei suoi dieci episodi.

Troviamo nuovamente i fratelli Baudelaire, Violet (Malina Weissman), Klaus (Louis Hynes) e Sunny (Presley Smith), che dopo aver perso i genitori in un misterioso incendio, continuano a passare da un tutore all’altro, sfuggendo di volta in volta alle grinfie dell’avido Conte Olaf (Neil Patrick Harris) che brama la loro imponente eredità.

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La serie prosegue coerentemente la propria narrazione sia da un punto di vista contenutistico che prettamente stilistico, sfoggiando di nuovo le proprie vesti eccentriche e bizzarre che enucleano molto chiaramente la razionalità dei tre giovani contrapposta alle stramberie del mondo che li circonda.

Una serie di sfortunati eventi 2, arrivano nuovi personaggi

Una serie di sfortunati eventi 2 stagioneSe nella prima stagione il focus primario si concentrava sul grottesco “passaggio di proprietà” che i tre fratelli erano costretti a subire, sempre braccati dal Conte Olaf nei suoi diversi ed improbabili travestimenti, ora troviamo maggiore spazio riservato ai segreti che si celano dietro la perdita degli amati genitori, con l’introduzione di nuovi personaggi che contribuiscono ad assolvere questo compito. Tra questi vi sono Jacques Snicket (Nathan Fillion), fratello del narratore della storia, la bibliotecaria (Sara Rue) e i due fratelli Duncan (Dylan Kingwell) e Isadora (Avi Lake). Proprio questi ultimi hanno molto in comune con i protagonisti, a partire dalla morte dei genitori per mano di un incendio, e costituiranno per loro un costante punto di riferimento.

L’intreccio tende così a farsi più complesso. Per quanto riguarda la struttura degli episodi, nonostante sia ancora presente il ripetitivo schema di trasferimento da un posto all’altro, con le relative peripezie annesse, l’attenzione dello spettatore riesce a mantenersi viva grazie alle brillanti interpretazioni di Neil Patrick Harris, che in svariate occasioni si carica sulle spalle il peso di intere scene riuscendo nella difficile a paradossale impresa di non rendere mai banali le prevedibili trasformazioni del suo personaggio, dimostrandosi padrone nella modulazione di varie sfaccettature all’insegna dell’ironia.

È una questione di cura dei dettagli, che la serie dimostra di possedere anche nella ricercatezza formale delle proprie inquadrature, sempre molto simmetriche, impreziosite da una fotografia che gioca molto con le diverse gradazioni e temperature del colore, mettendo in risalto una scenografia che unisce la stravaganza delle forme e delle tinte ad una logica tipica del modernariato, a tratti surrealista, che restituisce perfettamente l’idea di un mondo distopico. Il ritorno di Una serie di sfortunati eventi, non sembra dunque deludere le attese.

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