Appaloosa: la spiegazione del finale del film

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Appaloosa (qui la recensione), diretto e interpretato da Ed Harris, è un western del 2008 tratto dall’omonimo romanzo di Robert B. Parker. Il film segue le vicende di due sceriffi che devono riportare l’ordine nella cittadina di Appaloosa, in New Mexico, affrontando criminalità e ingiustizie. La trasposizione cinematografica mantiene il tono asciutto e realistico del libro, privilegiando la costruzione dei personaggi e le dinamiche morali tipiche del genere western contemporaneo, con un’attenzione particolare ai dilemmi etici che sorgono quando legge e giustizia si scontrano.

Per Ed Harris, Appaloosa rappresenta uno dei suoi lavori più personali come regista, integrando la sua esperienza recitativa con una visione adulta e rigorosa del western. Harris, già noto per ruoli intensi in film come The Truman Show e Pollock, conferma qui la sua propensione per personaggi complessi e moralmente ambigui. Per Viggo Mortensen, il film segna un ulteriore approfondimento dei ruoli da protagonista in storie drammatiche e caratterizzate da conflitti interiori, simili a quelli visti in History of Violence e The Road, consolidando la sua reputazione di attore capace di sfumature sottili e credibili.

Il film si colloca pienamente nel genere western contemporaneo, privilegiando le atmosfere tese e i paesaggi ampi come cornice di storie di lealtà, onore e giustizia privata. Al centro della narrazione ci sono i temi del rispetto della legge, del codice morale dei protagonisti e del prezzo delle scelte personali in una società marginale e violenta. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento sul finale del film, analizzando come le scelte dei personaggi principali risolvano le tensioni narrative e moralmente complesse sviluppate lungo tutta la pellicola.

Appaloosa film

La trama di Appaloosa

La storia è ambientata nel 1882, nella piccola comunità di Appaloosa, in New Mexico, dove uno spietato ranchero, Randall Bragg, permette alla sua banda di fuorilegge di imperversare nella città. Dopo aver eliminato lo sceriffo e i suoi due vice, egli ha dunque instaurato un clima di terrore, sottomettendo gli abitanti della comunità. Questi, stanchi ed esasperati dalle azioni violente del prepotente Bragg, decidono di rivolgersi a un avvocato, Virgil Cole, e al suo vice, Everett Hitch, per riportare il controllo e l’ordine ad Appaloosa. I due, che da tempo si sono guadagnati la reputazione di operatori di pace nelle città allo sbaraglio, accettano volentieri.

Giunti ad Appaloosa, i due si mettono subito al lavoro, chiedendo piena autorità e ricoprendo rispettivamente le cariche di sceriffo e vice-sceriffo. Possono così promulgare leggi inflessibili, che bandiscono l’uso della violenza. Sembra l’inizio di una nuova era per la comunità, ma l’arrivo in città di Allie French, una giovane e affascinante vedova, della quale si invaghisce Virgil, incrina il rapporto tra i due amici. Nel frattempo Bragg, che dava segni di sottomissione, comincia invece a mostrare insofferenza per quella nuova situazione, meditando vendetta. I pericoli, ad Appaloosa, sono tutt’altro che terminati

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Appaloosa, la tensione tra Cole, Hitch e Randall Bragg giunge al culmine. Bragg, tornato in città con un gruppo di uomini armati e sostenuto dai Shelton, riesce a liberarsi dalla custodia e rapisce Allie, usando la donna come leva per sfuggire alla giustizia. Cole e Hitch inseguono gli avversari, affrontando una banda di Chiricahua lungo il percorso. Durante lo scontro, entrambi i protagonisti subiscono ferite, ma riescono a neutralizzare gli aggressori, salvare Allie e ricondurre Bragg in custodia temporanea, dimostrando determinazione e abilità nel ristabilire l’ordine, pur a costo della propria incolumità.

Dopo i conflitti immediati, la storia si chiude con la sistemazione di Cole e Allie nella loro nuova vita a Appaloosa. Cole si riprende dalle ferite, sebbene rimanga con una zoppia permanente, simbolo delle battaglie affrontate. Bragg ritorna in città con un pieno perdono presidenziale e riacquista potere, diventando un influente uomo d’affari, mentre Cole continua a considerarlo moralmente colpevole. Hitch comprende che il suo tempo nella città è concluso e che il suo ruolo di pistolero è superfluo, ponendo le basi per il confronto finale che risolverà il destino di Bragg e definirà la vita dei protagonisti.

Viggo Mortensen

Il finale di Appaloosa porta a compimento i temi fondamentali del film, incentrati sulla giustizia personale, l’amicizia e l’onore. La decisione di Cole di permettere a Hitch di affrontare Bragg da solo dimostra fiducia assoluta nel suo amico, pur accettando le regole morali individuali di ciascuno. La narrazione mostra come la legge non sia sempre incarnata dalle istituzioni, ma dalle scelte etiche dei singoli. Le azioni di Cole e Hitch riflettono la tensione tra moralità e pragmatismo, suggerendo che la giustizia è spesso soggettiva e richiede coraggio, intelligenza e lealtà reciproca.

La conclusione del film evidenzia anche la complessità dei rapporti umani nel contesto western. La tolleranza di Cole verso la natura indipendente e libertina di Allie rappresenta un’accettazione delle imperfezioni e dei compromessi necessari per una convivenza armoniosa. Hitch, scegliendo di lasciare Appaloosa dopo aver fatto giustizia, incarna il codice morale del pistolero solitario, coerente con la tradizione del western classico. Il film sottolinea come il rispetto reciproco e la comprensione dei ruoli individuali siano essenziali per preservare l’equilibrio e la sopravvivenza in un mondo governato da leggi fragili e violenza diffusa.

Il messaggio e i valori con cui Appaloosa lascia lo spettatore riguardano la lealtà, il coraggio e il senso di giustizia personale. Cole e Hitch incarnano il rispetto dell’onore e della moralità anche in un contesto corrotto e ostile, mentre la gestione della relazione con Allie evidenzia l’importanza dell’empatia e della fiducia reciproca. Il film celebra la dignità individuale e la responsabilità delle proprie scelte, mostrando che l’eroismo non risiede solo nella forza bruta, ma nella capacità di prendere decisioni giuste anche quando il prezzo da pagare è personale e le regole della società non sempre garantiscono equità.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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